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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2009
 
La pubblicazione data alle stampe dall’amministrazione comunale di Ravascletto, nella primavera del 2009, pochi giorni prima delle elezioni. Fra l’altro, vi si afferma: «È stata definitivamente accertata l’esistenza degli usi civici nelle frazioni di Zovello, Salars e a Ravascletto, recuperando un importante diritto da sempre praticato nella nostra realtà comunale. L’intervento di Barbacetto Sereno, che come cittadino ha fatto ricorso alla sentenza con cui il Commissario dott. Cola aveva pronunciato l’inesistenza degli usi civici e dei cittadini che lo hanno sostenuto, è stato determinante. A loro un ringraziamento ed un invito a continuare un’attiva collaborazione con il Comune per ottimizzare e gestire al meglio questo importantissimo risultato»

“La Vicìnia” numero 15/Tutti i servizi
RAVASCLETTO: CITTADINI SCONFITTI

[Peter Mocnik, avvocato del Coordinamento regionale. Da 15 anni, anche come difensore in giudizio, si occupa di Proprietà collettiva. Ha ottenuto dal Tar la sentenza che ha aperto la strada al riconoscimento regionale della personalità giuridica delle Proprietà collettive a Gorizia e Trieste]
Si afferma anche in eminenti sedi giudiziarie oltre che politiche, che le sentenze non si contestano sui giornali, ma, al più, si impugnano. Parole anche condivisibili, ma nel caso della sentenza emessa dal Commissario per la liquidazione degli usi civici del Friuli-V. G. su ricorso di alcuni cittadini del Comune di Ravascletto è necessario spendere qualche parola di commento.

Ma di che si tratta esattamente? In breve. Su sollecitazione inviata in passato all’Ufficio del Commissario per la liquidazione degli usi civici regionale, questi ha proceduto all’esame tecnico della situazione dei diritti sui boschi e sulle terre dei paesi di Ravascletto, Campivolo, Salars e Zovello per rilevare e regolare eventuali usi civici. Detti immobili, per secoli fonte di sostentamento degli abitanti i vari paesi e poi del Comune, sono quasi tutti iscritti agli Antichi originari dei citati paesi. Alcuni sono stati acquistati con i proventi della vendita della legna dei boschi di proprietà collettiva, mentre le costruzioni (latterie, scuola, canonica) sono state edificate con lo stesso denaro. Caso illuminante quello della Malga Pezzeit di Sopra, acquistata «per conto ed interesse della frazione di Campivolo» (così scrive nel contratto del 1928), con il denaro tenuto – come per gli altri paesi – in una particolare cassa e con un particolare bilancio, separati da quello comunale.
Tale tipo di beni viene definito anche dalla stessa Regione Friuli-V. G. come “terre civiche”, per cui “demanio frazionale”, spettante ai cittadini abitanti delle varie frazioni.
Il bando del Commissario, contestato dai cittadini, il cui studio e preparazione tecnici sono stati predisposti dallo stesso tecnico che il Commissario ha poi nominato consulente d’ufficio per rivedere in causa il suo stesso elaborato, stabilisce che i suddetti beni diventano demanio comunale, quindi dell’Ente Comune e non dei cittadini come bene collettivo, case comprese, le quali, anzi, passano al patrimonio comunale libero dall’uso civico.
A questa situazione e decisione si sono opposti quattro cittadini, anche in rappresentanza di altri, che sono stati però smentiti dal Commissario, il quale ha confermato ed eseguito il bando da lui in precedenza emesso.
Quello dei Commissari per la liquidazione degli usi civici è forse l’unico caso in cui il potere giurisdizionale e quello amministrativo sono concentrati nella stessa persona. Sarebbe forse interessante verificare la rispondenza alle norme costituzionali e comunitarie di un istituto giuridico risalente a periodi di regime e non di democrazia.
Oltre al fatto che l’uso civico è stato regolato nel 1927 sulla base di una legge costruita per le situazioni presenti per lo più nel Meridione d’Italia, ma adoperata in modo acritico anche per le situazioni delle proprietà collettive sparse su tutta la Penisola, ben radicate nelle nostre zone.
Durante la causa si sono portati al Commissario decine di casi giudiziari già decisi in passato, di esempi sia della nostra Regione che delle Regioni vicine, oltre che libri e scritti di studiosi della materia, i quali dimostravano tutti l’insussistenza delle tesi del perito del Commissario, ma invano, vista la decisione finale. In essa si afferma che a seguito delle riforme per amministrare il denaro pubblico si è giunti ad una cassa unitaria, sono spariti le contabilità ed i bilanci separati, per cui sarebbe mutato lo stato precedente.
Per tale ragionamento il Comune diviene di fatto l’apparente titolare di tutta la proprietà collettiva dei cittadini antichi originari e del denaro da essa derivante, anche a seguito di espropri e compressioni del diritto collettivo dei cittadini, non si sa se versando un risarcimento o meno, visto che non avrà pagato a se stesso. Ora tali atti di potere hanno ricevuto anche una consacrazione giudiziale, in una causa che ha visto quattro cittadini opporsi a un Comune rimasto formalmente contumace, che aveva tentato di non publicizzare in modo adeguato il bando di uso civico contestato, che ha prodotto una corposa memoria contro le loro richieste, sorretto di fatto da un cittadino intervenuto in causa con un proprio legale.
Senza entrare in dettagli di tipo giuridico o giudiziario, si può dire che la sentenza N. 1 del 2008 del citato Commissario, decisa il 26.05.2008, depositata in Segreteria il 12.08.2008 e comunicata per Ferragosto dello stesso anno, rappresenta una sconfitta per i cittadini del Comune di Ravascletto ed una vittoria per l’autorità amministrativa comunale che ha ottenuto in assegnazione dei beni immobili costruiti, mantenuti ed acquistati su terreni e con denaro proveniente dai beni comuni dei cittadini e non dell’Ente comunale. Sono situazioni certo spiacevoli, che portano via l’acqua dal mulino dei cittadini per condurla su quello del Comune-Ente.
Si potrebbe ovviare in due modi: o si chiede l’amministrazione separata dell’uso civico, per cui il Comune deve dipendere anche dai pareri dei comitati eletti dai cittadini – strada non breve e dall’esito incerto, dipendente di nuovo dal Commissario e dal Comune.
Oppure si sceglie la strada diretta e radicale della rivendica della proprietà collettiva degli Antichi originari, peraltro da sempre iscritti nei registri immobiliari, contestando in sede civile ovvero poi del Commissario per violazione della norma della legge sull’uso civico del 1927 che impone di verificare gli antichi diritti esistenti su tali beni. Verifica non eseguita nel nostro caso.
Comunque si scelga, si tratta di una decisione dei cittadini discendenti dagli originari dei paesi del Comune di Ravascletto, da cui dipenderà la sorte di un’importante superficie del loro territorio, che potranno amministrare da soli senza l’Ente oppure lasciare al Comune che decida per loro.