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"La Vicìnia"
Març dal 2009
 
Palazzo Balbi a Venezia, sede della giunta regionale veneta (www.regione.veneto.it)

La preoccupazione del Coordinamento veneto della Consulta nazionale della Proprietà collettiva
NUOVE CENTRALI IDROELETTRICHE?
La Regione Veneto prevede l’esproprio coatto dei terreni privati

[Stefano Lorenzi, vicepresidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva]
Una recente disposizione della Giunta Regionale del Veneto (D.G.R. 4070 del 30.12.2009), pubblicata sul B.U.R. n° 8 del 23.01.2009 (pag. 12), ridefinisce le procedure pubbliche per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’aspetto più interessante della delibera, per quanto attiene la proprietà collettiva del Veneto, riguarda la costruzione di nuove centrali idroelettriche attraverso la captazione dell’acqua dei torrenti alpini.

Buona parte dei corsi d’acqua del Veneto, interessanti per tali scopi, scorrono in Provincia di Belluno, e molti di questi attraversano zone di proprietà collettiva, nella nostra regione individuata soprattutto con gli istituti delle Regole.
Le nuove direttive della Regione Veneto prevedono un’autorizzazione regionale unica per l’esercizio dei nuovi impianti, da rilasciarsi attraverso una conferenza di servizi a cui partecipano tutti gli enti pubblici competenti in materia.
Fino al 2008 la legge prevedeva che, qualora un soggetto privato o un ente pubblico fossero interessati alla costruzione di una nuova centrale idroelettrica, questi dovessero ottenere il preventivo consenso dei proprietari dei fondi attraversati.
Oggi non è più così: chiunque può progettare e realizzare impianti idroelettrici, anche su terreni altrui, ottenendo dalla Regione la possibilità di espropriare i fondi privati e di gestire in tutta tranquillità la sua nuova centralina, senza perciò che né i proprietari dei terreni, né la comunità locale possano trarne beneficio.
Le attuali disposizioni di legge rendono particolarmente conveniente, infatti, costruire nuove centrali idroelettriche: oltre al valore dell’energia prodotta, i gestori delle centrali ottengono i cosiddetti “certificati verdi”, veri e propri titoli di credito immessi nel particolare mercato dell’energia, e il cui valore rende oggi molto conveniente investire nel settore.
Il Coordinamento Veneto della Consulta Nazionale della Proprietà collettiva, associazione che riunisce le Regole della Provincia di Belluno e molte altre Proprietà collettive del Veneto, esprime forte preoccupazione per queste nuove disposizioni di legge, che sembrano prevaricare ogni tutela delle comunità locali. La Consulta condivide, naturalmente, gli obiettivi di una maggiore attenzione verso l’ambiente attraverso la produzione di energie pulite, ma ritiene che l’acqua sia una risorsa importante per le comunità di montagna, e che queste debbano essere coinvolte direttamente nei vantaggi economici che offrono le nuove tecnologie e il nuovo mercato dell’energia.
Il territorio regoliero è soggetto a molti vincoli: non può essere diviso né venduto, ha una forte valenza ambientale e – spesso – è incluso in parchi naturali o zone di tutela europee (la cosiddetta Rete Natura 2000). L’indisponibilità di questo vasto territorio, che interessa buona parte delle montagne bellunesi, dà al territorio una particolare garanzia di tutela ambientale, e orienta da sempre gli istituti regolieri e la cultura locale verso la protezione di questo immenso patrimonio: sono state infatti le comunità regoliere a ritenere vincolati in perpetuo alla comunità le loro alpi e i loro boschi, ritenendo prioritario l’interesse collettivo rispetto a quello privato.
Ora il pericolo è che, con un colpo di spugna, la Regione autorizzi la costruzione di impianti in barba agli interessi delle comunità locali, concedendo a un qualsiasi privato il beneficio di sfruttare l’acqua delle nostre montagne, espropriando la collettività sia dei terreni sia dei benefici che l’uso idroelettrico dei torrenti può garantire.
La Consulta si è quindi attivata, in varie sedi, a tutela della proprietà collettiva bellunese, ritenendo che le comunità di valle debbano essere al centro di qualsiasi iniziativa di utilizzo del loro territorio.
Si attendono le risposte dei politici regionali e provinciali in tal senso, auspicando che la tutela della montagna non sia solo uno slogan elettorale ma si manifesti concretamente nella gestione dei beni che la montagna offre, innanzitutto e soprattutto a favore dei suoi abitanti.