Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Novembar dal 2010
 

A Marano continuano gli inseguimenti e i sequestri a danno dei pescatori
E LA COSTITUZIONE CHE CI STA A FARE?
Per il Consorzio “Combim” si tratta di un’usurpazione di competenze e della violazione di numerose norme

[Emilio Driussi, presidente “Co.Mo.Bi.M.”]
Il presidente del Consorzio “Co.mo.bi.m.” per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi nella Laguna di Marano, Emilio Driussi, il 30 ottobre ha diffuso l’ennesimo comunicato per denunciare l’insostenibile situazione in cui versano i pescatori di Marano, a cui vengono negati i diritti di proprietà e d’uso della Laguna.

La Laguna di Marano è un territorio soggetto a diritto di uso civico e al diritto esclusivo di pesca, diritti reali perpetui di godimento, come previsto dal Regolamento comunale tuttora valido e prevede precise competenze regolate dall’art.262 dello stesso Regolamento, dalla Legge del Presidente della Repubblica n. 357 del 08/09/97, dalla Direttiva CEE 92/43 e dalla Legge Regionale 42/96 ed è pure certificato dalla sentenza definitiva ed inappellabile della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni unite civili del 20/01/72, sentenza che rappresenta il massimo grado di giudizio.
Con queste premese, mi chiedo per quale motivo sia stata applicata la LR 31/2005 nei fermi di pescatori di vongole avvenuti in Laguna negli ultimi tempi. Questa legge non può certo sostituirsi alla Costituzione né al Regolamento Comunale tuttora in vigore, né tantomeno alle sopra citate sentenze.
Questa legge presenta molti aspetti di illegittimità Costituzionale, ad esempio perché nega diritti acquisiti e perpetui, sospende il diritto di uso civico garantito dalla Costituzione, nega il diritto esclusivo di pesca dei Maranesi, impone a coloro che gestiscono le concessioni (rilasciate su una concessione già esistente!) un canone di affitto annuo di circa 200.000 euro per lavorare su un territorio di loro proprietà ed infine appare chiaramente fatta ad personam o forse meglio, ad societatem: tutto ciò imposto con prepotenza da certi politici evidentemente sicuri dell’impunità.
La Regione in definitiva si è impossessata abusivamente di un demanio (proprietà) che non le apparteneva e sul quale non ha mai avuto alcuna competenza: è questo il modo di rispettare i diritti reali perpetui di godimento dei cittadini?
Racconto un episodio recente: durante un’escursione pomeridiana in laguna per una battuta di pesca, mi sono fermato nel mio “cason” situato all’interno della riserva naturale “Foci dello Stella” e, più o meno verso le ore 16, sono stato oggetto di un controllo di documenti da parte delle Foze dell’odine della motovedetta dei C. C. di Lignano Sabbiadoro. Alla fine del controllo ho chiesto in tono tranquillo: «Come mai da queste parti dato che la laguna non fa parte del Compartimento marittimo di Monfalcone ed è soggetta al diritto di uso civico e al diritto esclusivo di pesca, e dunque non è una zona di vostra competenza come non lo è neppure della Capitaneria di Porto tranne che nel canale navigabile che va dal porto di Lignano al ponte girevole del porto di Marano?».
La risposta è stata: «Abbiamo l’ordine di controllare chi pesca con il ferro fuori dalle concessioni come previsto dalla LR 31/05». A quel punto ho ricordato al comandante della motovedetta che esistono un sacco di normative di livello ben superiore alla LR 31/05, compresa la stessa Carta Costituzionale e che non si può far finta che tutto ciò non conti nulla. Ho detto inoltre che a tal proposito esiste una sentenza definitiva ed inappellabile della Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite civili del 20/01/72 nella quale si riconosce che le acque della Laguna di Marano sono acque private e non pubbliche e che quindi non fanno parte del demanio marittimo come qualcuno continua a far credere! Per inciso, tale sentenza è il massimo grado di giudizio, quindi, se la capitaneria di Porto, organo militare come i C. C., non ha competenza in Laguna tranne che per il canale sopra descritto e rispetta tale consegna, perché i C. C. di Lignano non fanno altrettanto? Sbaglio o ci vorrebbe un mandato per poter entrare dove non si hanno competenze? Tra l’altro, in base all’art. 262 del Regolamento comunale, la sorveglianza in Laguna per l’esecuzione della legge sulla pesca 14 marzo 1877 n. 3706 è affidata alla Guardia Municipale palustre che, ai sensi della predetta legge, è parificata per quanto riguarda la sorveglianza della pesca e relative infrazioni, agli ufficiali e agli agenti di P. G. e perciò, chi non rispetta tale autonomia e usurpa tali competenze che non gli competono secondo i principi fissati dalla Costituzione commette un grave abuso, chiunque esso sia. L’esercizio della competenza legislativa fa ritenere che il principio autonomistico, consacrato agli art. 5, 114 e118 della Costituzione, costituisca principio generale dell’ordinamento giuridico della Repubblica e come tale vincolante anche nei confronti delle Regioni ad autonomia speciale (sentenza Corte Costituzionale n. 48/2003).
A tal proposito, la Regione non poteva legiferare in Laguna essendo questa un demanio soggetto a diritto civico, equivalente ad una proprietà collettiva di diritto privato e poiché esiste già un Regolamento comunale in corso di validità, questo va rispettato come già accaduto in precedenza con l’art. 4 della LR 42/96 e come sancito da una sentenza in merito (371/2009) dal Tribunale di Udine.
Il Comune, fino a prova contraria, è titolare di funzioni proprie e se qualche altro ente ignora sistematicamente tale diritto commette una grave lesione della relativa sfera di autonomia costituzionalmente garantita.
In sostanza, ognuno deve operare nell’ambito delle rispettive competenze.