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"La Vicìnia"
Mai dal 2009
 

L’Associazione Giorgio Ferigo presenta uno studio dell’Istituto veneto di Scienze Lettere ed Arti
INCONTRO A COMEGLIàNS SUI «BENI COMMUNALI»
Sabato 30 maggio, intervengono Giovanni Rossi, Furio Bianco e Stefano Barbacetto

In occasione dell’assemblea dell’Associazione culturale Giorgio Ferigo (www.giorgioferigo.net), sabato 30 maggio alle 18.30 a Comegliàns, presso la sala L’Alpina, verrà presentato il libro “«La più gelosa delle pubbliche regalie» I «beni communali» della Repubblica Veneta tra dominio della Signoria e diritti delle comunità (secoli XV-XVIII)”.
Edito dall’Istituto veneto di Scienze Lettere ed Arti nel 2008 (www.istitutoveneto.it), lo studio è il frutto del dottorato di ricerca in Studi storici dell’Università di Trento di Stefano Barbacetto, che attualmente è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Trento e che in passato ha pubblicato il volume “«Tanto del ricco quanto del povero». Proprietà collettive ed usi civici in Carnia tra Antico Regime ed età contemporanea” (2000).
Interverranno sull’opera Giovanni Rossi, professore associato di Storia del Diritto medievale e moderno presso l’Università di Verona, e Furio Bianco, professore ordinario di Storia moderna presso l’Università del Friuli.


La grande attenzione riservata da Giorgio Ferigo alla problematica dei Beni e degli Usi civici ha spinto l’Associazione culturale che porta il nome dello studioso scomparso (www.friul.net/dizionario_biografico.php) ad organizzare la presentazione del libro “«La più gelosa delle pubbliche regalie» I «beni communali» della Repubblica Veneta tra dominio della Signoria e diritti delle comunità (secoli XV-XVIII)”.
«L’opera – si legge in una scheda inviata dall’associazione – ripercorre le vicende storiche e giuridiche dei “beni communali” della Repubblica Veneta: pascoli, boschi e paludi goduti da tempo immemorabile dalle comunità dei sudditi di Terraferma ma considerati dalla legislazione veneziana dominio della Signoria, e come tale censiti, confinati ed in misura consistente alienati nel quadro delle misure di finanza straordinaria adottate per le guerre di Candia e di Morea».
«Lo studio, fondato sulle fonti archivistiche veneziane e sulla coeva dottrina di diritto comune e proprio, intende illustrare un importante aspetto delle relazioni tra Venezia e Dominio “da terra” e contribuire alla conoscenza del fenomeno storico dei beni d’uso comune. I diritti collettivi esercitati sulle risorse delle comunità ha nell’area alpina straordinari modelli di persistenza. Il quadro che Stefano Barbacetto aveva delineato in “«Tanto del ricco, quanto del povero». Proprietà collettive ed usi civici in Carnia tra antico regime ed età contemporanea”, edito nel 2000 dal Coordinamento dei circoli culturali della Carnia e promosso a suo tempo da Giorgio Ferigo, trova con questo nuovo volume una importante sistemazione».
Nella nuova opera, Barbacetto ribadisce chiaramente la tesi «della proprietà collettiva delle terre di uso civico», già sostenuta nel suo primo libro alle pagine 297-301.
A tale tesi – annotava lo studioso di Zovello di Ravascletto – la giurisprudenza di Cassazione è sempre stata favorevole, «mantenendo ben distinta la gestione dei beni, affidata al Comune, dall’appartenenza alla collettività».
La questione «sull’appartenenza dei “comunali” residui» (46 mila 556 ettari in Veneto e 320 mila 985 ettari in Friuli-V. G.) viene trattata nel paragrafo 5 del V capitolo (“Un’eredità del passato. Condizioni giuridiche dei beni sopravvissuti”) del nuovo libro.
Pare che «l’odierno concetto di Comune, “ente locale che rappresenta la propria comunità”, sia giunto ad un tale grado di astrattezza – sottolinea l’autore – da non corrispondere più a quello storicamente caratterizzante i beni “comunali”: “società di cittadini uniti d’interessi con relazioni locali”, che esercitano «un diritto comune”. E fors’anche a questo riguardo può giustificarsi il concetto, legislativamente riconosciuto, di “proprietà collettiva”: titolarità comunitaria di beni per i quali la mutua etraneità tra ente e associati non s’è mai pienamente verificata.
Ma anche adottando una diversa interpretazione, e seguendo la tesi minoritaria che attribuisce gli antichi “communali” alla titolarità dell’ente pubblico, nell’area in esame è necessario attribuirla non al Comune, ma, di regola, alla Frazione: beneficiaria della riuncia sovrana ai “communali”, titolare da sempre dei beni “comuni”».