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"La Vicìnia"
Novembar dal 2008
 
Il logo della Riunione scientifica e del Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento

Perché insistere sull’attualità della proprietà collettiva
IL RUOLO DELLA COLLETTIVITà LOCALE
Al centro del dibattito della XIV Riunione scientifica, in programma a Trento il 20 e il 21 novembre

Così il sito del Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, che organizza da 14 anni la Riunione scientifica (www.jus.unitn.it/usi_civici/ - usi_civici@jus.unitn.it), illustra il tema del tradizionale convegno di novembre.

Al centro del dibattito della XIV Riunione scientifica del Centro studi è posto il tema “Perché insistere sull’attualità della proprietà collettiva. Un falso dilemma: collettività arretrate e progressiste”.
Nell’accezione comune con il nome di proprietà collettiva si fa riferimento ad un preciso ordinamento, assai frequente nella montagna italiana, specialmente nelle Alpi e nell’Appennino settentrionale e centrale, caratterizzato dall’esistenza di tre elementi: una collettività locale, talora coincidente con la comunità degli abitanti in un comune amministrativo, talora distinta come collettività avente personalità giuridica o solo di fatto (regole, comunanze, comunalie, università agrarie, partecipanze, vicinie, società di antichi originari, interessenze, ecc.), i cui membri tengono in proprietà ed insieme esercitano più o meno estesi diritti di godimento (usi civici e simili), individualmente o collettivamente, su terreni di collettivo godimento, (prevalentemente pascolivi o boschivi, ma anche agricoli in taluni casi) od anche su corpi idrici, che la comunità, dal comune stesso distinta, tiene in proprietà demaniale civica, amministrati direttamente dalla collettività locale con l’elezione di una apposita amministrazione, oppure amministrati dal Comune per conto della collettività locale.
Con i lavori condotti in più occasioni dal Centro studi, dell’ente collettivo sono stati approfonditi studi, per un verso, sull’elemento patrimoniale, rappresentato dal pool di risorse naturali ed antropiche esistenti sulle superfici di collettivo godimento, che costituisce il cosiddetto patrimonio civico, dotato di autonomia rispetto ai patrimoni personali dei singoli membri della collettività, e, per un altro verso, sul particolare diritto di proprietà, secondo il quale la proprietà collettiva, per legge (97/1994) e per storia, si configura in “modo diverso da quella codicistica”, essa è inalienabile, inusucapibile, indivisibile, non soggetta a mutamento di destinazione (Vitucci, 2006); essa è “un altro modo di possedere” (Grossi, 1977).
Come già disse Venezian (fine ‘800), l’interesse protetto dal carattere della demanialità civica va oltre quelli che si riflettono nelle generazioni viventi, è l’interesse delle generazioni future. Conseguentemente, in più occasioni e con una pluralità di contributi è stato fatto riferimento ai principi che stanno alle spalle della collettività locale e, quindi, all’origine del suo agire e che questo determinano e limitano. In altre parole, è stato messo nella dovuta evidenza l’elemento teleologico ispiratore della collettività locale, che va individuato nello scopo istituzionale, diverso e trascendente rispetto agli interessi individuali delle singole persone fisiche che compongono l’ente e che si riassume in principi complementari di solidarietà sincronica con la generazione presente (equo accesso alle risorse e loro redistribuzione) e di solidarietà diacronica con le generazioni future (percezione collettiva dell’equità inter-generazionale).
Con l’organizzazione della XIV Riunione scientifica il Centro si propone, pertanto, di approfondire il ruolo della collettività locale nel tradurre in regole di comportamento e in istituti che tali regole supportino, in quanto suo compito è attendere con continuità all’attività amministrativa preordinata alla conservazione, al miglioramento, alla tutela, alla corretta valorizzazione del patrimonio civico.
Carattere peculiare dell’ente collettivo è, quindi, l’elemento personale, costituito da una pluralità di persone fisiche individuabile nella collettività locale, non solo e non tanto come destinatari dell’attività dell’ente di gestione, bensì in quanto pluralità di persone fisiche chiamate a gestire il patrimonio della collettività e a raggiungere lo scopo comune, conformandosi nella propria attività e nelle relazioni con il patrimonio civico a principi che la stessa collettività si dà. La pluralità dei componenti l’ente collettivo si qualifica, a sua volta, per le presenza di due caratteristiche peculiari: (a) l’organizzazione di comunità che lega fra loro le singole persone fisiche e che va intesa come facoltà di predisposizione di organi idonei ad assicurare il funzionamento e la rappresentanza dell’ente (vale a dire, organi di amministrazione, modalità di elezione degli organi, statuti e regolamenti d’uso delle risorse naturali ed antropiche); (b) la variabilità e la mutevolezza delle persone fisiche. Le singole persone fisiche non sono necessariamente sempre le stesse durante la “vita” dell’ente collettivo: esse possono variare nel loro numero e/o nella loro professione come anche mutare per l’inserimento nella collettività locale di nuovi membri.
Gli enti gestori delle proprietà collettive si collocano attualmente come soggetti neo-istituzionali, in quanto, per un verso, ad essi compete l’amministrazione, sia in senso soggettivo che in senso oggettivo, del patrimonio civico e, per un altro verso, come enti gestori delle terre di collettivo godimento, rientrano a pieno titolo nell’imprenditoria locale cui competono le responsabilità di tutela e di valorizzazione dell’insieme di risorse naturali ed antropiche presenti nelle superfici di collettivo godimento. Di più, nell’attuale fase di sviluppo delle aree rurali, e della montagna in particolare, le cui strategie adottate fanno affidamento essenzialmente sul modello di sviluppo locale, ai dominii collettivi va riconosciuta la capacità di endogeneizzare anche gli stimoli provenienti dall’esterno della comunità locale per la mobilitazione delle risorse interne, di trattenere in loco gli effetti moltiplicativi, di far nascere indotti nella manifattura familiare, artigianale e nel settore dei servizi del sistema locale.
Peraltro, i principi che stanno alle spalle della collettività locale e all’origine del suo agire evidenziano un criterio di razionalità diverso dalla logica di mercato, che in qualche modo fa parte della razionalità contadina fortemente segnata dalla coabitazione di diverse generazioni e dalla coscienza che le generazioni passano, per cui il potenziale in risorse e la qualità dell’ambiente di cui disporranno le generazioni future non devono essere ipotecati.
Tuttavia, mettere l’accento sulla razionalità contadina non significa un semplice ritorno indietro o una glorificazione romantica dell’ingegnosità popolare. Questa costituisce certamente un punto di partenza importantissimo, anche se troppo spesso trascurato, al fine di identificare le potenzialità dell’ambiente naturale ed anche di quello culturale. Ma la prudenza ecologica e l’attenzione agli effetti sul lungo periodo non sono per nulla incompatibili col ricorso a tecniche avanzate di produzione che si ispirino alle ultime conquiste della scienza biologica e della tecnologia. D’altro canto sarebbe falso assumere come criterio di valutazione il grado di naturalità dei sistemi di produzione, non meno di quanto sia sbagliato assimilare il grado di artificialità della nozione di progresso. Come ha dimostrato a suo tempo René Dubos (1976), il problema non sta lì. Molte collettività locali, nel corso della storia, hanno prodotto e producono ancora a fini produttivi ed ornamentali ecosistemi artificializzati e tuttavia atti a sopravvivere sul piano ecologico.
Il vero problema di oggi è come guidare lo sfruttamento delle risorse naturali esistenti nelle superfici di collettivo godimento nell’interesse di chi di esse ha il diritto, originario, d’uso (la generazione attuale e quelle future), di chi fatica a garantirsi la rappresentanza, di chi è tenuto per statuto ad operare in direzione della salvaguardia del patrimonio civico.
Il tema generale sarà sviluppato attraverso relazioni di base affidate ad autorevoli studiosi della materia e interventi programmati su argomenti di rilevante interesse culturale ed operativo.

Il programma dei lavori della XIV Riunione scientifica ed altre informazioni sul Centro Studi si possono trovare sul sito internet all’indirizzo www.jus.unitn.it/usi_civici/.