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"La Vicìnia"
Març dal 2009
 

La richiesta di concessione “del stero” fatta dai capifamiglia di Caneva e Casanova nel 1937 (la lista completa dei nomi è riprodotta nel numero di dicembre del periodico “La Dardagne”
Memorie di usi civici e terre collettive in Carnia
CRISI ENERGETICA? NO PROBLEM… TORNìN AL STERO
Un interessante articolo pubblicato dal Bollettino di Caneva e Casanova di Tolmezzo “La Dardagne”

Si intitola “Crisi enegetica?… no problem… tornin al stero?”, l’articolo con il quale (sul numero del dicembre 2008) il periodico “La Dardagne” rinverdisce un tradizionale uso civico, sopravvissuto fino a non molti anni orsono anche nelle frazioni tolmezzine di Caneva e Casanova.
Riproduciamo l’articolo, siglato Gv, con l’auspicio che la ricerca continui, non solo accertando fino a quando “il stero” sia rimasto in vita, ma anche che consistenza abbiano al giorno d’oggi e come e da chi siano amministrati i “boschi pubblici” delle due comunità, visto che Tolmezzo è uno dei 12 Comuni della Carnia per i quali sono stati effettuati gli accertamenti ed è stato emesso il bando previsto dalla legge statale 1766 del 1927 per il riconoscimento ufficiale della Proprietà collettiva.
Gli altri 11 Comuni carnici con accertamento e bando sono: Cavazzo, Comegliàns, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Ovaro, Paluzza, Ravascletto, Rigolato, Sauris e Sutrio (cfr. La Vicìnia, ottobre 2008).


Penso che molti sappiano che cosa sia il metro stero o che ricordino cosa fosse il stero. Vediamo di rinfrescare le memorie. Il metro stero è una delle unità di misura del legno; è usato per misurare il legname in catasta e misura il vuoto per pieno. Questa misura è un po’ imprecisa in quanto è in funzione della pezzatura del legname e della cura del suo accatastamento. L’esperienza del boscaiolo e di chi compra il legname la rendono meno opinabile di quanto non si creda. È un sistema di misura semplice e molto usato ed è iscritto fra quelli ufficiali delle Camere di Commercio.
Il stero invece è tutt’altra cosa, pur derivando il suo nome dall’unità di misura sopra citata. Il stero era un uso civico, era il diritto che ogni capo famiglia del paese aveva di tagliare nel bosco pubblico un quantitativo di legname che permettesse il riscaldamento della propria casa (anticamente detta proprio fuoco) per tutta la stagione invernale.
Come si svolgeva il stero. Ogni anno i capi famiglia, singolarmente, ma più spesso collettivamente, chiedevano al Sindaco che venisse loro assegnato il diritto di tagliare la legna nel bosco pubblico. Il Sindaco incaricava la Guardia boschiva (il Guardean) di recarsi nel bosco, di sceglere gli alberi da abbattere (in genere i più vecchi o quelli ammalati) e di asegnarli.
L’assegnazione avveniva semplicemente tagliando via un pezzo di cortecccia dall’albero scelto e scrivendo sul tronco, con la matita copiativa, il numero dell’assegnatario. Ognuno aveva poi un mese di tempo per abbattere il suo albero, tagliarlo in pezzi lunghi un metro e portarlo fino sulla strada (a piè strada) ed accatastarlo. I guardaboschi vigilavano che si abbattessero solo gli alberi assegnati e che qualche tronco non “finisse” per caso “fur dal riul” ovvero sparisse.
La misurazione veniva fatta o a piè strada oppure nel cortile dell’assegnatario. La ramaglia ed i pezzi di diametro inferiore ai 10 centimetri non venivano conteggiati. I tronchi più grossi venivano spaccati prima di essere accatastati in modo da ridurre gli spazi vuoti e migliorare l’accatastamento. Il Comune richiedeva una cifra simbolica per ogni metro stero di legna tagliata.
L’ultimo stero, a mia memoria, venne assegnato nella “Pale da Vinadie”, dalla parte di Caneva.
Dietro il stero c’è una storia molto più importante del suo valore venale. C’è un’intera civiltà che è scomparsa, almeno qui da noi a Tolmezzo, quella degli usi civici.
Il stero è l’espressione di uno di questi usi civici: quello di legnatico. Gli usi civici sono i diritti che spettano a coloro che compongono una comunità di usufruire dei frutti (non della proprietà) dei territori demaniali.
Tale uso si manifesta con il godimento collettivo, e non del singolo cittadino, ed interessa le forme più svariate di prodotti. I più noti sono: il legnatico, l’erbatico, il plateatico, il glandatico e quello di acquatico.
Questi diritti sono antichissimi ed hanno origine sin dal lontano 400 d. c. quando il fiscus subentrò all’aerarium populi romani nella proprietà di molti pascoli e boschi su cui i membri delle comunità ricavavano quanto seviva loro per vivere. Passò di mano la proprietà ma rimase il diritto di usufrutto di uso.
Gli usi civici sono una forma legale ancor oggi molto forte. Sono inalienabili (non vendibili), imprescrittibili (non possono essere sequestrati), e non possono essere soggetti a commercio.
Nel caso in cui l’Amministrazione proceda per ragioni pratiche collettivamente alle operazioni di taglio o di sfalcio i costi, e solo i costi relativi, potranno essere fatturati agli utilizzatori.
Solo dopo aver soddisfatto tutte le richieste degli Assegnatari, l’Amministrazione può vendere a terzi i beni provenienti dall’usufrutto dei beni soggetti ad si civici.
Il cambiamento del modo di vivere ha allentato molto questi diritti che sono soggetti all’erosione di parecchie sentenze dei tribunali in assenza di un nuova regolamentazione.
Il diritto comunque resta e sarebbe bene non perderlo.
Per far vedere come fosse importante questo uso civico, alleghiamo la richiesta della concessione del stero fatta da tutti i capifamiglia nel 1937. Questo documento è stato rintracciato da Roberto Muner nei suoi interessanti ed importanti “scavi” negli archivi storici del nostro Comune.
È bello rivedere i nomi e le firme dei nostri padri. Grazie a Roberto.

G. V.
La Dardagne - Voce di Caneva
Dicembre 2008 n. 25