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"La Vicìnia"
Avost dal 2010
 
Igor Gabrovec

Franco Brussa
Presentato a Trieste un progetto di legge
LE COMUNIONI FAMILIARI MONTANE IN CONSIGLIO REGIONALE
Iniziativa di Igor Gabrovec e Franco Brussa

Il 29 giugno i consiglieri regionali Igor Gabrovec di Duino Aurisina e Franco Brussa di Staranzano hanno presentato il Progetto di legge “Norme concernenti le associazioni e i consorzi di comunioni familiari montane”. Il testo è stato successivamente assegnato alla Commissione II del Consiglio regionale, il 9 luglio. “La Vicìnia” propone la relazione e il testo del provvedimento.

Proposta di legge n. 122
Presentata dai consiglieri Gabrovec e Brussa
Norme concernenti le associazioni e i consorzi di comunioni familiari montane

Signor Presidente, egregi colleghi, le comunioni familiari montane, comunque denominate (regole, vicìnie, comunanze agrarie, partecipanze, comunelle, comunalie, consorterie, società degli antichi originari), sono disciplinate dagli articoli 34 della legge 25 luglio 1952, n. 991, 10 ed 11 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, e 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97. I beni in proprietà collettiva, che appartengono solo a famiglie discendenti dagli antichi originari del luogo, non sono soggetti alla disciplina degli usi civici (art. 10, secondo comma, l. 3 dicembre 1971, n. 1102); ad essi si applica la legislazione specifica precedentemente citata. Il regime giuridico è lo stesso dei beni civici benché sia diversa l’ampiezza della comunità dei titolari dei diritti in questione, l’intera collettività dei cittadini residenti, nel caso dei beni civici, solo i discendenti delle antiche famiglie originarie, nel caso delle terre collettive: i beni di proprietà collettiva sono definiti inalienabili, indivisibili, inusucapibili, destinati ad attività agro-silvo-pastorale. Riguardo al regime giuridico del patrimonio antico delle comunità familiari è da sottolineare che la legge 1102/1971 all’art. 11 prevede l’inalienabilità, l’indivisibilità e il vincolo alle attività agro-silvo-pastorali e connesse, ammette comunque:
a) la destinazione ad attività turistica, previa autorizzazione regionale;
b) la libera contrattazione dei beni acquistati dalle comunioni dopo il 1952;
c) la concessione temporanea di usi diversi dai forestali in base alla legge regionale che ne determinerà limiti, condizioni, controlli.
La legge 97/1994, all’art. 3, comma 1, conferma l’indivisibilità e l’inusucapibilità dei beni in proprietà collettiva e demanda alla legge regionale la disciplina delle condizioni per poter autorizzare una destinazione dei beni comuni ad attività diverse da quelle agro-silvo-pastorali, assicurando comunque al patrimonio antico la primitiva consistenza agro-silvo-pastorale.
La legge 97/1994 ha previsto il conferimento della personalità giuridica di diritto privato alle comunioni familiari, secondo modalità stabilite con legge regionale. La legge regionale 3/1996 ha provveduto in questo senso e ha posto come uno dei requisiti per il riconoscimento della personalità giuridica avere un patrimonio costituito da beni mobili e immobili di comune proprietà e, quanto ai beni immobili, che siano regolarmente iscritti nei libri fondiari o trascritti nei registri immobiliari con il vincolo della inalienabilità e della indivisibilità.

Schema di proposta di legge regionale di modifica della l.r. 3/1996

Lo schema di proposta di legge regionale di modifica della l.r. 3/1996, sottoposto all’esame degli Uffici, stabilisce il meccanismo attraverso cui la Regione può controllare, anche nel merito, le deliberazioni sulla gestione adottate dalle associazioni, al fine di coordinare la personalità giuridica privata del soggetto gestore del bene e la natura pubblica degli interessi sottesi alla gestione. Tenendo conto dell’evoluzione della società e dei suoi bisogni, la proposta di legge regionale intende consentire l’alienazione e il mutamento di destinazione dei beni di proprietà collettiva, rispettivamente, per finalità di pubblico interesse o a beneficio di soci e consorti, sotto il controllo della Regione. Il tema dei controlli sull’attività di gestione del patrimonio collettivo è estremamente delicato, il provvedimento autorizzatorio regionale è una forma di controllo che incide sul ruolo del titolare di una proprietà individuale, anche se ne gode in forma associata ed indivisa. Il meccanismo di controllo previsto nella proposta di legge non è limitato alla trasmissione delle deliberazioni definite di straordinaria amministrazione (come attualmente previsto dalla legge reg. 3/1996 che si intende modificare), ma consiste nell’autorizzazione preventiva delle decisioni riguardanti l’alienazione o il mutamento di destinazione dei beni.
La possibilità di disciplinare con legge regionale le condizioni per autorizzare una destinazione ad attività diverse da quelle agro-silvo-pastorali è prevista dalla legge 97/94 (art. 3, comma 1, lett. l).
Si confida quindi in un positivo accoglimento del presente provvedimento.
Igor Gabrovec
Franco Brussa

Art. 1
(Modifica della legge regionale 3/1996)
1. Dopo l’articolo 7 della legge regionale 5 gennaio 1996, n. 3 (Disciplina delle associazioni e dei consorzi di comunioni familiari montane), è inserito il seguente:
«Art. 7 bis
(Autorizzazione all’alienazione e al mutamento di destinazione
dei beni di proprietà collettiva)
1. Per l’alienazione e il mutamento di destinazione dei beni di proprietà collettiva, le associazioni e i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, devono richiedere l’autorizzazione alla Giunta regionale.
2. La Giunta regionale può autorizzare l’alienazione di terreni di modesta entità soltanto in presenza di finalità di pubblico interesse e per la regolarizzazione di situazioni pregresse di soci o consorti.
3. L’autorizzazione regionale all’alienazione deve contenere la clausola di retrocessione delle terre all’alienante nel caso in cui non si siano realizzate le finalità per le quali l’alienazione è stata autorizzata nel termine previsto dall’atto stesso, nonché il diritto di prelazione in favore dell’alienante in caso di successive alienazioni. Tali clausole sono inserite nel contratto di compravendita anche ai fini dell’iscrizione nei libri fondiari o della trascrizione nei registri immobiliari.
4. La Giunta regionale può autorizzare il mutamento di destinazione dei beni di proprietà collettiva a favore dei consorti per utilizzazioni di carattere economico di modesta entità che rappresentino, comunque, un beneficio per la generalità della popolazione interessata.
5. Previa autorizzazione regionale, i beni costituenti il patrimonio antico delle comunioni familiari possono essere temporaneamente concessi per usi diversi da quelli agro-silvo-pastorali, a condizione che al termine della concessione in uso sia possibile il ripristino della destinazione originaria.
6. I beni alienati o di cui sia mutata la destinazione andranno sostituiti in modo da conservare al patrimonio la primitiva consistenza. I proventi introitati dall’associazione o dai soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, a seguito delle alienazioni e dei mutamenti di destinazione dei beni di proprietà collettiva, sono destinati a interventi volti all’incremento quantitativo o produttivo, al miglioramento e alla valorizzazione dei beni medesimi ovvero per opere di interesse collettivo della popolazione.».

Art. 2
(Programma di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Friuli Venezia Giulia: equiparazione delle associazioni e dei consorzi di comunioni familiari montane a imprenditore agricolo professionale)
1. Allo scopo di garantire la tutela delle differenti realtà socio-economiche e agro-ambientali nel territorio e ai soli fini della partecipazione alle misure del Programma di sviluppo rurale della Regione Friuli Venezia Giulia 2007-2013 di cui al regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005, le associazioni e i consorzi di comunioni familiari montane sono equiparati agli imprenditori agricoli professionali.