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La proprietà collettiva si può definire come «un altro modo di possedere» rispetto alle forme proprietarie più note, la proprietà privata e la proprietà pubblica, e coincide con quei beni di cui gruppi di individui, in ogni parte della terra e in tutti i periodi storici, hanno goduto e continuano a godere collettivamente per diritto consuetudinario: prati, pascoli, boschi, aree di pesca ecc.
L’incontro di sabato 31 luglio, presso la Vecchia Pescheria di Marano (ore 9.30), vuole essere un’occasione di riflessione e confronto sulla proprietà collettiva come attore territoriale per lo sviluppo locale, partendo da un caso concreto: la laguna di Marano, che rappresenta uno degli ultimi casi in Italia di diritti collettivi su aree di pesca.
In questo sistema territoriale delicato e complesso sia dal punto di vista ambientale che storico-culturale ed amministrativo, si concentrano oggi numerosi interessi, in particolare economici, legati ai settori della pesca e del turismo. Sullo sviluppo complessivo di questo territorio si confrontano visioni diverse degli scenari futuri e delle prospettive di valorizzazione delle risorse territoriali.
In chiave propositiva, la Comunità di Marano presenta le linee guida del proprio “Piano di gestione della laguna”, un piano di sviluppo durevole e autosostenibile, che pone al centro il territorio con le sue peculiarità e complessità, ponendosi come principio l’utilizzo di risorse endogene, siano esse naturali o immateriali – come i saperi e le conoscenze maturate da una data comunità. Questi sono i principi dello sviluppo locale, che implicano la partecipazione degli attori locali alle scelte che li coinvolgono e, ancor prima, il riconoscimento delle capacità della comunità di governare il proprio territorio attraverso la definizione di regole condivise. In questo senso, l’azione della Comunità di Marano mira al riconoscimento delle forme storiche locali e collettive di gestione della laguna, basate su uno stretto rapporto tra cultura e natura.
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