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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2009
 

Un nuovo contributo sull’assegnazione del Premio Nobel ad Elinor Ostrom
BENI COLLETTIVI, UN PATRIMONIO DA NON SNOBBARE
È apparso sul quotidiano “Avanti” il 2 novembre

[Giuseppe Di Genio]
L’articolo di Giuseppe Di Genio è consultabile all’indirizzo elettronico: www.avanti.it/index.php/archivio-giornale/7062-beni-collettivi-un-patrimonio-da-non-snobbare-giuseppe-di-genio.html.
Professore di Diritto costituzionale comparato all’Università di Salerno, Di Genio opera anche presso il Centro studi sugli usi civici e i demani nell’Italia meridionale (“Cesducim”, http://cesducim.blogspot.com/)


L’attribuzione del Premio Nobel per l’economia ad Elinor Ostrom, fondamentalmente una non-economista, spiana il campo ad una serie di riflessioni sulla peculiare rilevanza, nell’epoca della globalizzazione, delle problematiche culturali ed ambientali nel governo dei beni comuni e dell’interesse pubblico.
La tutela delle risorse pubbliche è apparsa, in particolare, nel libro della Ostrom titolato “Governare i beni collettivi”, tradotto in italiano dalla Marsilio Editori (Venezia, 2006). Il testo della Ostrom sui beni collettivi costituisce un contributo fondamentale per la tutela incondizionata ed universale delle risorse comuni. La dimensione internazionale del problema è, come noto, testimoniata dai processi di globalizzazione, dalle manipolazioni genetiche e soprattutto dai comportamenti umani ed istituzionali, a volte insulsi, che compromettono con azioni di killeraggio il futuro delle generazioni, dell’ambiente e della stessa civiltà umana. In tale direzione, l’autrice richiama, tra le tante, le esperienze della California, dello Sri Lanka, della Turchia e della Nuova Scozia in Canada. La proprietà collettiva, concetto di per sé ambivalente e complessivo, diviene così la cartina di tornasole per queste problematiche sempre più impellenti e funge da baluardo e “bibbia” per poter trovare nel frattempo alcune soluzioni legate non solo ad ambiti giuridici ma anche a fattori economici e sociali, di diritto interno e di diritto internazionale. Non a caso, storicamente, già Aristotele ab immemorabili osservava che ciò che è comune alla massima quantità di individui riceve la minima cura.
Dal testo della Ostrom si deducono chiaramente alcuni dati emergenziali che si riflettono sul piano comparatistico e riguardano, ad esempio, in parallelo, la stessa materia degli usi civici in Italia. Non a caso l’autrice guarda alla nostra esperienza con interesse e ha partecipato con i suoi contributi scientifici alle attività del Centro studi di Trento, curate e volute con sapiente saggezza dal professor Pietro Nervi. Il problema della tutela dei commons, dunque, non è solo collettivo, ma anche comune a tutti i popoli della terra, che rischiano inevitabilmente la sopraffazione da parte della natura stessa (una sorta di tsunami collettivo) se non pongono in essere rimedi efficaci, immediati e operativi, contro la tragedia delle risorse comuni, sempre più impellente. Ciò che appare urgente, infatti, è proprio la ricerca del metodo migliore per limitare l’uso improprio e l’abuso delle risorse naturali, così da assicurare la sopravvivenza economica nel lungo termine e il diritto delle nuove generazioni, cui lasciare benessere e non cenere.
In tale direzione, le soluzioni, per noi prettamente giuridiche devono essere ben meditate e calibrate e non possono essere certo ricondotte a forme di nazionalizzazione e privatizzazione incontrollata della proprietà collettiva ed a un ruolo di Leviatano dello Stato centrale, burocrate napoleonico in ogni forma di godimento. La logica vieppiù interessante, in una sorta di applicazione della teoria istituzionale romaniana, sembra essere quella del riconoscimento dell’autonomia, della collaborazione, dell’azione collettiva controllata e ben organizzata e della equa divisione dei compiti nell’uso delle risorse, come, ad esempio, nel caso della pesca nell’area turca di Alanya, segnalata nel testo. Le stesse associazioni ambientaliste risultano determinanti nell’azione di tutela e di controllo e lo strumento della class action, sottovalutato in Italia, si mostra una formula giuridica da non ignorare.
In tale prospettiva, risultano interessanti alcuni principi da applicare nell’uso delle risorse collettive: a) chiara definizione dei confini dell’uso; b) congruenza tra le regole di appropriazione, fornitura e le condizioni locali; c) metodi di decisione collettiva; d) controllo; e) sanzioni progressive; f) meccanismi di risoluzione dei conflitti; g) un minimo livello di riconoscimento del diritto di organizzarsi; h) organizzazioni articolate su più livelli. Agire in questi termini sussidiari può portare dei benefici e limitare i danni nel tempo, preservando efficacemente situazioni di fatto storicamente determinatesi, che non possono essere eliminate per interessi egoistici ed individualistici, anche all’interno dei singoli Stati sfruttatori, se preda essi stessi di istanze lobbistiche.
È indubbio, tuttavia, che gli individui interessati, in alcuni casi, hanno avuto una considerevole autonomia nel costruire le rispettive istituzioni. Nei sistemi più interessanti sono gli “appropriatori” stessi che svolgono un ruolo importante nel controllo reciproco delle proprie attività. Di talché, in definitiva, è importante che, sia la legittimazione, sia il controllo, siano strategicamente legati e che la sorveglianza produca a un tempo vantaggi privati per il sorvegliante, nonché vantaggi collettivi per gli altri: vigilantibus non dormientibus iura succurunt.