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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2009
 
I ricercatori che hanno partecipato al Seminario europeo di geografia dell’acqua

Il presidente della “Comunità de Maran”, Fabio Formentin, durante l’incontro con i ricercatori europei (in primo piano a sinistra)
“La Vicìnia” numero 15/Tutti i servizi
LA GEOGRAFIA INCONTRA LA PROPRIETà COLLETTIVA
La lotta della “Comunità de Maran” al Seminario europeo di geografia dell’acqua

[Nadia Carestiato, docente a contratto di Geografia umana all’Università del Friuli]
Occasione d’incontro tra “geografia” e “proprietà collettiva”, in questo caso la realtà della “Comunità de Maran” tenutaria di diritti collettivi nella laguna di Marano (www.comunitadimarano.it/), è stato il Seminario europeo di geografia dell’acqua, organizzato dalla sezione geografi del Dipartimento di Economia, Società e Territorio dell’Università friulana, tenutosi a Udine dal 29 giugno al 9 luglio.

Il Seminario europeo, giunto alla XII edizione, è un progetto didattico-scientifico nato nel 1994 nell’ambito del Programma “Erasmus” e tematizzato sulla Geografia dell’acqua, proposto ogni anno da una rete di università europee che nell’edizione di Udine – i cui responsabili scientifici sono stati Franca Battigelli e Andrea Guaran – ha visto la partecipazione di studenti e docenti provenienti da 8 università europee: Padova, Cagliari, Tartu (Estonia), Siviglia (Spagna), Pecs (Ungheria), Praga (Cechia), Sofia (Bulgaria) e Cluj Napoca (Romania).
Il valore del Seminario è quello di mettere a confronto diverse culture, percezioni e significati sociali dell’acqua, che a partire dal 1992 – anno dell’“International Conference of Water Development” di Dublino e del Convegno di Rio de Janeiro – è stata dichiarata una risorsa finita e vulnerabile.
Questa affermazione ha acceso il dibattito, ancora aperto, se l’acqua sia un diritto o una merce che, come tale, ha un costo. Da qui anche il problema di chi debba pagare questo costo.
Ecco, quindi, l’importanza di indagare la partecipazione alla gestione di questa risorsa, questione che non riguarda solo i tecnici ed i politici, ma che interessa prima di tutto gli “stakeholders”, vale a dire i gruppi di usufruttuari.
Su questa linea le tematiche trattate nel Seminario sono state legate alla gestione, ai problemi di inquinamento, agli usi ed ai conflitti che interessano questa preziosa risorsa.
L’edizione di Udine, dal titolo “Water Resources, Management and Security in Southern Europe”, le ha affrontate per quanto riguarda l’area del sud Europa, in un’analisi multiscalare che dal livello del bacino del Mediterraneo – con la presentazione di esperienze e casi di studio europei –, si è calata a quello della regione alto-adriatica e del Friuli in particolare, individuando tre casi di studio: “Tagliamento, ultimo fiume naturale in Europa: fra minaccia e risorsa”; “Acqua, conflitti e sicurezza negli ecosistemi fragili: la laguna di Marano e Grado”; “Sistemi idrici, morfologia e impatti ambientali nel Carso triestino e sloveno”.
Il Seminario è un laboratorio didattico che mette insieme professori, studenti, dottorandi di diverse nazionalità, tutti geografi, a ragionare insieme di acqua in un approccio di relazione e di discussione. Ogni caso di studio è affrontato da un gruppo di lavoro, che attraverso una serie di informazioni raccolte durante le lezioni frontali (“lectures”), organizzate come conferenze ed aperte quindi al dibattito, e dal contatto diretto con il territorio e gli “stakeholders” durante le escursioni di studio (“field trip”) nelle aree di interesse. In quest’ottica è stato organizzato l’incontro con la “Comunità de Maran”, in una giornata, il I primo luglio, che ha visto tutti i partecipanti del Seminario impegnati in un intenso programma di incontri volti ad approfondire le problematiche di un’area compresa tra il corso del basso Tagliamento fino alla laguna di Marano. L’appuntamento con la Comunità è stato nel primo pomeriggio; luogo d’incontro il piccolo imbarco sul fiume Stella vicino all’impianto dell’idrovora “Fraida” di Piancada (Palazzolo dello Stella). Dopo una lunga escursione lungo i canali della laguna a bordo di piccole imbarcazioni che hanno accolto il gruppo di lavoro sull’ambiente lagunare (il resto dei partecipanti ha visitato la laguna con un barcone turistico), nel tardo pomeriggio, tutti gli studiosi si sono riuniti presso la Vecchia Pescheria di Marano per incontrare i rappresentati dell’Amministrazione comunale, la Cooperativa dei pescatori “San Vito” e la Cooperativa di acquacoltura lagunare Almar, che hanno illustrato alcuni aspetti legati all’economia del centro lagunare: dalla questione della pesca al turismo, fino agli aspetti naturalistici. La giornata si è conclusa con una cena speciale, offerta e preparata dalla “Comunità de Maran”, grazie al contributo della Cooperativa dei pescatori “San Vito”.

Il senso di un incontro

Durante la definizione del programma del Seminario, particolare attenzione è stata posta all’organizzazione delle escursioni di studio, cercando di individuare i soggetti che potevano meglio illustrare le problematiche legate ai temi trattati (esperti, amministratori locali, attori economici). Nel caso della laguna, l’esperienza personale di ricerca sulle Proprietà collettive svolta durante il dottorato, mi ha portato a proporre un incontro con quella parte di comunità rappresentata dai pescatori che molto ha fatto parlare di sé nelle cronache locali riguardo alla questione dei diritti d’uso della Laguna, indicati come usi civici, e di cercare poi di confrontare la loro posizione con gli altri attori locali, loro antagonisti, ovvero il Comune di Marano, la Cooperativa dei pescatori “San Vito” e la Cooperativa Almar.
Alla fase di proposta, accolta con interesse dai responsabili scientifici del progetto, è seguita quella del contatto con la Comunità e più precisamente con il suo presidente, Fabio Formentin, che fin da subito ha offerto la sua disponibilità a collaborare. Da marzo fino a pochi giorni prima l’inizio dei lavori del Seminario si sono susseguite telefonate ed incontri per definire il programma, gli argomenti da discutere insieme ed approfondire durante il nostro incontro, con attenzione particolare a quelli che potevano essere i nostri interessi, ovvero una lettura in chiave geografica della proprietà collettiva in laguna. L’impegno ha dato i suoi frutti e il I luglio il gruppo della laguna è stato partecipe di una realtà che pochi altri, forse, hanno avuto il privilegio di incontrare così da vicino.
Lungo le Foci dello Stella, Angelo, Bruno, Fabio, Marco e Roberto (li cito rigorosamente in ordine alfabetico), ci hanno portato in un casone (tipica costruzione che sorge negli isolotti lagunari) dove ad aspettarci abbiamo trovato anche uno dei pescatori maranesi più esperti, Gigi (Luigi), papà di Ivana Zanetti, vicepresidente della Comunità.
Qui, accolti come amici, abbiamo parlato a lungo dei loro problemi, della difficoltà di continuare ad essere pescatori in un ambiente così fragile come quello lagunare, dove le scelte politiche hanno privilegiato prima le attività industriali ed ora il turismo (in particolare quello legato al settore delle imbarcazioni da diporto), lasciando le attività tradizionali come la pesca e chi la pratica in uno stato di semi abbandono. E poi le questioni legate alle proprietà collettive, strettamente connesse alla pesca ma anche al diritto da parte di questa comunità all’autogoverno della “risorsa” laguna: dal conflitto con l’Amministrazione comunale che si è aperto a partire dagli anni Novanta, quando comunità ed amministratori non si sono più trovati uniti nelle scelte di gestione della laguna, ai rapporti con la Regione riguardo le concessioni per le aree dedicate all’acquacoltura.
Difficile per i componenti del gruppo (in particolare per i colleghi stranieri) comprendere la complessa realtà relativa alla proprietà della laguna: demanio idrico dello Stato, dal 2001 di competenza della Regione per quanto riguarda i compiti amministrativi di gestione e di tutela (l. r. 11/2001), interessata da diritti di uso civico per 15 mila ettari complessivi di territorio. Come difficile da gestire è stato l’incontro tenutosi alla Vecchia Pescheria con i rappresentati dell’Amministrazione comunale e delle cooperative “San Vito” e Almar. Questo momento, se si è rivelato utile all’acquisizione di informazioni e dati di carattere tecnico riguardo gli aspetti legati alle attività economiche (pesca e turismo) a Marano, non è risuscito nell’intento di aprire un dibattito tra studiosi ed attori locali. Ciò ha una duplice spiegazione: da un lato sia gli amministratori locali che i due attori economici (“San Vito” e Almar) hanno risposo in modo evasivo o superficiale ad alcune domande “scomode” poste dagli studiosi; dall’altro i rappresentati della “Comunità de Maran” non sono voluti intervenire nel dibattito, tenendosi in disparte per evitare possibili scontri con i loro concittadini.
Alla fine, però, i risultati del lavoro di gruppo sono stati interessanti ed anche le risposte non date si sono rivelate utili a comprendere il caso di studio.
Le conclusioni del gruppo, che ha analizzato la laguna dall’inquadramento geografico-fisico agli aspetti ambientali (inquinamento, aspetti naturalistici) ed economici fino ai conflitti d’uso, sono state presentate in chiave di semplici, ma non banali, proposte per la soluzione delle questioni messe sul piatto: fare in modo che le politiche di sviluppo locale siano più bilanciate ed imparziali; favorire la partecipazione delle amministrazioni locali nella pianificazione regionale oltre che quella delle comunità locali, valorizzando le conoscenze tradizionali e condividendo le informazioni; individuare la possibilità di gestire le attività economiche in modo più sostenibile; individuare nuove regole per favorire un’economia della pesca a vantaggio dello sviluppo locale; riformulare le leggi ambigue in materia ed evitare la loro sovrapposizione.