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"La Vicìnia"
Novembar dal 2008
 
Il bosco “Ronc di Sass” a Villanova di San Giortgio di Nogaro, in provincia di Udine (foto Luîs Dal Piçul)

L’auspicio e l’impegno della XIV Riunione scientifica di Trento
FAVORIRE LA FORMAZIONE DI NUOVI DOMINII COLLETTIVI
Efficace antidoto alla patologia fondiaria e all’esodo rurale

Consentire agli enti esponenziali delle Proprietà collettive di acquisire nuove superfici territoriali, assicurando ad esse i requisiti di demanialità civica, inalienabilità, inusucapibilità, imprescrittibilità e immutabilità di destinazione e promuovere l’istituzione di comitati di ricostituzione o di nuova costituzione di Proprietà collettive da garantire con i requisiti di demanialità: sono gli antidoti che la Proprietà collettiva italiana propone per superare la “patologia fondiaria”, che mina lo sviluppo di tanta parte del Paese, e gli obiettivi che gli enti di gestione si sono assunti al termine della XIV Riunione scientifica di Trento, celebrata il 20 e il 21 novembre a cura del Centro di studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive.
Tali impegni sono riassunti nella Mozione che ha chiuso i lavori dedicati quest’anno al tema “Perché insistere sull’attualità della proprietà collettiva – Un falso dilemma: collettività arretrate e progressiste”.
Di seguito si pubblica il testo integrale dell’importante documento che il Centro di studi si è impegnato a divulgare in tutte le sedi opportune.


I partecipanti alla XIV Riunione scientifica promossa dall’Università degli studi di Trento “Centro di studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive”, svoltasi a Trento nei giorni 20 e 21 novembre, sul tema: “Perché insistere sull’attualità della proprietà collettiva – Un falso dilemma: collettività arretrate e progressiste”,

- udita la relazione generale del prof. Francesco Adornato e le memorie presentate dagli enti esponenziali delle proprietà collettive a valorizzazione degli ampi territori affidati alla loro gestione;
- ritenuto che, in particolare, molti dei territori montani di proprietà individuale trovino notevoli difficoltà a realizzare una efficiente gestione economica ed ambientale per le caratteristiche del regime fondiario afflitto da eclatanti fenomeni patologici (frammentazione, dispersione, polverizzazione), aggravati da un progressivo esodo rurale che porta ad una notevole diminuzione delle forze di lavoro nei territori montani;
- considerato che le attività agricole, forestali ed ambientali possono avere valenza economica ed ambientale se realizzate su proprietà accorpate e di ampia estensione, quali sono quelle offerte dalla proprietà collettiva agro-silvo-pastorale in virtù dei requisiti della demanialità civica loro attribuita dalla legislazione pregressa;
- considerato, altresì, che l’esodo rurale ha provocato in molti casi un abbandono dei terreni coltivati, dei pascoli e dei boschi o una loro degradazione colturale e gestionale che può essere rivitalizzata mediante il rilancio del modello offerto dalla proprietà collettiva agro-silvo-pastorale e ambientale che faccia perno sulle popolazioni rurali e montane residenti, da sempre attente custodi del loro territorio;
- convinti che una politica forestale, pascoliva e agraria nei territori montani non si risolve in termini di gestione economica ed ambientale se non mettendo rimedio alle patologie fondiarie attraverso modelli di proprietà collettive locali:

impegnano gli enti di gestione della proprietà colletiva a

1. farsi carico della tutela e della valorizzazione del patrimonio civico in piena autonomia; e
2. promuovere iniziative a che Regioni, Stato, Unione Europea adottino norme legislative e finanziarie volte a potenziare e ad ampliare la possibilità di valorizzare il collettivismo proprietario a matrice locale con il
a. consentire agli esistenti enti esponenziali delle proprietà collettive di acquisire nuove superfici territoriali, assicurando a queste i requisiti della demanialità civica, inalienabilità, inusucapibilità, imprescrittibilità e immutabilità di destinazione, quale garanzia indispensabile per evitare di ricadere in futuro nei processi disgregatori della patologia fondiaria;
b. promuovere e favorire iniziative per la istituzione, specialmente laddove più intenso è il processo di abbandono culturale e di esodo rurale, di comitati di ricostituzione o di nuova costituzione di proprietà collettive, da garantire per la loro integrità futura dei sopracitati requisiti di demanialità;
c. favorire l’ampliamento e la nuova formazione di dominii collettivi con aiuti finanziari, mediante la concessione di mutui, secondo le disposizioni del penultimo comma dell’art. 9 della legge 1102/1971 e con le agevolazioni fiscali di cui all’art. 12 della medesima legge, da estendersi agli enti esponenziali esistenti ed ai comitati di ricostituzione o di nuova costituzione dei demani civici,
d. estendere agli enti esponenziali delle proprietà collettive ed ai comitati di ricostituzione e nuove costituzioni di dominii collettivi le agevolazioni dell’usucapione speciale abbreviate per i territori montani, di cui alla legge 346/1976, prescindendo dal riferimento alla piccola proprietà.