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"La Vicìnia"
Jugn dal 2009
 
All’indirizzo web http://graisani.blogspot.com/2009/04/grado-il-parco-delle-rose.html si trova la seguente immagine del Parco delle Rose di Grado, con la didascalia: «È indiscusso merito di Biagio Marin la creazione nel 1925 di quella magnifica zona ombrosa a ridosso dell’arenile della spiaggia nuova denominata “Parco delle Rose”. Un’area di 30.000 mq dedicata al verde, che in un paese povero di piante come Grado ha significato un polmone e “umbria” ristoratrice per gli ospiti»

La posizione della Magnifica Comunità di Grado sul “Polo Termale”
«UNA COLOSSALE OPERAZIONE IMMOBILIARE A DANNO DELLA COMUNITà»
Il Comitato per gli Usi civici ha fatto ricorso al Commissario regionale di Trieste

[Giovanni Mattiussi, segretario del Comitato per l’amministrazione separata degli Usi civici di Grado]
Alcuni anni fa, la Corte dei Conti è intervenuta a bacchettare il Comune di Grado in merito alla svendita di una prestigiosa area gravata da uso civico. Non è dato di sapere se ora pioveranno le randellate. Le premesse, a nostro avviso, non mancano. Ad iniziare dalla deliberazione del Consiglio comunale del 29 aprile scorso diretta a cancellare, senza indennizzo, il diritto di uso civico della Comunità su di un ambito di oltre 17 ettari. Comprensivo, tra l’altro, del Parco delle Rose, spiaggia e retrospiaggia pari a 46.750 mq. del precedente sistema gestionale a “spiaggia chiusa”, esercitato sino a pochi anni fa dall’Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno.

Invece di tutelarlo fisicamente e socialmente, Sindaco e Giunta pretendono di utilizzare questo ambito in funzione di un cosiddetto “Polo Termale” e strutture collegate di vario genere.
Si osserva che la trasformazione degli alberghi in condomini, l’espansione edilizia ad oltranza, la saturazione di ogni spazio libero, la trasformazione dei giardini in parcheggi e da ultimo la verticalizzazione della città con alberghi grattacielo, hanno già aggravato la crisi urbana e turistica della città. Per cui qualunque manomissione del Parco delle Rose, spiaggia e retrospiaggia, cioè della cornice ideale per l’attività balneare e termale, tuttora invidiata dalla concorrenza nazionale ed internazionale, potrebbe significare il colpo di grazia. Tanto più che su circa 370 stabilimenti termali esistenti in Italia, nessuno si estende su superfici di tali iperboliche dimensioni. Sfidiamo pubblicamente il Sindaco a dimostrare il contrario. E soprattutto a giustificare l’impiego di 170.000 mq. Vale a dire più di tre volte la superficie di mq. 46.750 del precedente regime “di spiaggia chiusa”.
Si rammenta che il primo moderno stabilimento termale fu realizzato nel 1934-35 nel sostanziale rispetto del diritto di uso civico su di un’area molto ristretta e con povertà di mezzi. Ma con altissima progettualità ed eccezionali soluzioni innovative per l’epoca, prese a modello in Italia ed all’estero.
Nel 1963, iniziava a funzionare il secondo stabilimento termale divenuto il più grande centro terapeutico marino in Europa.
L’attuale stabilimento, costato da solo enormemente di più dei primi due, non risulta preso a modello da nessuno. Anzi, a giudizio non solo nostro, ha comportato un marcato passo indietro rispetto alla tradizione termale del passato, sia in termini di immagine sia soprattutto in termini occupazionali. Non è noto se per tali ragioni, la Giunta avverte ora la necessità di un quarto stabilimento, vale a dire il “Polo Termale” le cui finalità, funzioni e progetto appaiono coperte da un sorta di segreto militare. In base a quanto sinora trapelato, non pare però emergere alcun rispetto delle emergenze ambientali e tanto meno del diritto di uso civico. A partire dal Parco delle Rose, che resta la caratteristica più valida del territorio. E della spiaggia, di cui si paventa la mutilazione del suo originario sviluppo di 2.500 metri di lunghezza, allineato con una perfetta esposizione a mezzogiorno. Per moltissimi anni insuperata per la sua imponenza e per un’impostazione tecnica che ha costituito l’aspirazione ed il modello di molte spiagge italiane, finchè il sistema dei partiti del cemento non ha provveduto a ridurla nelle attuali condizioni.
Poichè in nessuna parte del mondo esistono terme da 170.000 metri quadrati, le ipotesi si riducono forzatamente a due: o si tratta di un’irrealizzabile follia destinata a cadere da sola. Oppure, più verosimilmente, almeno a nostro avviso, di una colossale operazione immobiliare in due tempi per incamerare il plusvalore derivante dalla trasformazione in area edificabile di 17 ettari di uso civico. Il primo tempo, finalizzato alla cancellazione dell’uso civico. Dopo di che nel secondo, non si vede che cosa impedirebbe la lottizzazione di buona parte dell’ambito con disinvolte varianti al piano regolatore: gli esempi basta guardarsi attorno non mancano. Trattandosi di un ambito senza confronti per dimensioni, altissimo pregio e posizione mozzafiato, lasciamo immaginare il suo controvalore sul mercato immobiliare.
Per l’insieme delle ragioni esposte, il Comitato ha pertanto inoltrato un ricorso al Commissario agli Usi Civici e per opportuna conoscenza alla Corte dei Conti competente per territorio. Ed invita pubblicamente i cittadini a sottoscriverlo. Anche se, a causa della costante disinformazione operata dai partiti, molti di essi ignorano di essere proprietari esclusivi di un immenso patrimonio di uso civico. Si tratta di un primo passo di una battaglia democratica dal basso per respingere l’invadenza dei partiti e gestire direttamente le risorse di tale immenso e pressoché sconosciuto patrimonio. Né più né meno di quanto avviene in tantissimi altri Comuni, Marano Lagunare compreso.