Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Dicembar dal 2010
 
Pesariis, in Carnia

Come costruire nuovi percorsi esistenziali ma anche vantaggio territoriale collettivo
OLTRE LA RETORICA ALPINA

[Delio Strazzaboschi]
Come costruire nuovi percorsi esistenziali, ma anche vantaggio territoriale collettivo? È l’interrogativo che si pone in questo intervento il segretario generale del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, Delio Strazzaboschi, che è anche segretario delle Amministrazioni frazional di Pesariis (Prato Carnico) e di Tors Givigliana (Rigolato).

E così, troppo presto per chi la deve spalare, è venuta la neve. E con essa partirà l’industria (pubblica) dello sci, il pensare cittadino esportato in quota che celebra la montagna vincente, moderna e consumista, nella quale solitudine e fatica del vivere sono soltanto un ricordo. Tale ben concreta attività e il mito immateriale della montagna di una volta, sembrano essere le uniche opinioni sulla montagna di chi non ci vive.
La retorica alpina, che nacque con l’esaltazione fascista dell’uomo forte (capace di salire sempre più in alto) e delle gesta eroiche degli alpini (campioni della patria in guerra), è un luogo comune durissimo a tramontare. L’attuale immagine stereotipata della montagna come luogo liberatorio dalle nevrosi del moderno ambiente urbano si basa su una specie di congettura storica che ha fermato il tempo a un indefinito una volta, come se, passato quel periodo mitizzato, non ci potesse essere altro. Vero è che talora il passato ha profumo di avanguardia: rispetto a una società utilitarista, rumorosa e artificiale, i valori dei ritmi naturali, della vita comunitaria e dello stesso semplice silenzio, diventano attualissimi. E forse per la prima volta, un’intera società sembra rifugiarsi dal presente incerto e minaccioso in uno stile di vita che trova riscontro solamente in un passato irreale e idealizzato. Impoverimento e spopolamento permanente, però, non sono la naturale conseguenza del carattere severo dell’ambiente, piuttosto il risultato dell’isolamento politico, dovuto a governi sempre più lontani ed apparati apertamente infastiditi. Insomma, più la montagna s’indebolisce, più risulta comodo percepirla come fuori del tempo.
Ogni giorno ci dicono resistere, resistere, resistere! Non ci possiamo credere, non sappiamo più se piangere o ridere. In effetti, lo spirito della resistenza ben si adatta alla civiltà alpina, nelle cui valli interne si era sviluppata la vocazione alla solidarietà nel pericolo, la comunanza nell’avversità. Ma oggi, nel sentirsi disarmati di fronte all’assedio, prevalgono l’impotenza e la malinconia. Oltre il sorriso apparente dell’auto-rappresentazione (ri-uso del dialetto, ri-edizione delle feste, mostre mercato e musei etnografici) si nasconde una dimensione inquietante di sofferenza del vivere. Il contrasto profondo, tra la spensieratezza della montagna turistica e le difficoltà vissute dai residenti, provoca una specie di intermittenza esistenziale, sembra di vivere solo in alta stagione. La paura vera è quella di sparire, di non aver più alcun futuro in quanto collettività. Il silenzio della montagna più che di pace risuona ormai di abbandono, è silenzio di morte, che soffia attraverso il fieno rinsecchito, le gerle disfatte, i primi tetti crollati. A vedere ciò che è rimasto di certe nostre borgate ora deserte, di certe vuote scuole che hanno funzionato per tre secoli, di certi prati incolti sui quali non si vede più traccia del lavoro dell’uomo (ma anche di certi grandi impianti che solcano le alte valli), si può ben dire che il colonialismo culturale ha vinto. Ora che, svuotata dei suoi uomini, la montagna è stata caricata di aspettative che hanno a che fare col senso stesso della vita, i contenuti immateriali della montagna, l’identità buona e la radicalità del legame con le tradizioni autentiche, possono essere fonte di nuovi percorsi esistenziali degli individui ma anche vantaggio territoriale collettivo. Nell’attuale caotico contesto, aspirare a un diverso avvenire è miraggio e al contempo obiettivo da perseguire, è desiderio che implica responsabilità, un’etica delle scelte e delle conseguenze, verso qualcosa che amiamo.