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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2010
 

Ma gli appetiti che aleggiano sulla Laguna spingono a ritenere “carta straccia” i diritti dei cittadini
UN ESPROPRIO INGIUSTIFICATO
L’ultima denuncia del Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi della Laguna di Marano

[Emilio Driussi, presidente “Co.Mo.Bi.M.”]
È rivolto al presidente della Regione, Renzo Tondo, al Consiglio regionale, a tutte le forze politiche, agli organi di informazione e ai Cittadini di Marano l’ultimo appello del Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi della Laguna di Marano “CO.MO.BI.M.”.
Oggetto del documento il D. Lgs. 25.5.2001 n. 265 e l’«usurpazione dei diritti dei cittadini».


Per prima cosa vediamo cosa dicono realmente le leggi usate per giustificare l’esproprio della laguna di Marano.

D. Lgs. 25.5.2001 n. 265 (estratto) Art. 1 - Trasferimento di beni demaniali
1. Sono trasferiti alla regione Friuli-Venezia Giulia, di seguito denominata regione, tutti i beni dello Stato appartenenti al demanio idrico, comprese le acque pubbliche, gli alvei e le pertinenze, i laghi e le opere idrauliche, situati nel territorio regionale, con esclusione del fiume Judrio, nel tratto, classificato di prima categoria, nonchè dei fiumi Tagliamento e Livenza, nei tratti che fanno da confine con la regione Veneto.
2. Sono trasferiti alla regione tutti i beni dello Stato e relative pertinenze, di cui all’articolo 30, comma 2, della legge 5 marzo 1963, n. 366, situati nella laguna di Marano-Grado.

La regione esercita tutte le attribuzioni inerenti alla titolarità dei beni trasferiti ai sensi dei commi 1, 2.

Art. 2 - Trasferimento di funzioni amministrative
1. Sono trasferite alla regione tutte le funzioni amministrative relative ai beni di cui all’articolo 1, ivi comprese quelle relative alle derivazioni ed opere idrauliche, che gia’ non le spettino.
2. Sono, altresì, delegate alla regione le funzioni amministrative inerenti alle grandi derivazioni.
3. Sono trasferite alla regione le funzioni amministrative relative alla laguna di Marano-Grado previste dalla legge 5 marzo 1963, n. 366, il cui esercizio avverrà d’intesa con lo Stato in conformità a modalità preventivamente stabilite.

Legge ordinaria del Parlamento n. 366 del 5 marzo 1963 (estratto)
Nuove norme relative alle lagune di Venezia e Marano-Grado
Art. 30 - Le disposizioni della presente legge sono applicabili, relativamente alle zone e agli uffici di rispettiva pertinenza alla laguna di Maranogrado. La laguna di Marano-Grado è costitita dal bacino demaniale marittimo d’acqua salsa che si estende dalla foce del Tagliamento alla foce del canale Primero ed è compresa fra il mare e la terraferma.

Osservazioni

L’art. 1 della Legge 265 è fin troppo chiaro: vengono trasferiti alla Regione i beni e le relative pertinenze dello Stato. Togliamo subito di mezzo i malintesi, i beni dello Stato nel nostro territorio sono pari all’1,68%, quindi quasi nulla. A prova di quanto affermo, cito due atti ufficiali della Regione Friuli-Venezia Giulia:

Direzione Generale – Servizio Qualità Azione Amministrativa e Air “Direttive generali per l’azione amministrativa relativa alla gestione dei beni demaniali della Laguna di Marano-Grado “La situazione di fatto della gestione dei beni lagunari” Trieste, 6.9.2004
– i beni della laguna di Marano Grado attualmente risultano per la quasi totalità accatastati o intavolati ai Comuni di Marano e Grado.
– i beni immobili intestati al demanio dello Stato risultano essere pari all’1.68% della superfice del Comune di Marano Lagunare.

Atto riguardante il D. lgs 25 maggio 2001, n. 265 del Direttore Regionale del patrimonio e dei servizi generali – n. 96/patr./IV B-9: «...ACCERTATO che, per la laguna di Marano-Grado, Comune Censuario di Marano Lagunare, non è stato possibile, finora, redigere il verbale di consegna, in quanto è necessario che i beni vengano preventivamente volturati in favore dello Stato».
Come si legge, è la stessa Regione Friuli-Venezia Giulia attraverso i suoi apparati a riconoscere che la laguna di Marano non appartiene allo Stato, non è dunque un bene demaniale statale come si vuol far credere: a che titolo dunque si appropria di diritti che non le appartengono?
L’art. 30 della Legge 366 viene utilizzato esclusivamente per l’uso improprio del termine demanio marittimo su un bene che demaniale (demanio statale) non è, come visto dai documenti sopra riportati e dalla mole di atti ufficiali dello Stato, documenti che attestano i diritti sulla Laguna dei cittadini maranesi e perfino sentenze emesse in nome del popolo italiano. Ricordiamo per l’ennesima volta ai distratti, la sentenza definitiva inappellabile della Corte Suprema di Cassazione a Sezioni Unite Civili del 20.1.1972 – sentenza S.A.I.C.I. – nella quale si riconosce che le acque della laguna di Marano non sono acque pubbliche né sono mai state iscritte nel registro delle acque pubbliche e per di più non fanno parte del Compartimento Marittimo di Monfalcone.
Se la stessa Regione riconosce che per essere trasferiti a proprio favore i diritti sulla Laguna questi devono prima essere volturati a favore dello Stato e dunque, per logica, non sono dello Stato né nella sua disponibilità, è evidente che in questa vicenda c’è qualcosa che non quadra.
Come si possa poi giustificare l’incredibile sospensione di un diritto tutelato dalla stessa Costituzione Italiana, gli usi civici detti anche demani o proprietà collettive appartenenti alle comunità, e definito da una nota del Ministero delle Finanze (Risoluzione n. 40/E dd. 17.2.1999) inalienabile, imprescrittibile, inespropriabile, inusucapibile e indisponibile, è un vero e proprio mistero.
E non va dimenticato che la Regione si è pure scordata di sospendere, se mai ne avesse la facoltà, il diritto esclusivo di pesca, mai messo in
discussione e confermato pure dal Ministero della Marina Mercantile (nota Divisione Demanio sez II, Prot. n. 5000/A.23.153 del 16.10.1954) ma di fatto impedito da questa legge: lasciamo a chi legge i commenti in proposito!
Evidentemente gli appetiti che aleggiano sulla Laguna spingono a ritenere “carta straccia” i diritti dei cittadini, forse perché si ritiene che non sappiano difendersi nei confronti di forze economiche e politiche preponderanti: è un grosso errore che qualcuno primo o dopo pagherà, sempre che la Giustizia sia lasciata libera di fare il proprio corso.
È per questo e altri motivi che chiedo a chi ne ha la facoltà e la responsabilità, sia esso un politico o un magistrato, di intervenire prima che sia troppo tardi.
Vanno subito abrogate, perché lesive del diritto, la L. r. 31/2005 e relative modifiche art. 2 e art. 2 bis della L. r. 24/2009.
La seconda cosa da fare è togliere l’iniquo e assurdo canone regionale d’affitto imposto per la pesca in laguna e restituire ai legittimi proprietari i loro diritti, il loro territorio, la loro dignità, ed i soldi versati anticipatamente ed inutilmente alla Regione quale cauzione.
Pagare alla Regione in eterno un affitto di circa 125 mila euro, più circa 85 mila al Comune e dunque in totale più di 200 mila euro all’anno per poter lavorare nella proprietà che ci è stata tramandata dai
nostri avi e che abbiamo il dovere di consegnare intatta ai nostri discendenti, è semplicemente vergognoso!

Morale. Vale più rispettare un paese, la sua storia, il territorio, i Cittadini e i loro diritti acquisiti nell’arco della storia o favorire certe lobby, fregandosene di tutto e di tutti? Ai posteri l’ardua sentenza.

P. S. La politica ha creato tutto questo? E allora spetta alla stessa politica rimettere le cose ha posto, nel rispetto delle regole e del prossimo. Se c’è buona volontà questo si può fare, servirebbe certamente a risollevare l’economia di tutto il paese e ad attenuare le difficoltà che hanno colpito i cittadini in questi anni.

CO.MO.BI.M.
(Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi della Laguna di Marano)
Il presidente, Emilio Driussi
Marano Lagunare, 29 novembre 2010