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Elinor Ostrom in una foto tratta dal sito: www.rainews24.rai.it/it/foto-gallery.php?galleryid=132804

Le Regole d’Ampezzo a confronto con il Premio Nobel per l’economia 2009
OSTROM: UNA LEZIONE DI “COMUNITARISMO”
Le privatizzazioni fanno scomparire dall’economia non solo lo stato ma anche la comunità

[Alessandra Menardi]
Oltre che con un intervento del professor Pietro Nervi, il numero di Novembre del notiziario delle Regole di Ampezzo “Ciasa de ra Regoles” (www.regole.it/Ita/Notiziario/visNotiziario.php?idNotiziario=126), saluta il conferimento del Premio Nobel per l’economia ad Elinor Ostrom con le riflessioni di Alessandra Menardi.

Nei suoi studi il premio Nobel Elinor Ostrom sostiene l’esistenza di un’altra via nella gestione dei beni comuni tra Stato e mercato. In particolare la studiosa sostiene come l’utilizzo dei beni collettivi possa essere organizzato in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo (privato) sia costi aministrativi troppo elevati (pubblico).
Nello volume “Governare i beni collettivi” Ostrom analizza una gamma molto ampia di casi: dagli indiani d’America, a comunità del Nepal e della Mongolia o Giappone; risorse collettive diverse: dai bacini di pesca alle proprietà di pascolo e foreste delle Alpi. Analizza casi d’insuccesso e casi di sistemi collettivi, che hanno saputo a lungo termine governare in modo sostenibile i beni comuni.
Dalla lettura e analisi della casistica raccolta, Ostrom giunge a formulare dei “principi”, o meglio a trarre delle “costanti” da rispettare nell’uso delle risorse collettive.
La lezione può essere tenuta presente anche per le Regole d’Ampezzo, con spunti che possono aiutare i regolieri nella gestione futura dell’istituzione collettiva.
Un principio fondamentale individuato è la definizione chiara e restrittiva degli aventi diritto. La limitazione degli aventi diritto appare ancora più importante dove i beni naturali sono “scarsi”.
Quindi l’esclusione di coloro che non sono o non abitano nel territorio, di coloro che non appartengono ad una famiglia locale è spesso ragione della solidità nel tempo di un’istituzione collettiva. La chiusura regolamentata dei catasti non appare, dunque, come un aspetto negativo, bensì un punto di forza delle proprietà comuni.
Un secondo principio importante è la possibilità da parte delle istituzioni collettive di definire in modo autonomo le regole fondamentali di governo del bene comune, presupposto per un’amministrazione condivisa e partecipata. Si impone così un ruolo di sussidiarietà legislativa del pubblico nei confronti dell’autogoverno della comunità collettiva.
Le regole, che la comunità si dà, devono essere, inoltre, sorvegliate dagli stessi aventi diritto e devono essere soggette a sanzioni graduali. Solo così gli aventi diritto, i partecipanti a un bene collettivo, possono prendere impegni credibili, vantaggiosi e sicuri.
Un altro aspetto rilevante è l’informazione, che gioca un ruolo significativo quando si tratta di cambiamenti alle regole o alle strutture collettive, o quando si tratta di prendere decisioni relative alla risorsa comune. La possibilità per gli aventi diritto di avere le informazioni è essenziale anche per affrontare la soluzione dei problemi contingenti e per rispondere prontamente ai cambiamenti ambientali, economici e tecnologici, che si impongono sulla risorsa collettiva.
Le istituzioni collettive di successo individuate sono quindi dei sistemi auto-organizzati, decentrati (non centralisti), non territoriali ma personali, pronte al cambiamento dinamico.
Il sistema è dunque un democrazia partecipata, in cui gli individui sono consapevoli dell’interesse comune, sono in grado di agire in cooperazione, di rispettare regole condivise, in quanto percepite come giuste.
Secondo lo studio del premio Nobel, sia la gestione amministrativa centralizzata che la privatizzazione delle risorse collettive rappresentano soluzioni inefficaci e costose, mentre molte comunità collettive nel mondo sono riuscite a raggiungere accordi per un’utilizzazione sostenibile nel tempo delle risorse comuni, grazie all’elaborazione spontanea di regole di sfruttamento, accompagnate da doveri di gestione, manutenzione e riproduzione delle risorse stesse, sanzionati dall’esclusione da tali comunità di coloro che non rispettano tali regole.
Alla luce della lezione di “comunitarismo” della Ostrom, la gestione collettiva può essere la soluzione vincente soprattutto per quelle risorse naturali come lo sfruttamento idrico (vedi centraline idroelettrice). Il mercato privato deve fare un passo in dietro di fronte a soluzioni di governance sociale delle risorse. Nell’ambito delle risorse naturali una proprietà collettiva come le Regole d’Ampezzo può limitare l’uso improprio e l’abuso delle stesse e assicurare il diritto alle nuove generazioni. Le privatizzazioni fanno scomparire dall’economia non solo lo Stato ma anche la comunità.
Per chi volesse approfondire la teoria dei beni collettivi, sviluppata dal premio Nobel, è fondamentale il saggio “Governare i beni collettivi” (Marsilio 2009), dalla cui lettura sono “usciti” questi spunti.