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Elinor Ostrom Premio Nobel 2009 per l’Economia

L’edizione italiana del capolavoro della Ostrom “Governing the Commons”
Elinor Ostrom Premio Nobel 2009 per l’Economia
IL NOBEL DEI BENI COMUNI
La sua opera “Governing the Commons” è «un vero e proprio classico dell’economia delle scelte collettive»

[L. N.]
Elinor Ostrom, l’economista americana che deve una parte notevole della sua fama all’opera “Governing the Commons”, lunedì 12 ottobre, è stata insignita del Premio Nobel per l’Economia.
Insieme a lei è stato premiato il suo connazionale Oliver Williamson, protagonista pure lui della ricerca sull’organizzazione della cooperazione “governance economica”.
La studiosa statunitense, nata nel 1933, è la prima donna al mondo a ricevere il prestigioso riconoscimento dell’Accademia svedese, denominato ufficialmente “The Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences”.


«La bellezza e la popolarità della tesi della Ostrom, testimoniata da tanta eco nella letteratura recente, risiede, in larga parte, nel suggerimento liberatorio in essa contenuto che la gestione delle risorse comuni non sia una claustrofobica sequela di rigide scelte dicotomiche (pubblico/privato, organizzazione/anarchia), ma la ricerca di soluzioni ottimali su un “continuum” di infinite combinazioni possibili e che le opzioni presentate nei tradizionali modelli binari non costituiscano che gli estremi dell’insieme di tali possibili soluzioni organizzative.
In particolare, la Ostrom fa notare che, nei casi oggetto di questo studio, il problema fondamentale che gli utilizzatori di un bene scarso e deperibile di uso comune si trovano a dover risolvere è quello di darsi una struttura organizzativa che incoraggi la scelta di strategie individuali cooperative che tengano conto degli effetti delle proprie azioni e decisioni sulla funzione di utilità degli altri beneficiari del bene in oggetto».
Così Cristiano Andrea Ristuccia, all’inizio del suo saggio “Alla ricerca di un buon modello per l’uso delle risorse comuni. Una verifica storica fra Open fields system, Regole ampezzane e Partecipanze emiliane”, riassume il pensiero della grande economista americana Elinor Ostrom esposto nella sua celeberrima opera del 1990 “Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action”.
Insieme al contributo di Giovanni Vetritto e Francesco Velo “Una lezione per le politiche pubbliche: il governo delle realtà sociali complesse tra «pubblico» e «privato»”, il saggio di Ristuccia introduce la prima traduzione italiana dell’opera della Ostrom, ritenuta un classico delle scienze sociali e lo studio più famoso ed importante sulla gestione dei beni collettivi.
Intitolata “Governare i beni collettivi”, l’edizione in italiano è stata data alle stampe nel 2006 dall’editore Marsilio (www.marsilioeditori.it), con il patrocinio del Consiglio italiano per le Scienze sociali e del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento (www.usicivici.unitn.it).
Nella gestione dei “commons”, «Ostrom sostiene, con vigore, l’esistenza di soluzioni alternative alla “privatizzazione”, da una parte, e al forte ruolo di istituzioni pubbliche e regole esterne, dall’altra».
Inoltre, a partire dall’esame di una vasta serie di casi concreti di ogni parte del mondo (Svizzera, Giappone, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Sri Lanka, Canada e Filippine), l’insegnante dell’Università dell’Indiana formula una serie di «veri e propri “principi” da rispettare nell’uso delle risorse collettive» per garantirne la conservazione e, nello stesso tempo, un’utilizzazione vantaggiosa a beneficio della comunità.
Quelli che la studiosa americana definisce i “Principi progettuali rintracciabili in istituzioni da lungo tempo responsabili di risorse collettive” (e che ritiene «un elemento o una condizione essenziale che aiuti a spiegare il successo di queste istituzioni nel preservare le risorse collettive e nell’ottenere da parte degli appropriatori il rispetto delle regole adottate, generazione dopo generazione») sono i seguenti: «1. Chiara definizione dei confini (Gli individui o le famiglie che hanno diritto di prelevare unità di risorse dalla risorsa collettiva devono essere chiaramente definiti, così come devono esserlo le modalità d’uso della risorsa collettiva stessa); 2. Congruenza tra le regole di appropriazione, fornitura e le condizioni locali (Le regole di appropriazione che limitano tempi, luoghi, tecnologia e/o quantità di unità di risorse sono legate alle condizioni locali e alle regole di fornitura che richiedono lavoro, materiali e/o denaro); 3. Metodi di decisione collettiva (La maggior parte degli individui interessati dalle regole operative può partecipare alla modifica delle stesse); 4. Controllo (I sorveglianti, che controllano attivamente le condizioni d’uso della risorsa collettiva e il comportamento degli appropriatori, rispondono gli appropriatori o sono gli appropriatori); 5. Sanzioni progressive (Gli appropriatori che violano le norme operative possono ricevere, con molta probabilità, sanzioni progressive, a seconda della gravità e del contesto della violazione, da altri appropriatori, da incaricati che rispondono a tali appropriatori o da entrambi); 6. Meccanismi di risoluzione dei conflitti (Gli appropriatori e i loro incaricati hanno rapido accesso ad ambiti locali dove è possibile a basso costo risolvere i conflitti tra gli appropriatori o tra gli appropriatori e gli incaricati); 7. Un minimo livello di riconoscimento dei diritti di autorganizzarsi (I diritti degli appropriatori di predisporre le proprie istituzioni non sono contestabili da auorità governative esterne)».