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"La Vicìnia"
Avost dal 2010
 
La presentazione del “Piano per la gestione e la tutela della laguna”, sabato 31 luglio a Marano lagunare

Da sinistra: Pietro Nervi, presidente del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, e Fabio Formentin, presidente della “Comunità di Marano”
Le proposte e i programmi della “Comunità di Marano”
PIANO PER LA GESTIONE E LA TUTELA DELLA LAGUNA
Il documento è stato presentato ufficialmente durante la prima “Giornata regionale della Proprietà collettiva”

Al centro della prima “Giornata regionale della Proprietà collettiva”, celebrata il 31 luglio a Marano dal Popolo delle Terre civiche del Friuli e del Carso triestino, è stato posto il “Piano per la gestione e la tutela della laguna”.
Il presidente della Comunità di Marano, Fabio Formentin, ha illustrato il documento nella Vecchia Pescheria. Successivamente è stato analizzato da Massimo De Marchi del Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, Ferruccio Nilia, animatore della Rete di economia solidale del Friuli-V. G., Mauro Pascolini del Dipartimento di Economia, società e territorio dell’Università del Friuli e Pietro Nervi, presidente del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive.
Il documento integrale, con i suoi allegati e le tabelle esplicative, è disponibile nel sito della Comunità di Marano (www.comunitadimarano.it).
Di seguito il testo base.


Comunità di Marano (nota anche Marano Comune)

Piano per la gestione e la tutela della laguna di Marano
Linee guida - Luglio 2010

Introduzione

A Marano l’economia è fondata sull’attività della pesca; l’esistenza di diritti collettivi di pesca nella laguna garantisce da secoli una gestione economica efficace.
La Comunità di Marano intende promuovere, nell’ambito della sua identità socio-economica e culturale, tutte quelle attività atte a mantenere e ripristinare il territorio lagunare attraverso una gestione basata sull’ecosostenibilità e valorizzazione dei beni e delle risorse dell’ambiente.
A questo scopo sono state elaborate le linee guida per la stesura del “Piano per la gestione e la tutela della laguna di Marano” che sia rappresentativo delle tipicità e complessità del territorio e ne rappresenti la vocazione sia rispetto all’eco-sistema, sia rispetto agli interessi qui rappresentati dai diritti soggettivi derivanti dalla proprietà collettiva.

1. La Proprietà collettiva della Laguna di Marano:
un valore aggiunto

Al centro di questo piano di gestione c’è un territorio depauperato e depredato da mille interessi che ha bisogno, secondo noi, di chiedersi che cosa vuole diventare.
La posizione della Comunità di Marano nasce dalla considerazione che la laguna è un patrimonio di eccezionale valore ambientale, paesaggistico e socio-economico mantenutosi tale grazie alla gestione collettiva e condivisa da parte della sua popolazione. Questi valori sono minacciati e in parte compromessi dal sopravvento di una politica d’assalto e speculativa, che tende alla soddisfazione di interessi immediati trascurando le conseguenze sul lungo periodo.
La Comunità chiede il riconoscimento e la salvaguardia del valore aggiunto esistente in questo territorio: il legame tra ambiente lagunare e proprietà collettiva.
Chiede, quindi, che si avvii un processo di tutela e valorizzazione integrale delle specificità del territorio nate dal secolare rapporto uomo-ambiente: paesaggio, conoscenze, valenza giuridico-sociale, patrimonio archeologico e culturale, come esempio concreto e vivo di democrazia applicata.
La laguna è una forma di simbiosi tra uomo e ambiente, da cui nasce la nostra identità. Il nostro rapporto con il territorio nasce dalla quotidianità del nostro lavoro. È questo il grande valore aggiunto: una cultura millenaria di regolamenti di gestione condivisa, di intelligenza e di saggezza applicata.
Alcune recenti scelte di gestione e di sfruttamento delle risorse naturali sono state calate dall’alto, ignorando il territorio e la sua storia. Ma queste risorse sono il nostro pane quotidiano e, quindi, non devono essere depredate, inquinate, vendute perché rappresentano la qualità e la quotidianità della popolazione che ci vive.

La svendita di questa laguna sarà la svendita di questa economia solidale, efficace ed ecosostenibile, dopo di che non ci sarà che libero sfogo degli interessi speculativi.
Garantire il proseguimento dell’attività della pesca, della professionalità dei pescatori delle loro conoscenze specifiche, significa garantire una società che produce non solo ricchezza ma offre un prodotto in termini di alimentazione, una cucina tipica e i suoi valori culturali. Questo per noi è il punto di partenza e il punto di arrivo.

2. Le attività economiche:
sviluppo ed ecosostenibilità nelle proposte del Piano di gestione

2.1 Regolamentazione

Alla base di un uso collettivo delle risorse territoriali, è indispensabile una regolamentazione condivisa dalla comunità e riconosciuta dalle istituzioni. La proprietà collettiva è un modo diverso di possedere, ma anche di gestire il patrimonio secondo leggi che non sono quelle della convenienza economica, ma quelle della “convivenza” e della solidarietà.
La regola sancisce e garantisce il rispetto dei principi di base, l’applicazione pratica richiede un continuo aggiornamento basato sulla conoscenza empirica del territorio.
L’ambiente lagunare, infatti, è un ecosistema fragile e complesso, in continua e rapida trasformazione; queste modifiche sono legate da un lato al funzionamento ecologico dell’ecosistema lagunare, dall’altro ai fattori fisici e antropici di origine esterna (inquinamento, cambiamenti tecnologici, domanda del mercato ecc.).
Le soluzioni migliori per la gestione del territorio si individuano sulla base di un patrimonio di conoscenze pratiche dell’ambiente, frutto dell’osservazione e dell’esperienza professionale. Questi saperi si tramandano di generazione in generazione e sono costantemente aggiornati attraverso la valutazione diretta.
In particolare per la pesca si tratta di conoscenze del comportamento delle specie ittiche, dei cicli di riproduzione, degli habitat. Alla base della competenza del pescatore c’è la ricerca della qualità del prodotto, che rispecchia la qualità dell’ambiente. Agli occhi del pescatore esperto, il pesce diventa un vero e proprio bio-indicatore dello stato di salute della laguna: ad esempio alcune specie di “pesce di fango” (Passera, Gozzo, Anguilla, …) spariscono dalle zone maggiormente inquinate.
Tradizionalmente chi stabiliva le indicazioni operative per l’uso della risorsa erano i “capi compagnia”, riconosciuti come i pescatori più esperti. La pesca veniva praticata durante tutto l’anno, secondo modalità diverse che tenevano in considerazione le esigenze di conservazione degli stock ittici, ad esempio rispettando una taglia minima.
Le regole che governano tutte le attività che si svolgono in laguna, ma anche la vita sociale stessa, non sono quindi calate dall’alto ma decise dalla comunità, garantendo pari opportunità nell’accesso e nel godimento della risorsa; non discendono da principi scientifici astratti, ma da una prassi professionale basata sulla conoscenza e sul rispetto dell’ambiente, e quindi su un uso sostenibile delle risorse.

2.2 Gestione attiva ed ecosostenibilità

La laguna nasce dalla secolare interazione tra l’uomo e l’ambiente. La sua salvaguardia, quindi, non può prescindere dal ruolo dell’uomo, inteso come comunità che ha vissuto e creato il territorio: in questo senso, non è auspicabile “museificare” la laguna, creando delle “oasi” di natura in cui l’uomo è assente.
Senza le attività economiche (pesca, vallicoltura, caccia ecc.) la “natura” della laguna come la conosciamo oggi non esisterebbe. La costante cura del territorio lagunare, da parte di chi lo abita e lo vive, è garanzia della sua conservazione e “termometro” della sua vitalità.
Si tratta di un uso aperto e polifunzionale della laguna, che crea esternalità positive: da una parte dà da vivere ai suoi abitanti, dall’altra crea qualità dell’ambiente e del paesaggio, che sono un bene comune.

2.3 Un marchio territoriale delle proprietà collettive

Marano è un borgo di pescatori, e su questa attività si basano la sua economia ma anche la sua identità.
A Marano esistono diverse realtà attive nel settore della pesca, tutte organizzate in forma associativa. Per non disperdere le potenzialità di questo settore, andando ad affiancare le realtà economiche già esistenti, ci si propone di valorizzare le risorse locali in termini di prodotto.
Si potrebbe promuovere, attraverso un’adeguata operazione di marketing, la commercializzazione di specie ittiche poco considerate dal mercato attuale, come il pescato di laguna. Si valorizzerebbero così prodotti locali e tradizioni culinarie originali, in controtendenza rispetto alla standardizzazione del mercato, delle abitudini alimentari e del gusto.
Le attività di pesca, da quelle tradizionali a quelle emergenti come l’acquacoltura, e la commercializzazione del pescato, saranno affidate ad un “Consorzio degli aventi diritto”, al fine di conservare l’indivisibilità del diritto collettivo sul patrimonio della Comunità di Marano, secondo i principi sanciti dalla propria Assemblea nella seduta del 12 febbraio 2006 di approvazione del regolamento per la pesca e l’allevamento di molluschi bivalvi (v. all. 1), e nella seduta del 30 aprile 2006 di approvazione del regolamento per la pesca dei “grasiui de reo” (v. all. 2) «con l’obiettivo di una gestione delle risorse volte alla cura, alla conservazione e allo sviluppo del patrimonio comune, in base alle consuetudini e tradizioni, nel rispetto delle esigenze di conservazione e tutela dell’ecosistema lagunare…».
Il Consorzio opererà all’interno di un circuito alternativo promosso dalla rete regionale delle proprietà collettive, attraverso la creazione di un’apposita etichetta.

2.4 Forme di accoglienza sostenibile

Tra le numerose attività che si possono sviluppare in laguna quella del turismo apre interessanti prospettive di sviluppo, purché sia praticata secondo forme di accoglienza sostenibile, gestita localmente sfruttando le strutture e le modalità di accoglienza tipiche del luogo.
Il patrimonio culturale e ambientale della laguna ha il suo emblema nei “casoni”, forme di architettura spontanea legate alla storia della laguna, alle sue forme economiche e alle necessità dei pescatori. Il casone, ancora oggi punto di appoggio per le attività di alcuni pescatori, riveste anche la funzione di luogo di ritrovo conviviale tra amici e parenti. Un’ospitalità che spesso viene estesa in modo informale ad altri visitatori. Da questa esperienza autentica si potrebbe partire per sviluppare una forma di accoglienza che rispetti l’ambiente, le tradizioni e la cultura locale.
Non si tratta di trasformare i casoni in alberghi o ristoranti, ma di allargare l’ospitalità ai turisti desiderosi di immergersi in un ambiente autentico, nel rispetto del suo carattere informale.
Si tratterebbe di una forma di turismo sostenibile in quanto non presuppone la costruzione di nuove strutture edilizie, implicando la bonifica e la cementificazione di aree umide, bensì una riorganizzazione di un uso già esistente.
L’offerta turistica può essere arricchita anche attraverso la pesca-turismo, valorizzando in questo modo il patrimonio di conoscenze ed esperienze dei pescatori. Il turista, oltre che condividere l’esperienza della pesca, potrebbe consumare il prodotto nel casone, scoprendo modi di vita e tradizioni gastronomiche tradizionali. Questa nuova attività sarebbe affidata al “Consorzio degli aventi diritto” (v. par. 2.3), e sottoposta ad un regolamento specifico.
La proposta turistica sostenibile potrebbe essere ampliata al centro storico di Marano, utilizzando gli edifici attualmente disabitati; questo implicherebbe un accordo e una politica generale di ripensamento della destinazione d’uso di questi immobili, nonché la possibilità di accesso ad appositi finanziamenti.
Sarebbe inoltre interessante sviluppare una proposta turistica integrata con l’offerta dei centri turistici regionali limitrofi: per il turismo balneare Grado e Lignano, per il turismo culturale - archeologico Aquileia.

3. La proposta culturale

3.1 Il Centro della proprietà collettiva di Marano Lagunare

Nell’intento di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale legato alla proprietà collettiva e agli usi ad essa legati, si propone la creazione di un “Centro della proprietà collettiva” con sede a Marano. Obiettivi del Centro sarebbero la difesa della proprietà collettiva e della sua cultura attraverso la realizzazione di tutti quegli interventi attivi volti a valorizzare la sua vocazione sociale, la sua tradizione democratica dinamica e partecipata, la valenza delle sue regole per la salvaguardia dell’ecosistema lagunare e delle sue risorse, in chiave di valorizzazione educativa dell’esperienza dell’“accoglienza nella biodiversità”.
Si tratterebbe di una struttura stabile facente capo alla Comunità, le cui attività principali sarebbero:
- Stesura di una “Carta dei Diritti della Laguna”, un documento che sancisca l’importanza del sistema laguna sotto il profilo ambientale, paesaggistico, culturale e socio-economico di lunga durata, e la necessità della sua salvaguardia complessiva come sistema territoriale. Tale documento dovrebbe nascere dall’incontro tra saperi locali e conoscenze tecnico-scientifiche promosse da enti esterni (Università ecc.);
- Promozione di attività di ricerca multidisciplinare, finalizzata alla conoscenza del territorio e della proprietà collettiva, in collaborazione con Università e enti di ricerca;
- Proposta di avviare la procedura per il riconoscimento della laguna, esito di una gestione collettiva sostenibile del territorio, come Patrimonio dell’Umanità (Unesco);
- Creazione di una biblioteca tematica legata alla pesca e alla proprietà collettiva;
- Allestimento di un museo della pesca e della proprietà collettiva;
- Elaborazione di programmi economici, turistico-culturali e didattici finalizzati alla diffusione delle conoscenze tradizionali e in particolare della cultura locale legata alla pesca (corsi di cucina, giochi, laboratori di scoperta del territorio e dell’attività della pesca ecc.);
- Punto vendita di prodotti locali legati alla tradizione o alle specificità locali, nell’ottica di valorizzare la creatività e le iniziative giovanili;
- Partecipazione a bandi per finanziamenti europei e simili.

Il Centro utilizzerà e curerà l’aggiornamento del sito web della Comunità di Marano www.comunitadimarano.it, come piattaforma informativa (sulla proprietà collettiva di Marano e sull’attività della pesca), e promozionale (per tutte le attività sopra descritte, in particolare quella turistica).
Le attività del Centro avrebbero come fine non tanto un guadagno economico inteso in chiave speculativa, quanto piuttosto la possibilità di disporre di servizi per il territorio, creando spazi di espressione per progettualità e iniziative locali, con ricadute positive in termini di sensibilizzazione rispetto alla cura del territorio stesso.
Gli eventuali introiti derivati dalle attività del Centro sarebbero reinvestiti in progetti di interesse comune, secondo i principi della proprietà collettiva.

4. Obiettivi e considerazioni finali

La laguna è un habitat specifico per numerose specie animali e vegetali, ed è indispensabile alla sopravvivenza dell’uomo.
Alcuni usi della laguna e del territorio perilagunare (legati ad agricoltura e industria, sviluppatesi a partire degli anni Trenta del Novecento) hanno compromesso lo stato di salute dell’ecosistema lagunare.
Ulteriori minacce derivano oggi dalle ipotesi di potenziamento della nautica da diporto. Quest’attività, che oggi offre opportunità e posti di lavoro, può essere valorizzata in un’ottica di gestione locale ed ecosostenibile. Va però evitato l’aumento indiscriminato dei posti barca, con la creazione di nuove darsene e l’incremento del traffico natanti, che causerebbe conseguenze in termini ecologici (inquinamento da idrocarburi e di disturbo dell’ecosistema marino, già in parte compromesso) e socio-economici (legati alla sovrapposizione di usi e attività economiche non sempre compatibili tra di loro).
A questo si aggiunge il grave impatto ambientale e paesaggistico causato dalla realizzazione della cassa di colmata adiacente al porto, adibita allo stoccaggio di fanghi anche di origine industriale ma indicata dalla tabellonistica come “Zona mineraria”. La realizzazione è stata imposta alla comunità, senza che questa fosse adeguatamente consultata e informata circa le conseguenze sulla qualità dell’ambiente e sulla salute. Ricordiamo inoltre che la cassa si colloca a ridosso di aree riconosciute e tutelate per il loro patrimonio naturale come zone “Sic” e “Zps”.
Riteniamo che la priorità sia quella di salvaguardare la pesca, attraverso uno standard di qualità, dalla produzione all’alimentazione, rispetto a qualsiasi altro uso del territorio (nautica da diporto, usi industriali ecc.): l’attività di pesca, regolata secondo principi di ecosostenibilità e gestione collettiva, ha garantito infatti la conservazione del territorio e della salute dei suoi abitanti.
Denunceremo, quindi, tutte le problematiche nate da usi non sostenibili del territorio, promuovendo studi e analisi di settore e stimolando il confronto con le istituzioni responsabili della qualità della vita e dell’ambiente.
Siamo dell’avviso che perdere di vista le specificità del nostro territorio, oltre che toglierci la dignità sociale, ci porterà verso un’economia dipendente da finanziamenti esterni (fino a quando questi ci saranno). Ci farà perdere i giovani che per forza di cose cercheranno lavoro fuori e lontano da Marano per mancanza di spazio ed opportunità. Ci toglierà la capacità di partecipare alla gestione della cosa pubblica, come ci avevano insegnato i nostri predecessori, attraverso una democrazia partecipata e attiva. Si aggraveranno le situazioni di conflitto e le speculazioni, a discapito di una pace sociale che è invece fondamentale per una comunità.
Chiediamo che il mantenimento dello standard ambientale e paesaggistico, in relazione alla vita della laguna, alla biodiversità e al patrimonio culturale, sia l’obiettivo di fondo delle politiche territoriali.
Chiediamo che sia riconosciuto il valore della proprietà collettiva come modello per una gestione sostenibile del territorio e per lo sviluppo locale.
Auspichiamo un confronto costruttivo, finalizzato alla condivisione di obiettivi mirati al bene comune.

Il Piano economico

La spesa presunta per l’attuazione del progetto (Piano di gestione della laguna di Marano) da parte della Comunità di Marano, intesa come rapporto proprietà collettiva - ecosostenibilità ambientale della laguna di Marano, è la seguente:

1. Acquisizione immobile, anche in locazione, ristrutturazione ed adeguamento, per la realizzazione del Centro della Proprietà Collettiva: Euro 400.000,00
2. Acquisto arredamenti ed attrezzature per il Centro della Proprietà Collettiva: Euro 100.000,00
3. Stesura di una “Carta dei Diritti della Laguna”: Euro 90.000,00
4. Promozione di attività di ricerca multidisciplinare, finalizzata alla conoscenza del territorio e della proprietà collettiva: Euro 40.000,00
5. Procedura per il riconoscimento della laguna, quale gestione collettiva eco-sostenibile del territorio e come Patrimonio dell'Umanità (Unesco): Euro 40.000,00
6. Creazione della Biblioteca tematica e multimediale legata alla pesca e alla proprietà collettiva: Euro 5.000,00
7. Allestimento del Museo della pesca e della proprietà collettiva maranese: Euro 7.000,00
8. Elaborazione di programmi economici finalizzati all’avvio della commercializzazione del pescato di laguna, dell’acquicoltura, della pesca-turismo e delle altre attività di pesca emergenti: Euro 30.000,00
9. Elaborazione di programmi turistico-culturali finalizzati alla conoscenza-fruizione dell’ambiente lagunare secondo il vissuto dei pescatori: Euro 20.000,00
10. Elaborazione di programmi didattici finalizzati alla diffusione delle conoscenze tradizionali e in particolare della cultura locale: Euro 10.000,00
11. Aggiornamento e gestione del sito web della Comunità di Marano www.comunitadimarano.it: Euro 3.000,00
12. Partecipazione a bandi per finanziamenti europei e simili.
13. Costo del personale: Euro 35.000,00
Somma la spesa complessiva di Euro 780.000,00

(cfr. la tabella nel sito www.comunitadimarano.it)

Le fonti di finanziamento saranno quelle erogate con contributi pubblici (pari a circa il 79%) e privati (circa il 21%, garantite con anticipazioni dirette dei soci).
Gli introiti derivati dalle attività del Centro saranno reinvestiti nei progetti promossi dalla Comunità di Marano.
In attesa del riconoscimento della personalità giuridica della “Comunità di Marano”, si darà attuazione al piano di gestione con fondi propri, nei limiti delle disponibilità.

Coordinamento regionale della Proprietà collettiva
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