Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Dicembar dal 2009
 
L’immagine di Papa Benedetto XVI mentre firma la lettera enciclica “Caritas in veritate” è tratta dal sito http://lavignadelsignore.blogspot.com

“La Vicìnia” numero 15/Tutti i servizi
ECONOMIA DA CIVILIZZARE
A confronto con le indicazioni offerte dall’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”

[Luche Nazzi]
Nell’epoca della globalizzazione serve «un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi.

Nell’epoca della globalizzazione serve «un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi.
Accanto all’impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali.
è dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si può attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d’impresa e dunque un’attenzione sensibile alla civilizzazione dell’economia» (n. 38).
La prima enciclica sociale di Benedetto XVI, “Caritas in veritate” (che può essere letta integralmente all’indirizzo web: www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html), apre importanti prospettive alla riflessione sui compiti e sull’avvenire della Proprietà collettiva e sul ruolo che essa può svolgere per contribuire allo «sviluppo umano integrale nella carità e nella verità», inserendosi a pieno titolo fra le «forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile senza ridursi ad essa» e che «creano socialità» (n. 39).
Il documento papale, diffuso il 29 giugno di quest’anno, nel capitolo terzo, insiste molto sulla necessità di profondi cambiamenti nel modo di intendere l’impresa e sottolinea che, proprio «per rispondere alle esigenze e alla dignità di chi lavora e ai bisogni della società, esistono vari tipi di imprese, ben oltre la sola distinzione tra “privato” e “pubblico”».
Ognuna di tali imprese, inoltre, «richiede ed esprime una capacità imprenditoriale specifica».
«Questa concezione più ampia – rileva Papa Ratzinger – favorisce lo scambio e la formazione reciproca tra le diverse tipologie di imprenditorialità, con travaso di competenze dal mondo “non profit” a quello “profit” e viceversa, da quello pubblico a quello proprio della società civile, da quello delle economie avanzate a quello dei Paesi in via di sviluppo» (n. 41).
Il tema della pluralità di forme di imprese ritorna al numero 46 del documento, in cui Benedetto XVI ribadisce la convinzione che «la distinzione invalsa tra imprese finalizzate al profitto (“profit”) e organizzazioni non finalizzate al profitto (“non profit”) non sia più in grado di dar conto completo della realtà, né di orientare efficacemente il futuro», se si considera il rapporto tra impresa ed etica ma anche l’evoluzione stessa del sistema produttivo.
«In questi ultimi decenni – rileva l’enciclica papale – è andata emergendo un’ampia area intermedia tra le due tipologie di imprese. Essa è costituita da imprese tradizionali, che però sottoscrivono dei patti di aiuto ai Paesi arretrati; da fondazioni che sono espressioni di singole imprese; da gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociale; dal variegato mondo dei soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione».
Questa «nuova ampia realtà composita, che coinvolge il privato e il pubblico e che non esclude il profitto», ma che lo concepisce «come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società», secondo il Papa, deve poter trovare «in tutti i Paesi anche adeguata configurazione giuridica e fiscale».
Queste nuove forme di impresa – scrive Benedetto XVI – «fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione dei doveri da parte dei soggetti economici.
Non solo. è la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo» (n. 46).