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"La Vicìnia"
Novembar dal 2008
 

Anche la “Magnifica comunità di Grado” ha il proprio Comitato per l’amministrazione separata degli Usi civici. Si è costituito ufficialmente il 28 aprile
PROPRIETà COLLETTIVA IN LAGUNA
L’articolo pubblicato nel numero di ottobre del periodico “La Vicìnia”

[Luche Nazzi]
Con il fine di «assicurare in via istituzionale ai Cives il controllo effettivo sugli atti, specie di straordinaria amministrazione», inerenti le proprietà collettive e i diritti di uso civico sulla laguna di Grado, il 28 aprile, Franco Degrassi, Manlio Grigolon, Paolo Busdon, Ettore Ottaviano, Alessandro Felluga, Giuseppe Giovanni Polo, Luciano Marson, Francesca Polo, Stefano Zentilin, Magda Cattarinussi, Mauro Bordin, Rosaria e Paola Ipsale, Andrea Pipani, Lorena Elia, Davide Castelli e Alessandro Di Felice hanno ufficialmente costituito il Comitato per l’amministrazione separata degli Usi civici di Grado.
Nello stesso giorno, il comitato promotore ha adottato lo statuto del Comitato ed eletto il suo primo consiglio direttivo, che sarà composto da Alessandro Di Felice, Franco Degrassi e Manlio Grigolon. Presidente è stato eletto Paolo Busdon e vicepresidente Giuseppe Giovanni Polo. Segretario amministrativo sarà Giovannimaria Mattiussi, attualmente vicepresidente per la provincia di Gorizia del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.


Lo statuto del Comitato per l’amministrazione separata degli Usi civici di Grado, denominato Magnifica Comunità di Grado, attribuisce al neonato organismo le seguenti finalità: «conservare, sviluppare ed approfondire le peculiarità storiche, culturali, istituzionali, giuridiche ed economiche delle proprietà collettive, degli usi civici e delle risorse naturali di collettivo godimento… attraverso iniziative idonee ad una maggiore conoscenza dell’argomento ed alla difesa e valorizzazione dei domini e degli antichi ed immemorabili diritti di uso civico e proprietà collettive, riconosciuti in capo ai Cives, cittadini della Comunità di Grado».
Perciò il Comitato «si propone di amministrare e conservare il patrimonio, in comune e a favore dei Cives, di svolgere l’esercizio di attività volto alla cura, alla conservazione e allo sviluppo del patrimonio comune, in base alle consuetudini e alle tradizioni».
Pertanto, assisterà e tutelerà «i soggetti rappresentativi della proprietà collettiva locale, su richiesta e accordo specifico, nelle forme di rito, in tutte le azioni amministrative e giudiziarie»; svolgerà «attività di sensibilizzazione alla buona conservazione del patrimonio comune e al rispetto del suo valore ambientale, coordinandosi con i piani paesaggistici degli ambiti di conservazione»; predisporrà e proporrà «progetti di recupero, valorizzazione e sviluppo delle proprietà collettive»; collaborerà «con istituzioni nazionali, regionali e provinciali, con Università e centri di ricerca e con la Consulta nazionale della proprietà collettiva, attivando, in modo innovativo e per finalità collettive, la collaborazione tra enti e l’integrazione tra fondi, strumenti e attività di gestione».
Il primo documento che attesta i diritti di proprietà collettiva della Magnifica comunità di Grado risale alla “Dogale” di Francesco Foscari del 15 dicembre 1439. Tale documento è stato riconosciuto come “fonte di diritto” dagli ordinamenti succedutisi nei secoli da quello della Serenissima a quelli austriaco e italiano.
Ma secondo i cittadini gradesi promotori del Comitato occorre soprattutto ricordare che «i citati diritti di uso civico e proprietà collettive rientrano nella nozione dei diritti della personalità e sono come tali tutelati dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, proclamata a Nuova York dall’assemblea generale delle Nazioni unite il 10 gennaio 1948 e tutelati anche dalla Corte europea di Strasburgo».
Come primo atto pubblico, il neocostituito Comitato “Magnifica Comunità di Grado” ha inviato il proprio atto costitutivo e il suo statuto al sindaco del Comune di Grado, al commissario regionale agli Usi civici, al direttore del Servizio regionale agli Usi civici e al presidente del Coordinamento regionale della proprietà collettiva, richiedendo «un incontro preliminare al Commissario agli Usi civici in ordine alle problematiche locali inerenti le materie istituzionali. Con il beneplacito del sindaco – scriveva l’8 maggio il presidente Paolo Busdon – detto incontro potrebbe avere luogo, in data da definirsi, presso il palazzo comunale di Grado».
Fin dal primo paragrafo del suo atto costitutivo, il Comitato gradese ha sottolineato i punti critici inerenti il rispetto e la valorizzazione della Proprietà collettiva in laguna. Da un lato vi è la necessità di riconoscere la netta distinzione fra Comunità e Comune di Grado, dall’altro occorre giungere al superamento della pretesa dell’ente locale di amministrare gli antichi diritti della comunità «con logiche di mercato, e pertanto in conflitto di interessi con i Cives, ad iniziare dai progetti di insediamento del cosiddetto “albergo diffuso” in laguna e delle lottizzazioni nell’isola di Volpera».
I promotori della Proprietà collettiva nella laguna di Grado, in sintonia e con l’appoggio del Coordinamento regionale, auspicano il rilancio dello «specialissimo rapporto della nostra Comunità con la sua laguna mediato dagli imprescrittibili, inalienabili, inusucapibili ed invisibili diritti di uso civico risalenti a pratiche e consuetudini antichissime». Tali diritti, oltre a rappresentare «attraverso i secoli la prima forma di organizzazione economica e patrimoniale di Grado», ancor oggi, in piena sintonia con il principio di sussidiarietà orizzontale (sancito dall’articolo 118 della Costituzione), sono una garanzia per «la partecipazione popolare alla cosa pubblica e alla gestione e salvaguardia del territorio» e per la «autoamministrazione dei Cives nella gestione delle rispettive proprietà collettive nel quadro dell’interesse generale della tutela ambientale».