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"La Vicìnia"
Març dal 2009
 
L’autore dell’articolo, don Sandro Lagomarsini, è un abituale frequentatore della Riunione scientifica del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento, in qualità di promotore delle Terre civiche della Liguria

Editoriale di “Avvenire” su tutela ambientale e ruolo delle comunità rurali
TRATTATI COME IMBERBI I CONTADINI CHIEDONO FLESSIBILITà
L’impossibile attuazione dei Sic “voluti” dall’Europa

[Sandro Lagomarsini]
Pubblichiamo integralmente l’articolo di don Sandro Lagomarsini, apparso il 18 marzo sul quotidiano “Avvenire”, in cui l’autore sottolinea la necessità di correggere quelle di presunte misure di tutela ambientale che in realtà “causano l’abbandono del territorio rurale e quindi il suo degrado”

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa delle campagne: il fantasma dei Sic ( Siti di interesse comunitario). Nati dalla sintesi di più direttive europee sulla tutela dell’ambiente e delle specie a rischio, si stanno rivelando un incubo per gli agricoltori e le piccole attività della collina e della montagna. Due sole regioni, Veneto e Lazio, ne danno una interpretazione soffice; nelle altre si è costruita una gabbia che comporta costosi adempimenti burocratici, limitazione delle attività agricole essenziali, sanzioni pesantissime per infrazioni spesso immaginarie. Abbattere un albero secco dove una volta ha fatto il nido un picchio diventa reato penale; proibito (se il regolamento sarà confermato) un terzo taglio di fieno per non privare di “ospitalità” qualche specie di passaggio.
Comprensibile la reazione delle comunità locali, con la raccolta di migliaia di firme per chiedere la correzione di misure che causano l’abbandono del territorio rurale e quindi il suo degrado. In un incontro recente a Salsomaggiore, organizzato da cinque agguerriti comitati delle valli parmensi e piacentine, l’onorevole Sergio Berlato, vice presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, ha spiegato che l’interpretazione restrittiva dei Siti nasce da un decreto del precedente ministro dell’Ambiente, il quale ha sottoposto i Sic alla disciplina delle “aree protette”. In nazioni come l’Inghilterra, ad esempio, la gestione dei Siti è nelle mani dei produttori agricoli associati, che si fanno garanti della “bio-diversità”. La soluzione è in accordo con le più recenti acquisizioni dell’ecologia storica, che riconosce la presenza umana e le attività agro-silvo-pastorali come elementi essenziali nel processo di “bio-diversificazione” all’opera da millenni in tutte le aree antropizzate. Alcuni amministratori delle nostre Comunità montane cercano di ridurre i disagi dei produttori agricoli, ma è un tamponamento provvisorio. È la stessa lettura europea della normativa sui Sic che apre ad impostazioni vessatorie, quando afferma che le attività tradizionali sono ammesse «nella misura in cui non siano in conflitto con gli obiettivi di conservazione». Inoltre, la prevista gestione separata dei Sic e la loro trasformazione in Zps (Zone a protezione speciale) moltiplicherà proprio quei “carrozzoni” – come li ha qualificati l’onorevole Berlato – che nel caso dei parchi ingoiano risorse con pochi risultati. Del resto, quando le Regioni o le Province domandano al ministero dell’Ambiente modifiche nell’estensione dei Sic, le richieste vengono regolarmente respinte per «mancanza di motivazioni scientifiche», che però non sono state verificate al momento della loro istituzione.
Non basta. I vincoli presenti nei Sic, per le più diverse ragioni, possono essere applicati anche al loro esterno e le zone circostanti possono diventare “ corridoi ecologici” egualmente restrittivi.
Poco efficace, allora, l’appello al “buon senso” che i rappresentanti dell’Europa rivolgono ai vari livelli dei burocrati nostrani. Meglio sarebbe – a parere di molti – un congelamento totale della normativa dei Sic e un ritorno alle regole esistenti, già troppo rigide per le necessità di gestire una boscaglia in pericolosa fase di espansione. Se proprio è necessario, siano le popolazioni locali a stendere una “carta” che metta in rilievo le ricchezze di ogni territorio, promuovendone la conoscenza e il rispetto.