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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2009
 
La “Guida al Regolamento forestale per la salvuaguardia e l’utilizzazione dei boschi e per la tutela dei terreni soggetti a vincolo idrogeologico”, edita nel 2003 dalla Regione Friuli-V. G.

La modernizzazione non deve fermarsi alle pendici delle montagne
SOVRANITà ENERGETICA
Intervento di Delio Strazzaboschi in qualità di presidente della “Cna” della Carnia

[Delio Strazzaboschi]
Per superare la crisi economica e il persistente spopolamento, la montagna friulana deve imboccare senza esitazioni la strada della “sovranità energetica”. Sulla questione è intervenuto il 6 febbraio il presidente della “Cna” della Carnia, Delio Strazzaboschi, che è pure segretario dell’Amministrazione frazionale di Pesariis (www.pesariis.it) nonché responsabile del Progetto di Assistenza gestionale del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.

Nell’ultima classifica sulla qualità della vita delle province italiane, vince, come ormai da anni, la piattaforma alpina, anche perché le montagne italiane producono il 17% del Pil, ospitano tra i più importanti distretti produttivi e concorrono ad un segmento significativo del “Made in Italy” culturale ed ambientale. Dunque la modernizzazione non si ferma alle pendici delle montagne, che, grazie anche a spinte forme di autonomia, sanno spontaneamente fare un po’ di agricoltura, di turismo, di artigianato ed industria. Uno sviluppo senza egemonia, che se ne ride della programmazione pubblica e che costringe le comunità locali ad un continua alternanza fra senso di spaesamento e tentativi di rinserrare le file dell’identità collettiva.
Se frequentarne la natura è atto estetico, la montagna è però anche sfruttamento, frustrazione, alcool e abbandono. Ingiustizia. È tempo di restituirle l’acqua, la pietra, il legno, i muscoli e le menti che le sono stati sottratti. Comunitaria e collettivista per essenza, ci insegna l’umiltà, la forza che non ha bisogno di esibirsi, la generosità che dà più senso all’esistenza ed è più feconda della competizione. Infatti, la montagna rappresenta un giacimento inesplorato in termini di potenzialità di utilizzo delle risorse naturali presenti. Essa, in tempi di carestia di aria, terra ed acqua, è una delle ultime risorse per salvare il mondo e le speranze dell’uomo. La montagna, spina dorsale dell’Italia, può tornare ad essere un grande valore per la nazione.
Anche una recentissima ricerca a firma dell’Organizzazione internazionale del lavoro e dell’Agenzia Onu per l’ambiente, ha confermato che per uscire dalla crisi occorre imboccare la strada della riconversione ecologica della nostra economia. L’energia in prima fila, con un’industria delle fonti rinnovabili che avrà il primato nella crescita di occupazione qualificata. Subito dopo l’efficienza energetica applicata a edilizia, trasporti, industria di base e manifatturiera. E poi l’agricoltura, con forte crescita di quella biologica (per un terzo più labour-intensive) e il patrimonio boschivo, con la gestione sostenibile delle foreste secondo gli standard “Pefc” e “Fsc”.
Da noi, questo dovrebbe voler dire promuovere subito la sovranità energetica delle comunità, mediante nuove forme associative per investimenti e gestione, affinché finalmente i residenti e le imprese della montagna ne traggano benefici diretti (oggi, ad esempio, le centrali idroelettriche pubbliche non portano letteralmente nulla alla popolazione e avvantaggiano solo la burocrazia auto-referenziale, come Bim dimostra). L’innovazione tecnologica consente poi l’estensione del piccolo idroelettrico anche su ruscelli di scarsa pendenza e portata. E infine è forse ora di pensare all’introduzione di parchi eolici, come possibile destinazione delle sempre più vaste aree agro-forestali abbandonate.
Come tutte le cose, anche la montagna è senza futuro se priva dello sguardo e dell’immaginazione dell’uomo. Ma è anche una scommessa: non sarà quello antico, non deve essere quello urbano, il suo destino è anche il nostro. Forse saranno certe avanguardie cittadine a rivitalizzarla, insieme ai giovani di ogni età che sanno resistere. Per il bene delle persone e dell’ambiente, si sarà sempre più montanari per scelta.