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"La Vicìnia"
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Le superfici di collettivo godimento vanno considerate come elementi stabili del sistema territoriale locale e non marginali, né residuali
PROTAGONISTI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E LA PROMOZIONE DEL TERRITORIO
Alla XV Riunione scientifica di Trento le strategie di gestione per valorizzare il patrimonio della proprietà collettiva

Al centro del dibattito della XV Riunione scientifica del “Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive”, in programma a Trento giovedì 26 e venerdì 27 novembre, è posto il tema: “Valorizzare il patrimonio della proprietà collettiva, essere protagonisti per lo sviluppo sostenibile e la promozione del territorio - strategie di gestione”.
L’assise viene così presentata dal sito internet dell’istituto trentino (www.usicivici.unitn.it).


Nell’accezione comune con il nome di proprietà collettiva si fa riferimento ad un preciso ordinamento, assai frequente nella montagna italiana, specialmente nelle Alpi e nell’Appennino settentrionale e centrale, caratterizzato dall’esistenza di tre elementi: una collettività locale, talora coincidente con la comunità degli abitanti in un comune amministrativo, talora distinta come collettività avente personalità giuridica o solo di fatto (regole, comunanze, comunalie, università agrarie, partecipanze, vicinie, società di antichi originari, interessenze, ecc.), i cui membri tengono in proprietà ed insieme esercitano più o meno estesi diritti di uso (usi civici e simili), individualmente o collettivamente, su terreni di collettivo godimento, prevalentemente pascolivi o boschivi, ma anche agricoli in taluni casi, od anche su corpi idrici, che la comunità, dal comune stesso distinta, tiene in proprietà demaniale civica, amministrati direttamente dalla stessa collettività locale con l’elezione di una apposita amministrazione, oppure amministrati dal Comune per conto della collettività locale.
Gli enti gestori delle proprietà collettive, pertanto, si collocano attualmente come soggetti neo-istituzionali (Nervi, 1997), in quanto, per un verso, ad essi compete l’amministrazione, sia in senso soggettivo che in senso oggettivo, del patrimonio civico e, per un altro verso, come enti gestori delle terre di collettivo godimento, rientrano a pieno titolo nell’imprenditoria locale cui competono le responsabilità di tutela e di valorizzazione dell’insieme di risorse naturali ed antropiche presenti nelle superfici di collettivo godimento.
Di più, nell’attuale fase di sviluppo delle aree rurali, e della montagna in particolare, le cui strategie adottate fanno affidamento essenzialmente sul modello di sviluppo locale, ai dominii collettivi va riconosciuta la capacità di endogeneizzare anche gli stimoli provenienti dall’esterno della comunità locale per la mobilitazione delle risorse interne, di trattenere in loco gli effetti moltiplicativi, di far nascere indotti nella manifattura familiare, artigianale e nel settore dei servizi del sistema locale.
Con l’organizzazione della XV Riunione scientifica, il Centro studi riprende i lavori condotti nei precedenti incontri e propone di approfondire gli studi sull’elemento patrimoniale dell’ente collettivo, rappresentato dal pool di risorse naturali ed antropiche esistente sulle terre di collettivo godimento al fine di ispirare la collettività locale nel tradurre in regole di comportamento e in istituti che tali regole supportino, in quanto suo precipuo compito è di attendere con continuità all’attività amministrativa preordinata alla conservazione, al miglioramento, alla tutela, alla corretta valorizzazione del patrimonio civico.
Di più, tenuto conto che supporto del patrimonio civico e supporto di attività produttive e ricreative sono le terre di collettivo godimento, un vincolo è dato dalla natura della proprietà collettiva, che, per legge (97/1994) e per storia, essa è un altro modo di possedere (Grossi, 1977) e si configura in modo diverso da quella codicistica (Vitucci, 2006); essa è inalienabile, inusucapibile, indivisibile, non soggetta a mutamento di destinazione. Le superfici di collettivo godimento vanno, quindi, considerate come elementi stabili del sistema territoriale locale e non marginali, né residuali.
Il vero problema di oggi dell’ente di gestione, come responsabile di una organizzazione economica con finalità esterne di interesse pubblico, è come guidare lo sfruttamento del potenziale di risorse naturali esistenti nelle terre di collettivo godimento, non solo, nell’interesse di chi di esse ha il diritto, originario, d’uso (la generazione attuale e quelle future), di chi fatica a garantirsi la rappresentanza, di chi è tenuto per statuto ad operare in direzione della salvaguardia del patrimonio civico, ma anche a servizio dell’umanità.

Relatori e relazioni

Filosofia della proprietà collettiva:
le radici antiche di una esigenza contemporanea
Nicola Emery, professore di Filosofia e architettura
nell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, Mendrisio

Terre, comunità, persone. Profili giuridici di esperienze “costituzionali”
Achille de Nitto, professore di Istituzioni di diritto pubblico
e Giustizia costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università del Salento, Lecce

Uno strumento di promozione per nuove economie creatrici di paesaggio:
la riscrittura delle regole statutarie come rinnovo
della relazione comunità/luoghi
Giorgio Pizziolo, professore di Analisi e pianificazione territoriale
nella Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze

Strutture corporative e proprietà collettive nelle Alpi occidentali.
Il caso della cultura Walser
Paolo Sibilla, professore di Antropologia culturale
nella Facoltà di Scienza della Formazione dell’Università di Torino

Voci dalle Proprietà collettive

Regola feudale di Predazzo:
una presenza plurisecolare attiva nella comunità e nel territorio
Giacomo Boninsegna, regolano

Regole di San Vito di Cadore: un rinnovato ruolo nel territorio
Gianpietro Menegus, presidente

La gestione delle specie biologiche nel Parco delle Dolomiti di Ampezzo
Michele Da Pozzo, direttore del Parco

La Partecipanza Agraria di Nonantola dalla “Carta di Convenienza” del 1058 ad una recente esperienza internazionale con le altre Partecipanze emiliane
Valter Reggiani, presidente della Partecipanza agraria di Nonantola

Il comitato scientifico

Vincenzo Cerulli Irelli, professore di Diritto amministrativo
nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma

Geremia Gios
professore di Economia dell’ambiente
nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento

Paolo Grossi
professore di Storia del Diritto italiano
nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze

Fabrizio Marinelli
professore di Istituzioni di diritto privato nella Facoltà di Economia dell’Università di L’Aquila

Franco Mastragostino
professore di Diritto regionale e degli enti locali nella Facoltà di Giurisprudenza di Trento

Il comitato organizzatore

Luca Battisti
responsabile Gabinetto Direzione Generale dell’Università di Trento

Pier Luigi Ferrari
presidente della Federazione Nazionale dei Consorzi Forestali
e delle Collettività Locali

Fabio Giacomelli
presidente del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero dell’Adige, Trento

Pietro Nervi
professore di Economia e Politica montana e forestale
nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento

Diego Quaglioni
professore di Storia del Diritto italiano
nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento

Paolo Stefenelli
rappresentante della Fondazione della Cassa di Risparmio
di Trento e Rovereto