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"La Vicìnia"
Mai dal 2002
 

TERRE CIVICHE NELLA MONTAGNA DEL FRIULI



Son trascorsi 5 anni dalla mobilitazione popolare del 1997 a difesa delle Terre civiche e 4 dalla “Conferenza regionale sugli Usi civici e sulle Terre e Proprietà collettive” del 14 marzo 1998, a Villa Manin. Ciononostante le rivendicazioni e le promesse politiche di allora son rimaste lettera morta. La Regione non ha colmato le sue pesanti lacune legislative, nè ha operato per favorire la risoluzione dei contenziosi o per sbloccare i procedimenti amministrativi tuttora pendenti. La conflittualità fra le amministrazioni comunali e i detentori degli antichi diritti resta altissima e gli istituti scientifici regionali rimangono assenti in un campo di studi e di ricerca che in regioni a noi vicine assumono invece particolare vivacità. Perciò le riflessioni e gli obiettivi indicati dai Comitati per la difesa degli Usi civici di Arta Terme, Forni di Sotto, Pesariis, Ravascletto e del Carso, nel “Documento-Proposta” del 1997, restano tuttora un punto di partenza irrinunciabile per una trattazione motivata e concreta della problematica delle Terre civiche nella montagna del Friuli.
Significativo patrimonio storico, economico e culturale, le terre civiche del Friuli-Venezia Giulia in passato hanno rappresentato un esempio di gestione oculata e corresponsabile del territorio e dell’ambiente naturale. In alcuni casi, dove le popolazioni sono state interessate alla loro amministrazione, lo rappresentano tuttora. Ma, ancor di più nell’immediato futuro, possono costituire un fattore di sviluppo per quelle zone della nostra regione solitamente considerate svantaggiate. Spinti da questa convinzione, i Comitati per la difesa degli Usi civici di Arta Terme, Forni di Sotto, Pesariis, Ravascletto e del Carso e la Commissione per gli Usi civici del Comune di Ravascletto, interpretando i risultati del convegno “Le Terre civiche della montagna del Friuli-Venezia Giulia”, svoltosi a Ravascletto il 27 settembre 1997, con la partecipazione dell’avvocato Cesare Trebeschi del Foro di Brescia, del professor Pietro Nervi, docente di Economia politica montana e forestale all’Università di Trento, e del dottor Enzo Benedetti, coordinatore dell’assise, si rivolgono agli amministratori comunali, sovraccomunali e regionali e all’intera società civile, friulana e giuliana, per avanzare le seguenti considerazioni e proposte.

IL DOCUMENT DAI COMITÂTS POPOLÂRS

1. La gestione delle risorse naturali non può prescindere dal coinvolgimento e dalla responsabilità delle comunità locali e di tutti gli organismi che le rappresentano.

Pertanto, i Comuni
ai quali il legislatore statale attribuisce la responsabilità principale nella gestione del territorio (LS 142/1990), rispettino e valorizzino le antiche Terre civiche. Tramite esse, infatti, le comunità partecipano attivamente alla tutela e alla conservazione del patrimonio ambientale e sono incentivate a perseverare nelle tradizionali forme di sfruttamento agricolo.
I Comuni inseriscano nei propri statuti la presa d’atto e il rispetto della storia e delle tradizioni degli Usi civici e riconoscano il ruolo delle Amministrazioni separate dei beni civici frazionali, le quali non possono essere considerate un organismo antagonistico o concorrenziale rispetto agli enti locali, in quanto espressione autentica delle comunità e forma preziosa di partecipazione e coinvolgimento delle popolazioni nella costruzione del bene comune.

2. L’incertezza legislativa, la farraginosità burocratica, i ritardi amministrativi sono fonte di gravi tensioni fra popolazione e amministrazioni locali, determinano inconvenienti e disfunzioni, espongono a rilevanti rischi sia gli utenti dei Diritti di uso civico, che spesso vedono negati o compressi indebitamente diritti intangibili sia gli amministratori comunali, che talvolta tendono a favorire provvedimenti di archiviazione per il timore di problemi e complicazioni.

Pertanto, la Regione
dando finalmente attuazione al principio enunciato dall’art. 9 comma 4 del DPR n. 469/1987, si doti immediatamente di tutte le funzioni amministrative che concernono il riordino degli Usi civici.



Ciò al fine di:
A. avviare a rapida soluzione il problema dell’accertamento della natura e della destinazione delle Terre civiche (e dei diritti collettivi connessi), ponendo così fine al grave stato di incertezza e di confusione esistenti;
B. riorganizzare e razionalizzare gli Uffici regionali che si occupano della materia, al fine di accrescerne l’efficienza operativa;
C. garantire trasparenza ed efficienza al «Commissariato per la liquidazione degli Usi civici», riservando ad esso l’esclusivo e specifico compito del giudizio.
Una volta acquisite tutte le attribuzioni, la Regione potrà attuare una incisiva politica di programmazione e di rilancio delle Terre civiche.

3. Perché gli Usi civici rappresentino un autentico fattore di sviluppo non basta una difesa meramente passiva dei terreni in discorso.

Pertanto, Comuni, Amministrazioni separate, Comitati di difesa, Regione, Università, Istituti di ricerca
in funzione di una destinazione più proficua e maggiormente rispondente alle nuove esigenze delle popolazioni locali e dell’intera comunità regionale, avviino un’attività di approfondimento, confronto e analisi delle questioni inerenti alle Terre civiche nel loro complesso. Tale attività deve essere diretta da un lato a mettere in luce i valori di autogoverno e solidarietà, che sono connessi con tali patrimoni e diritti — di regola inalienabili e imprescrittibili —, dall’altro a evidenziare le prospettive che si delineano nell’ambito delle attività agro-silvo-pastorali, della salvaguardia ambientale del territorio (specie di quello montano) e di ulteriori attività economiche (fornitura di servizi ambientali e turistici, teleriscaldamento, gestione dei parchi...).
A. A tale riguardo si condivide la proposta dell’assessore regionale per le Autonomie locali, Gianluigi D’Orlandi, di convocare entro il mese di gennaio (e comunque prima della conclusione dell’attuale legislatura) una «Conferenza regionale sugli Usi civici», per favorire un autentico cambio di mentalità con l’affermazione della necessità e della convenienza di conservare le Terre civiche e gli Usi civici come fattori di sviluppo dell’intera Regione, tenendo conto che si tratta di beni e diritti storicamente destinati al soddisfacimento di esigenze primarie della popolazione, che vanno mantenuti ed arricchiti a favore delle generazioni future.
B. Tale proposta potrà dare, anche sotto l’aspetto culturale, l’opportunità di affermare la loro definitiva conservazione per legare la storia della nostra gente al proprio territorio e costruire un futuro che abbia serie basi etiche.
C. Si auspica, inoltre, che possa proseguire l’esperienza avviata con il convegno di Ravascletto, favorendo l’incontro e il confronto fra i Comitati che rappresentano le comunità titolari di Terre civiche e di Usi civici. Tale appuntamento avrebbe ancor più significato se fosse ospitato a turno nelle diverse località della Regione maggiormente interessate alla questione.

4. Il regime giuridico delle Terre civiche e degli Usi civici risente dell’inadeguatezza della legge statale 16 giugno 1927, n. 1766 (da tempo superata in molte parti) e anche del ritardo della Regione Friuli-Venezia Giulia che, nonostante disponga di potestà legislativa esclusiva in materia, ha finora legiferato in modo del tutto frammentario.

Pertanto il Consiglio regionale
predisponga, in tempi brevi, una organica legge regionale, che ponga le premesse per risolvere gli annosi problemi del settore.
A. A tale proposito viene sottolineata l’esigenza che tale legge riconosca chiaramente alle comunità locali la titolarità di natura patrimoniale delle Terre civiche ed il diritto di gestirle. Inoltre, coerentemente con tale affermazione, vengano previste norme per la verifica, la valorizzazione e l’amministrazione di tali terreni.
B. In attesa di tale provvedimento, è necessario che la Regione intervenga al più presto, con idonee disposizioni o, se del caso, con provvedimenti amministrativi, per rimuovere rilevanti cause di disagio derivanti da quei decreti di archiviazione, emanati dal Commissario per la liquidazione degli Usi civici per alcuni Comuni della Regione, sulla base di motivazioni incomprensibili, pur in presenza di esercizio attuale e diffuso di diritti da parte degli abitanti delle frazioni interessate.
C. Nel quadro della protezione delle Proprietà collettive, il convegno di Ravascletto ha pure auspicato che, con opportune modifiche e integrazioni normative da adottare sollecitamente, vengano eliminati gli ostacoli che si frappongono all’operatività della legge regionale n. 3 del 1996, relativa alle «Comunioni familiari montane», tuttora inapplicata.

A CONCLUSIONE, SI RIBADISCE CHE:


LE TERRE CIVICHE VANNO CONSIDERATE UN INESTIMABILE «BENE COMUNE» DI PUBBLICO E GENERALE INTERESSE


I BENEFICI DA ESSE DERIVANTI NON RICADONO SOLTANTO SULLE POPOLAZIONI TITOLARI DI PROPRIETÀ COLLETTIVE O ESERCITANTI DIRITTI DI USO CIVICO, MA SULL’INTERÀ SOCIETÀ REGIONALE E STATALE


LE TERRE CIVICHE RICHIEDONO, OLTRE ALLA TUTELA, UNA GESTIONE CHE SUPERI LA RIDUTTIVA CONCEZIONE DEL SOLO «PRELIEVO» E CHE RAPPRESENTI ANCHE UNA VERA «GESTIONE PATRIMONIALE», DI TIPO USUFRUTTUARIO (IN BASE AL PRINCIPIO SECONDO CUI LA PROPRIETÀ DELLE TERRE CIVICHE APPARTIENE ALLE GENERAZIONI FUTURE, IN UN’OTTICA DI EQUITÀ INTERGENERAZIONALE E DI RINNOVABILITÀ DELLE RISORSE).