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"La Vicìnia"
Lui dal 2008
 
Una cippatrice della Regola di San Vito al lavoro

I tre capisaldi delle Regole cadorine
FAMIGLIA, TERRITORIO, ORGANIZZAZIONE
Un intervento del presidente delle Regole di San Vito, Gian Pietro Menegus

[Gian Pietro Menegus, presidente delle Regole di San Vito]
Le Regole del Cadore, a cui appartengono fin dalle origini anche le Regole di San Vito, sono delle antiche forme di organizzazioni sociali sorte spontaneamente che fondano le loro strutture su tre capisaldi: la famiglia, il territorio posseduto e goduto in comunione dalle famiglie, l’organizzazione.

La famiglia era e resta la base e il nucleo delle Regole con una proprietà privata costituita da casa, campi coltivati, e prati falciabili organizzata in forma imprenditoriale.
La casa era suddivisa tra la parte abitativa e le strutture funzionali all’azienda agricola con annesso fienile, stalle, depositi di granaglie, locali di lavoro. L’insieme di case formavano nuclei aggregati e raggruppati per risparmiare territorio produttivo. L’organizzazione dei campi coltivati adiacenti i villaggi nelle zone di fondovalle, risale alla notte dei tempi prima dell’avvento dei romani i quali riformarono l’antico sistema fondiario secondo la storica ben nota centuriazione di cui ancora oggi sono visibili le tracce sul territorio.
I prati falciabili scelti lungo i pendii assolati a quote superiori costituivano la risorsa foraggiera per l’allevamento del bestiame ovino e bovino soprattutto. Attorno ai campi e ai prati erano confinati i pascoli comuni primaverili e autunnali con le antiche “vizze”, quali territori boscati protetti e vincolati per la produzione di legname e legnatico per le esigenze delle famiglie e della collettività regoliera.
Alle quote superiori i colonelli segativi, porzioni di terreno collettivo assegnato alle singole famiglie annualmente per sorteggio.
Infine i pascoli comuni estivi con le casere e i ricoveri dei pastori che furono oggetto nei secoli di molte contestazioni e rivendicazioni con le Regole vicine.
Tutto il sistema ruotava attorno alle famiglie regoliere che formavano l’organizzazione sociale meglio conosciuta come Regola o Foula, che doveva disporre nell’interesse di tutti e vigilare sul rispetto e l’applicazione dei Laudi.
Dopo il 1338 con la costituzione del Cadore in un territorio unito e autonomo, con proprio Statuto, si costituirono, anche nuove istituzioni a carattere pubblico, conosciute come Centene o Centenari che comprendevano il territorio di più Regole. Questo sistema organizzativo sociale e territoriale funzionò per molti secoli fino quando le leggi napoleoniche del 1800 costituirono i Comuni amministrativi attuali e le Province.
La legge regionale veneta n. 26 del 1996 seguita alle disposizioni dell’articolo 3 della legge statale n. 97 del 1994, e delle altre leggi precedenti in materia di Regole quali il decreto legislativo n. 1104 del 1948, e la legge sulla montagna n. 1102 del 1971, fu la legge riparatrice che diede alle antiche Regole la personalità giuridica di diritto privato riconoscendone il compito preminente di tutela ambientale e di sviluppo socio-economico del territorio montano a beneficio della Comunità Regoliera. La legge regionale n. 26 del 1996, a nostro avviso è una buona legge. Alla sua stesura hanno partecipato tutti i soggetti interessati e personalità giuridiche di grande rilievo come il prof. Alberto Germanò, ordinario di diritto agrario comparato nella facoltà di scienze politiche dell’Università degli studi La Sapienza di Roma.
Con questa legge le Regole di San Vito, come altre del resto, poterono riprendere possesso degli antichi beni, e riprendere l’amministrazione secondo l’antica consuetudine indirizzata alle esigenze della vita di oggi. Trovarono un accordo con l’amministrazione comunale per una convivenza pacifica e solidale, cedendo al Comune alcune aree regoliere di interesse pubblico per le attività artigianali, turistiche, e per l’edilizia popolare.