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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2010
 
Il numero 16 del periodico “La Vicìnia”. Il giornale propone la versione integrale del “Piano per la gestione e la tutela della laguna di Marano” elaborato dalla Comunità di Marano (www.comunitadimarano.it)

Delio Strazzaboschi (a sinistra), insieme al presidente del Comitato frazionale di Givigliana e Tors, Fulvio Del Ponte
Riflessioni per un’economia dei Beni comuni
UN ALTRO MODO DI FARE ECONOMIA
L’editoriale del n. 16 del periodico “La Vicìnia”, uscito a novembre a cura del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva

[Delio Strazzaboschi, segretario generale del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva e delle Amministrazioni frazionali di Pesariis e di Givigliana e Tors]
Passare dalla coscienza dell’originalità e del valore di «un altro modo di possedere» (che non è né privato né pubblico, ma collettivo, appunto) all’operatività di «un altro modo di fare economia», fondato sull’effettivo autogoverno degli enti gestori delle Proprietà collettive regionali: è questo uno dei principali obiettivi che si prefigge il Coordinanento regionale della Proprietà collettiva e la questione affrontata dall’editoriale del periodico “La Vicìnia”, uscito in occasione dell’annuale Riunione scientifica di Trento, organizzata dal Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive (www.usicivici.unitn.it).

La mania della crescita ha elaborato ed imposto l’economia capitalistica come unica realtà e la crescita come condizione ineliminabile dell’avanzare della storia umana. Essa comporterà invece il de-svilppo dei Paesi avanzati, declino già in atto ed evidenziato da crisi fiscale dello Stato, risicati aumenti del Pil, impoverimento generale e conseguente aumento dell’iniqua distribuzione della ricchezza sia fra classi sociali che fra nazioni.
Per non rinunciare alle proprie pretese, si cerca di limitare quelle degli altri, ci s’illude di poter ancora crescere, comunque.
Invece una condizione stazionaria dell’economia non significa affatto stagnazione del progresso umano (J. S. Mills), perché in effetti vi sarebbe maggior possibilità di perfezionare l’arte della vita, una volta che le menti umane non fossero più assillate dalla gara per la ricchezza. Ciò significa che l’obiettivo della politica economica non dovrebbe essere massimizzare consumi e produzione, ma piuttosto minimizzarli, a parità di soddisfazione dei bisogni e di salvaguardia del capitale naturale.
E poiché la crescita quantitativa è limitata dalla fisica, lo scopo dell’agire economico dovrebbe diventare la qualità, di cui tutti straparlano, quando nei fatti i prodotti che compriamo durano… «trê dîs cun îr l’altri» (tre gorni con l’altro ieri).
Gli attuali e vorticosi trasporti globalizzati di merci e persone dovrebbero essere limitati dalla valorizzazione delle “Filiere corte”, cioè dalla chiusura del ciclo produzione-consumo a livello locale, con vantaggi ambientali ed occupazionali.
Un’economia locale sostenibile è perciò possibile mediante la difesa e la valorizzazione delle qualità del proprio territorio e dei bisogni della comunità che la abita, agendo sì all’interno del sistema di mercato, ma con attenzione ai valori ambientali e sociali. In pratica, tenendo presente la fondamentale questione sul senso dell’agire economico: non è importante il quanto ma il come.
Definire oggi un’economia dei Beni comuni significa quindi favorire le politiche economiche che contribuiscono a rigenerarli: tornare a prendersi cura della terra è la vera necessità che s’impone, un modo tanto antico quanto rivoluzionario di concepire l’economia, il mondo e il vivere sociale, che è utile come la solidarietà fra i cittadini ed economico almeno quanto l’iniquità risulta inefficiente.
In questo senso, le Proprietà collettive del Friuli e del Carso si stanno concretamente muovendo, anche innovando il loro modo di operare: da percettori di rendita fondiaria a soggetti che organizzano i fattori della produzione, puntando anche al recupero delle terre abbandonate.
Nelle valli Degano e Pesarina, in Carnia, è cominciata la gestione associata delle foreste: interventi integrati e coordinati con il mercato, utilizzazioni boschive per area omogenea, sistema di vendita snello ed efficiente, adeguati livelli di meccanizzazione mediante investimenti tecnologici comuni, cessione agevolata di legna da ardere pronta.
Nel Carso triestino, le Proprietà collettive gestiscono un’azienda agricola sperimentale e si stanno organizzando anche come fattoria didattica.
Diverse poi le ipotesi progettuali allo studio: la gestione diretta della raccolta dei funghi, in Val Canale-Canal del Ferro, ma anche la possibilità di trasformare e vendere gli stessi funghi attraverso la distribuzione commerciale e la ristorazione.
Nelle pianure udinesi e pordenonesi si sta lavorando per passare dalle colture intensive alla gestione diretta dei fondi, destinandoli al reimpianto di coltivazioni tipiche, all’agricoltura biologica, agli orti comunitari e all’agricoltura sociale per soggetti svantaggiati, non escludendo la stessa possibile ri-naturalizzazione dei terreni a scopo didattico e turistico.
Le Proprietà collettive del Friuli e del Carso chiedono inoltre la gestione diretta delle aree protette che incidono sui terreni comuni, come già accade ad esempio in Veneto e Piemonte e, infine, confermano il proprio impegno ad intervenire laddove esistono bisogni primari del cittadino che il mercato non soddisfa, ad esempio garantendo la presenza di punti vendita alimentari o bar nei piccoli paesi di montagna.