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"La Vicìnia"
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Pietro Nervi, anima del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento (www.jus.unitn.it/usi_cvici)

Elinor Ostrom in una foto tratta dal sito: www.rainews24.rai.it/it/foto-gallery.php?galleryid=132804
Il Premio Nobel a Elinor Ostrom: le valutazioni di Pietro Nervi
LA RIVINCITA DELLE PROPRIETà COLLETTIVE

[Pietro Nervi]
L’economista trentino Pietro Nervi, anima del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, sull’ultimo numero del notiziario delle Regole d’Ampezzo, “Ciasa de ra Regoles” (novembre 2009; /www.regole.it/Ita/Notiziario/visNotiziario.php?idNotiziario=126), sottolinea il significato e il valore del conferimento del Premio Nobel 2009 per l’Economia ad Elinor Ostrom.

Come è avvenuto in molti Paesi, anche nel nostro, ma purtroppo con minore enfasi, il conferimento del Premio Nobel 2009 per l’Economia ad Elinor Ostrom e alla sua operosità scientifica è stato salutato sotto diversi profili.
Non solo come fatto importante e, secondo alcuni, “epocale”, semplicemente perché il Premio Nobel 2009 per l’Economia sia stato assegnato per la prima volta ad una donna. Altri hanno sottolineato il contributo in positivo, allorché Elinor Ostrom richiama la necessità urgente di recuperare in pieno il metodo interdisciplinare e la cooperazione fra le diverse discipline, nella visione di integrare piani analitici diversi. Ma, e soprattutto, perché ad Elinor Ostrom è stata riconosciuta l’importanza di aver individuato l’esistenza di una terza via tra Stato e mercato, dopo una minuziosa analisi critica delle condizioni che devono verificarsi affinché i beni collettivi non incorrano nella cosiddetta “tragedia dei beni comuni”.

Il lavoro scientifico di Ostrom è stato condotto per decenni su temi troppo a lungo, almeno nel nostro Paese, messi ai margini della riflessione scientifica, persino dalle stesse discipline umanistiche, e affronta una delle questioni più antiche e controverse nel campo dei beni collettivi: come l’utilizzo di questi può essere organizzato in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo (concezione privatistica) sia costi amministrativi troppo elevati (concezione pubblicistica).
Ostrom si inserisce con grande autorevolezza nell’ampio dibattito aperto dal contributo (1954) di H. S. Gordon, il quale sosteneva che se una risorsa è sfruttata da molti utilizzatori, ciascuno dei quali con diritti garantiti di accesso ad essa, ne consegue un incoraggiamento al suo sovra-sfruttamento. Questa posizione è stata fatta propria da G. Hardin con l’espressione “La tragedia dei beni comuni” (1968), caratterizzati, questi, dal libero accesso. Peraltro, già S. V. Ciriacy-Wantrup, svizzero tedesco naturalizzato americano, aveva fatto osservare (1975) come nel mondo esistessero molti esempi di beni collettivi che sfuggono alla tragedia dei beni comuni (preconizzata da Hardin) come le foreste e i pascoli alpini, precisando che «le risorse di proprietà comune sono quelle risorse sulle quali un gruppo di persone ha uguali diritti di uso». La distinzione tra “risorsa a libero accesso” e “proprietà collettiva” si è poi consolidata definitivamente nel corso del tempo con il contributo di G. C. Steveson (1991).

In breve sintesi, l’edificio concettuale di Elinor Ostrom poggia sul fondamento della distinzione tra bene comune inteso come “res communis omnium” e bene comune inteso come “res nullius”: nel primo caso, laddove esistono confini chiaramente definiti dello spazio collettivo e della comunità titolare dei diritti di proprietà o di uso, ma anche laddove, pur in assenza di una entità che possa vantare diritti di proprietà esclusivi, a fare la differenza è l’esistenza di una comunità, l’appartenenza alla quale impone agli individui certi diritti di sfruttamento del bene comune (i cosiddetti diritti a livello individuale o operazionali), ma anche determinati doveri (i cosiddetti diritti a livello collettivo o di amministrazione) di provvedere alla sua gestione, manutenzione e riproduzione, sanzionati dalla comunità stessa attraverso l’inclusione di chi ne rispetta le regole e l’esclusione di chi non le rispetta.
In particolare, Elinor Ostrom
a. inserendosi nell’ampio dibattito in merito allo sfruttamento delle risorse naturali, sviluppa una teoria complessiva che identifica le condizioni che devono valere affinché la gestione comunitaria delle risorse possa rimanere sostenibile a lungo termine;
b. suggerisce e sperimenta il recupero delle esperienze di istituti che, molto spesso nel nostro Paese, sono posti fuori dell’orizzonte della contemporaneità; infatti, ragionare sugli assetti fondiari collettivi che hanno origini lontane nel tempo significa respingere ogni vincolo di attualità, significa chiedersi perché certe realtà si sono sviluppate nel tempo mantenendo centralità nella vita socio-economica e nella tutela ambientale;
c. consiglia di guardare con grande libertà intellettuale alle esperienze positive di buona gestione delle risorse naturali realizzate nel passato da parte delle comunità locali, in quanto capaci di suggerire modelli di comportamenti che possono essere tradotti, aggiornati, applicati nell’orizzonte allargato della contemporanea precaria economia globale;
d. in sede di indicazione prescrittive, sottolinea l’importanza dei comportamenti cooperativi, quale è stato molto spesso il tratto caratterizzante delle comunità locali;
e. enfatizza l’importanza della comunità, della democrazia partecipativa, della società civile organizzata, delle regole condivise e rispettate in quanto percepite come giuste e non per un calcolo di convenienza privatistica.

Con l’assegnazione del Premio Nobel 2009 per l’Economia ad Elinor Ostrom si apre un orizzonte per gli assetti fondiari collettivi a rischio, per un verso, in quanto, se non ben governati con regole e istituzioni ben studiate, possono coinvolgere la stessa sopravvivenza del sistema socioeconomico e di quello ambientale locali e, per un altro verso, perché, se non ben difesi e tutelati dalla comunità locale attraverso il possesso delle terre, oltre che nei confronti di privati utilizzatori esterni anche nei confronti della Pubblica Amministrazione, secondo la quale, invece che beni della comunità locale (“res communis omnium”), sono considerati beni comuni (“res nullius”), nel senso citato in premessa, e come tali residuali e/o marginali, espropriabili, pubblicizzabili o privatizzabili.
Pertanto, con riferimento all’attualità, nel nostro Paese, sul piano della ideazione e dell’implementazione delle politiche pubbliche per l’economia ecologicamente sostenibile, l’apporto degli strumenti analitici e propositivi elaborati da Ostrom viene a costituire un armamentario di grande ampiezza applicativa ed, altresì, un invito alla conoscenza ed alla comprensione degli assetti fondiari collettivi nei quali “il rapporto uomo/terra non è riducibile all’emungimento di un forziere di ricchezza, né la terra è qui, in prima linea, ricchezza” (Grossi, 2008).

Quanti finora si sono sentiti in sintonia con il lavoro e il pensiero di Elinor Ostrom salutano con grande compiacimento l’assegnazione del Premio Nobel 2009 per l’Economia e lo intendono come un nuovo punto di partenza, raccogliendo in questo l’invito espresso nel suo contributo presentato a Trento alla IV Riunione scientifica del Centro studi sui demani civici e le proprietà collettive del 1998: «C’è quindi ancora molto da fare per tutti noi».