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"La Vicìnia"
Lui dal 2008
 
Ruggero Grandelis, presidente della Regola di Campolongo

Alfia Pomarè, neoeletta amministratrice della Regola di Campolongo insieme a Tiziana Marta
L’esperienza della Regola di Campolongo presentata dal mensile “il Cadore”
UN ESEMPIO DI MODERNITà
Via libera alle donne; il primo regoliere di colore; il coinvolgimento degli emigranti

[Guido Buzzo e Yvonne Toscani]
Riproponiamo integralmente l’ampio servizio pubblicato dal periodico della Magnifica comunità di Cadore “il Cadore” nel giugno scorso.
In esso, Guido Buzzo e Yvonne Toscani presentano alcune importanti innovazioni introdotte dalla Regola di Campolongo nelle proprie istituzioni.
La portata di tali novità viene sottolineata anche nell’intervista con il presidente della Regola cadorina, Ruggero Grandelis.


La Regola di Campolongo reclama una posizione che la ponga al centro dell’attenzione sia in Cadore che nel Bellunese. E ciò per tre motivi “globalizzanti”: il primo riguarda l’inserimento delle donne, il secondo la presenza di un regoliere di colore, il terzo il fatto che gli emigranti non più cittadini italiani continuano comunque ad essere membri dell’antica istituzione.
Dunque, come noto, il 13 aprile scorso, nella frazione più orientale del territorio comunale di Santo Stefano si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Consiglio d’amministrazione della Comunione familiare, per le quali nell’unica lista presentabile figuravano anche due donne, entrambe poi risultate elette.
Per il comprensorio è stata una novità assoluta, poiché la Regola di Campolongo è stata la prima a spalancare le porte all’altra metà del cielo modificando il proprio statuto. Così, dopo la presenza ufficiale all’assemblea dello scorso luglio, qualche settimana fa la partecipazione femminile è stata ben visibile all’intermo del “listone”, tra gli elettori e negli organismi per il controllo delle votazioni per l’ufficio elettorale.
Alla fine le donne che hanno ritirato e depositato la scheda nell’urna sono state 58 su 83 iscritte all’anagrafe (70%) e questo è stato il responso delle urne: Ruggero Grandelis voti 206; Lorenzo Coluzzi 175; Riccardo De Bernardin 138; Alfredo Casanova 127; Riccardo De Zolt 118; Marcello Pomarè 113; Francesco Pomarè 112; Alfia Pomarè 111; Giovannino Grandelis 108; Tiziana Marta 89; Roberto Pontil 87; Stefano De Zolt 84.
La Regola di Campolongo presenta però anche altre novità, dimostrando come le istituzioni possano cambiare pur preservando le loro peculiarità. Il mondo regoliero, da sempre geloso e chiuso nel proprio ambito, restio all’apertura dei varchi per l’accoglimento di nuovi regolieri, nel caso specifico, si è trovato ancora alcuni decenni fa ad affrontare i segni dei tempi che sopraggiungevano, quando Antonio Marta, emigrante in Africa, sposò la signora Adama Dian Diallo, un’analista medico di colore e dal loro matrimonio nacquero tre figli, un maschio e due femmine: Luigi, Valentina e Marianna. La famiglia, dopo una lunga permanenza a Campolongo per motivi di lavoro si trasferì a Padova ed ora Luigi Marta, ventiseienne è regoliere a tutti gli effetti.
Antonio Marta fu anche protagonista, in Guinea, di un’azione di coraggio. Mentre lavorava su una piattaforma al largo della costa, con prontezza di spirito e coraggio eccezionali, dimostrando elevate doti di abnegazione, fratellanza e solidarietà umane, salvò da morte sicura alcuni compagni di lavoro bianchi e neri che, già privi di sensi, giacevano in un compartimento stagno invaso da gas venefici. Un gesto eroico che gli valse il premio dal Consolato italiano cui si aggiunse il “Riconoscimento di merito Ana Cadore”.
Infine, il 25 marzo 2007, l’assemblea generale della Regola ha approvato di accogliere al suo interno gli emigranti anche se hanno peerduto la cittadinanza italiana. Per il presidente, Ruggero Grandelis, è un modo per far sentire coloro che hanno lasciato Campolongo, spesso “esportando” inventiva, predisposizione al sacrificio e caparbietà nel raggiungere traguardi di assoluto rispetto in ogni campo (intellettuale, artistico, culturale, artigianale ed industriale), più legati al proprio paese d’origine e per far sì che idealmente possano sopportare la lontananza con minor sofferenza.

Intervista a Ruggero Grandelis presidente della Regola di Campolongo

Pari opportunità nel fuoco-famiglia per le donne

Tre le innovazioni significative: l’inserimento delle donne, la presenza di un regoliere di colore, la permanenza come membri dell’antica istituzione degli emigranti non più cittadini italiani

Perché avete accettato nella Regola di Campolongo le donne?
Semplicemente perché nel Laudo era introdotto il Fuoco-Famiglia per cui tutti i membri della stessa hanno pari riconoscimento e opportunità.

Ritorniamo dunque al passato, quando bastava che la donna fosse più abbiente rispetto al marito per avere la possibilità di trasmettere il suo cognome ai figli, con buona pace per i sostenitori della discendenza agnatizia.
La loro esclusione dai vertici della Regola negli ultimi due secoli era più un atteggiamento maschilista che una presunta incapacità delle donne; lo dimostra il fatto che nelle Regole di Cortina ed in altri enti di proprietà collettive hanno dato e danno il loro contributo forse di più e meglio di tanti maschi, avendo sensibilità più marcate nei diversi problemi.

Quali ruoli verranno assegnati alle due donne elette?
Le donne avranno assegnati i ruoli che competono ai maschi tenendo presente che i vari referati sono distribuiti con voto segreto in seno al Consiglio della Regola. Nel caso nostro, le donne avranno degli incarichi nelle varie commissioni dove il loro apporto risulti più confacente.

Quindi la Regola di Campolongo ha introdotto nel suo Laudo il principio di pari opportunità tra uomo e donna?
Le pari opportunità ci sono per le donne vedove e nubili essendo le categorie più deboli in seno alla Regola. Risulta infatti che le donne sposate e componenti il fuoco-famiglia sono tutelate nella famiglia stessa ed hanno la possibilità di rappresentare il marito od i figli nell’Assemblea generale con una semplice delega. Rispetto ad altri ordinamenti, vedi i Laudi di Cortina, le nubili e le vedove mantengono il loro diritto anche se conviventi con familiari maschi.

Secondo lei quale contributo possono dare le donne nella conduzione della Regola e per animare il paese?
Certamente hanno sensibilità maggiori sconosciute al mondo maschile e sanno riconoscere i bisogni della famiglia e della società. Torniamo ancora al passato quando la donna ha “tirato la carretta” in tutti i peggiori periodi della nostra storia passata e recente allevando i figli e lavorando duramente quando i mariti erano lontani per le ripetute guerre ed emigrazioni, magari in mezzo a fame, pestilenze e carestie.

Le donne hanno un sesto senso per cui possono avere capacità di scelte imprevedibili? È d’accordo?
Sicuramente, proprio per quanto detto sopra, hanno sensibilità diverse nel trattare i vari problemi contingenti anche di difficile soluzione.

A Campolongo c’è stata una donna che ha onorato il paese dal punto di vista culturale: è Elsa De Zolt, la prima poetessa e scrittrice del Cadore, in tempi non facili in cui le donne erano emarginate nel campo della letteratura e dell’arte; qualcuno propone di ricordarla con una targa. La Regola ora con la presenza delle donne nell’amministrazione dovrà recepire la proposta, attuandola costituirà un punto base e di forza per un’azione sicura dell’attività delle due amministratrici. Cosa ne pensa?
Ancora adesso la figura della scrittrice è rimasta alquanto in ombra e non è molto conosciuta la sua importanza dal punto di vista culturale nel panorama Cadorino e paesano. Sono sicuro che non appena le due amministratrici avranno la possibilità di approfondirne la storia sapranno certamente dare il giusto risalto così come per il passato è stato fatto per lo scultore Geremia Grandelis.
Visto che questa intervista sarà pubblicata sul “Cadore”, porto inoltre a conoscenza dei nostri emigranti la bella iniziativa approvata dall’Assemblea generale lo scorso 25 maggio 2007, di accogliere gli emigranti in seno alla Regola anche se hanno perduto la cittadinanza italiana. Si sentiranno sempre più legati al loro paese e se, Dio voglia, tornassero, sicuramente non perderanno gli eventuali benefici acquisiti nei paesi dove hanno duramente lavorato, sofferto angherie ed umiliazioni e per fortuna, non di rado, sono riusciti a farsi stimare per le loro doti di inventiva, predisposizione al sacrificio e caparbietà nel raggiungere traguardi di assoluto rispetto in ogni campo intellettuale, artistico, culturale ed anche artigiano e industriale.

G. B.

“il Cadore”, giugno 2008