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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2009
 

Indicazioni per riscrivere una nuova storia della proprietà collettiva
ATTORI TERRITORIALI PER LO SVILUPPO LOCALE
Il secondo contributo di Nadia Carestiato per i “Quaderni del Dottorato” del Dipartimento di geografia dell’Università patavina

[Luche Nazzi]
Se le comunità proprietarie saranno capaci di reinventare i beni collettivi in modo di dotarli di nuove funzionalità, allora la proprietà collettiva potrà affermarsi come autentico attore territoriale.
È la conclusione alla quale giunge Nadia Carestiato nell’articolo “I beni comuni e la proprietà collettiva come attori territoriali per lo sviluppo locale”, in cui ha riassunto per il secondo numero dei “Quaderni del Dottorato” edito recentemente dal Dipartimento di geografia dell’Università di Padova (www.geogr.unipd.it/dottorato/), la propria tesi di dottorato – indirizzo “Uomo-Ambiente” –, discussa il 10 aprile 2008.


Nadia Carestiato, nella sua interessante ed articolata ricerca, ha preso in esame la proprietà collettiva e «la sua valenza territoriale a livello di progettualità locale e le possibili ricadute sulle componenti economiche, sociali, ambientali e paesaggistiche dei territori nei quali è presente questa particolare categoria di “beni risorsa”».
Per l’autrice, che nel numero 1 dei “Quaderni del Dottorato” (2006) aveva affrontato il tema “La proprietà collettiva come opportunità di sviluppo locale sostenibile” (contributo riprodotto anche in questo sito), le «realtà interessate da sistemi di risorse di uso collettivo si rivelano degli ambiti interessanti per un esame geografico delle relazioni uomo/ambiente, in particolare riguardo ai processi di territorializzazione. La proprietà collettiva si inscrive in un territorio, deriva dalle sue specificità; il suo tipo di gestione, o la non gestione, può influenzare l’evoluzione di quel territorio».
Nella sua tesi, l’autrice analizza la proprietà collettiva secondo l’approccio teorico analizzato da Elinor Ostrom e la inserisce opportunamente nel dibattito sul governo dei beni comuni.
L’articolo per i “Quaderni del Dottorato” del 2008 presenta i seguenti paragrafi: Introduzione; Governare i beni collettivi; Una categoria di beni comuni: la proprietà collettiva; L’eredità della proprietà collettiva in Italia: le terre collettive; Terre collettive e sviluppo locale: tre storie dal Friuli-V. G.; e Riscrivere una nuova storia della proprietà collettiva.
I casi esaminati sono quelli di Pesariis e di Ravascletto, in Carnia, e delle 29 Comunelle del Carso triestino.
«L’indagine svolta sulle realtà di Pesariis, Ravascletto e le Comunelle del Carso, per quanto limitata e quindi non esaustiva del fenomeno – annota l’autrice, che in passato aveva collaborato con Alma Bianchetti alla stesura del volume “Ville friulane e Beni comunali in Età veneta” (Udine, 2004) – è stata utile ad individuare alcune criticità ed opportunità della proprietà collettiva come attore territoriale e ad indicare alcune vie per promuovere un tipo di sviluppo locale attuato attraverso lo sfruttamento della risorsa collettiva. Prendendo come riferimento i principi progettuali definiti da Ostrom si è potuto fare una comparazione tra le realtà oggetto di analisi e valutare il loro grado di successo».