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"La Vicìnia"
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Fabio Formentin, presidente della “Comunità di Marano” (© Simone Di Luca)
XVI Riunione scientifica sulle terre di collettivo godimento
TRA BENE COMUNE E PROPRIETà
Il 25 e 26 novembre, a Trento, a cura del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive

“Le terre di collettivo godimento tra bene comune e proprietà”: è il titolo della XVI Riunione scientifica, promossa dal Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive.
Si svolgerà presso l’Università di Trento (Facoltà di Economia, via Rosmini 44) dal 25 al 26 novembre alla presenza dei massimi studiosi della materia e dei rappresentanti delle comunità titolari di domini collettivi.
Durante l’assise, cui ogni anno prende parte una nutrita delegazione del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli-V. G., sarà dedicato uno spazio importante alle vicende di Marano Lagunare.
Il presidente della “Comunità de Maran”, Fabio Formentin, proporrà una relazione intitolata: “La Comunità di Marano e la tutela del suo demanio civico”.


Il programma del convegno

I lavori si apriranno giovedì 25 novembre alle 15.30, presieduti da Paolo Grossi, giudice della Corte Costituzionale. Dopo gli indirizzi di saluto delle autorità, sarà proposta la prima relazione sul tema “Gli interessi tutelati nella gestione delle terre di collettivo godimento”. Ne parlerà Michele Tamponi, professore di Istituzioni di Diritto privato nella Libera Università internazionale degli studi sociali “Guido Carli” (“Luiss”) di Roma.
La seconda relazione, a cura degli avvocati Cesare e Andrea Trebeschi del Foro di Brescia, tratterà il tema “Associazioni ed enti gestori di demani collettivi: problemi tributari con particolare riguardo all’Ires ed all’Ici”.
Dalle 18 sarà data voce alle Proprietà collettive italiane. Alla XVI Riunione scientifica interverranno: il presidente della “Comunità de Maran” Fabio Formentin su “La Comunità di Marano e la tutela del suo demanio civico”; il presidente della Comunità di Montepescali Roberto Spadi su “La Comunità di Montepescali e le lotte per conservare il patrimonio civico a beneficio delle generazioni future”; l’avvocato dell’Associazione provinciale delle amministrazioni separate dei beni di uso civico del Trentino Mauro Iob sul tema “Verso un nuovo accertamento (o una liquidazione generale?) degli assetti fondiari collettivi” e il presidente del Consorzio Elettrico Industriale di Stenico Mario Tonina sul “Consorzio Elettrico Industriale di Stenico: una gestione comunitaria ultrasecolare delle risorse naturali del territorio”.
La giornata di venerdì 26 novembre sarà suddivisa in due sessioni. La mattinata sarà presieduta da Vincenzo Ferrari, professore di Sociologia del diritto (progredito) nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano.
Dalle 9.30 saranno proposte due relazioni su “Il regime giuridico della proprietà collettiva in Spagna”, a cura di Inmaculada Vivas Tesón, profesora titular de Derecho civil en la Universidad de Sevilla, e su “Los bienes comunales en el pasado y el presente del País Vasco, tenuta, a cura di José Antonio Azpiazu, “historiador” di Oñati, Gipuzkoa.
Al pomeriggio, sotto la presidenza di Diego Quaglioni, professore di Storia del diritto medievale e moderno nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento e presidente dell’Associazione “Guido Cervati” per gli studi sulla proprietà collettiva, interverrà alle 15 Annibale Salsa, professore di Antropologia culturale nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova e past presidente generale del Club Alpino Italiano (Cai), con una relazione sui “Modelli di insediamento colonico medievale nelle Alpi fra bene comune e proprietà. Alle origini della società alpina, tenuta dal prof. Alle 16, seguirà la presentazione del volume “La montagna condivisa” di Mauro Nequirito.
Con l’autore, ne discuteranno Andrea Leonardi, professore di Storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento, Annibale Salsa, Gian Maria Varanini, professore di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Verona, e l’assessore alla cultura, rapporti europei e cooperazione della Provincia Autonoma di Trento, Franco Panizza. La Riunione scientifica si chiuderà con l’approvazione di una mozione conclusiva.
Sul proprio sito (http://www.usicivici.unitn.it/convegni/16rs/riunione.html#tema), il Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento ha messo a fuoco il tema generale dell’appuntamento scientifico, sottolineando le principali problematiche che verranno affrontate. Di seguito, si pubblica integralmente tale documento.

Il tema generale

Il rinnovato interesse per gli assetti fondiari collettivi è connesso, da una parte, alla generale preoccupazione sulla corretta utilizzazione delle risorse naturali nella prospettiva dello sviluppo sostenibile e, da un’altra parte, all’attenzione riservata alla prospettiva delineata da Elinor Ostrom con l’individuazione dell’esistenza di una terza via tra Stato e mercato, affinché i beni comuni non incorrano nella cosiddetta “tragedia dei beni comuni”.
Questo interesse, peraltro, si esprime molto spesso con prese di posizione teoriche contraddittorie che derivano dalla mancanza di uniformità con la quale si impiegano i termini chiave nella trattazione del tema. Uno di questi termini, forse il più paradigmatico, è il termine di “bene comune”, quale traduzione di “commons” che appare reiteratamente nella bibliografia inglese ed americana. E ciò nonostante che nel corso del tempo i concetti siano stati chiarificati ed oggi sia possibile affrontare il problema con strumenti teorici molto precisi.
L’identità stabilita da Hardin tra “libero accesso” e “bene comune” ha portato, infatti, ad attribuire a tutta la proprietà comune gli effetti negativi che indubbiamente porta con sé il “libero accesso” alle risorse naturali. Ma proprietà comune e proprietà a libero accesso non sono sinonimi. Già Ciriacy-Wantrup (1975) si sforzava di separare nettamente la “proprietà comune” dal sistema di “libero accesso” e Grossi (1977) introduceva il concetto di “Un altro modo di possedere”. Infatti, C. Perrings (1987) ha ritenuto «Hardin in parte responsabile se il suo studio ha provocato confusione in merito», in quanto la “tragedia dei commons” è il risultato dell’uso privato, senza restrizioni, della proprietà comune ed ha sottolineato come nel contributo di Hardin la parola cruciale è “libertà”, non “proprietà comune”. G. Stevenson (1991) ha contribuito a consolidare definitivamente la distinzione tra i “commons” che descrive Hardin e quelli di “proprietà comune” soggetti ad una gestione collettiva.
Preme, peraltro, sottolineare in proposito la possibilità di essere tratti in inganno dal fatto per cui ad un osservatore superficiale ciò che appare, talvolta, come “libero accesso” possa, invece, implicare nella realtà la cooperazione tacita degli individui che utilizzano le risorse in accordo con oppure seguendo una serie di regole stabilite dall’ente di gestione.
Occorre qui richiamare come il Centro studi con il nome di proprietà collettiva ha sempre inteso fare riferimento ad un preciso ordinamento, caratterizzato dall’esistenza di tre elementi costituzionali: la collettività locale, i diritti di uso, i terreni di collettivo godimento. La collettività locale, talora coincide con la comunità degli abitanti in un comune amministrativo, talora è distinta come collettività, avendo personalità giuridica o solo di fatto (regole, comunanze, comunalie, università agrarie, partecipanze, vicinie, società di antichi originari, interessenze, ecc.), i cui membri tengono in proprietà ed insieme esercitano più o meno estesi diritti di uso (usi civici e simili), individualmente o collettivamente, su terreni di collettivo godimento, prevalentemente pascolivi o boschivi, ma anche agricoli e, in taluni casi, anche su corpi idrici, che la comunità, dal comune stesso distinta, tiene in proprietà demaniale civica, amministrati direttamente dalla stessa collettività locale con l’elezione di una apposita amministrazione, oppure amministrati dal Comune per conto della collettività locale.
In continuazione, pertanto, con i lavori condotti nei precedenti incontri, il Centro studi si propone ulteriori approfondimenti sui tre elementi che caratterizzano l’ordinamento della proprietà collettiva.
1. La collettività locale, studiata secondo il principio affermato dalla Cassazione (n. 11127/1994), secondo il quale le frazioni dei comuni, pur costituendo circoscrizioni amministrative del Comune, possono essere titolari di beni di proprietà o di uso collettivo. Tale autonoma soggettività, rispetto a quella dell’ente di appartenenza, risulta attribuita già dalla legge (1776/1927 e 278/1954) e la più recente pronuncia conferma le precedenti sentenze della stessa Suprema Corte (n. 3233/1952 e n. 1248/ 1954) e del Consiglio di Stato (n. 345/1986). Premessa, quindi, la distinzione tra amministrazione (cui compete la gestione) e collettività locale (cui compete la titolarità dei beni di uso civico), l’amministrazione si configura alla stregua di un “braccio operativo, in quanto sia in senso soggettivo che oggettivo è preordinata allo scopo di attendere con continuità alla tutela, conservazione, miglioramento e valorizzazione del patrimonio civico.
2. I terreni di collettivo godimento rappresentano la base territoriale dell’elemento patrimoniale della collettività individuabile nel pool di risorse naturali ed antropiche esistenti nelle terre di collettivo godimento e costituisce il cosiddetto patrimonio civico dotato di autonomia rispetto ai patrimoni personali dei singoli membri della collettività. Nelle terre di collettivo godimento è, quindi, individuabile un patrimonio economico, quale risulta dalle rilevazioni contabili tradizionali finalizzate alla compilazione della situazione patrimoniale e un patrimonio naturale, dato dall’ecosistema con tutte le sue componenti nelle loro reciproche e profonde interrelazioni (Cass. n. 3436/1993).
3. I diritti di uso, secondo la tipologia proposta da E. Schlager ed E. Ostrom (1992), la quale permette di combinare i loro differenti aspetti funzionali, possono essere distinti e analizzati come: a. diritti di proprietà a livello individuale, detti anche operazionali, da cui discendono gli eventi: accesso in una determinata zona e prelievo di una particolare utilità e b. diritti di proprietà a livello collettivo, detti anche di amministrazione, da cui discendono le decisioni: di gestione (rappresentanza, tutela e valorizzazione del patrimonio civico) e di regolamentazione dell’accesso alle risorse.
Tenuto conto di quanto sopra, al centro del dibattito della XVI Riunione scientifica del Centro studi è posto il tema: “Le terre di collettivo godimento tra bene comune e proprietà”. Il tema generale sarà sviluppato attraverso relazioni di base affidate ad autorevoli studiosi della materia.
La Riunione vuole essere, quindi, un’ulteriore occasione di dibattito per riflettere su alcuni profili della proprietà collettiva, che attualmente rivestono maggior importanza per la stessa sopravvivenza della proprietà collettiva nel nostro Paese.