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"La Vicìnia"
Lui dal 2008
 

Un interessante articolo dal periodico “Il Cadore”
UNA SFIDA NUOVA PER LE REGOLE
Il valore del bosco, come capitale naturalistico e ambientale, è aumentato a dismisura

[Livio Olivotto]
Il periodico della Magnifica comunità di Cadore “Il Cadore”, nel numero di marzo, ha pubblicato in prima pagina un ampio articolo dedicato al futuro delle Regole.
Intitolato “Una sfida nuova per le Regole”, l’articolo di Livio Olivotto era corredato, a pagina 4, da una presentazione sulla realtà dell’istituto regoliero e su come esso ha «positivamente inciso sull’economia locale, mantenendo l’integrità dei boschi e la proprietà collettiva».
Di seguito riproduciamo integralmente i due “pezzi” di Olivotto.


Nel 1955, poco più di 50 anni fa, una Regola del Comelico, tagliando in un anno un quantitativo medio di circa 1400 metri cubi di legname (secondo le assegnazioni dei piani forestali), di cui il 73% venduto a prezzo pieno, incassava un valore attualizzato di circa 300.000 euro. Oggi la stessa Regola per l’identico quantitativo di legname, incassa la miseria di 56.000 euro. Negli ultimi cinquant’anni il prezzo medio del prodotto legno è infatti diminuito dell’81%, da 275 a 52 euro al metro cubo. In termini generali il valore del quantitativo annuo di legname tagliato in Comelico (circa 23.000 mc.) è diminuito da oltre 4.700.000 euro a 897.000 euro.
Nello stesso arco di tempo è notevolmente aumentato il costo del lavoro, al punto che nel 1955 un mc. di legname retribuiva un mese di lavoro nel bosco; oggi lo stesso quantitativo non basta a retribuire una giornata.
Le cause di questa crisi profonda sono molteplici e di diversa natura. Dai fattori di natura interna, come gli eventi naturali che incidono sul sistema foresta (schianti, nevicate, alluvioni, ecc.), ai fattori esterni legati alla crescita degli scambi commerciali tra Stati (Austria e Nord Europa in particolare), all’andamento dei prezzi delle merci e dei prodotti petroliferi, al miglioramento e alla diffusione dei surrogati del legno. Il risultato di tale crisi è evidente: il potere economico delle Regole è diminuito in modo drammatico, le ditte che operano nel settore del taglio e dell’esbosco sono state decimate, l’intera filiera in montagna attraversa momenti di chiara difficoltà.
Eppure, paradossalmente, il valore del bosco, inteso come eco-sistema di capitale importanza naturalistica e ambientale, negli ultimi anno è aumentato a dismisura, anche se da tale valore aggiunto le Regole e gli altri protagonisti della filiera legno non hanno tratto vantaggio. Da queste semplici considerazioni dovrebbe scaturire un impegno generale verso una “modernizzazione” dell’istituto regoliero e delle sue finalità: dalla naturale vocazione silvo pastorale, ad una gestione più aperta e collaborativa delle risorse in chiave economica, turistica e sociale. Le opportunità non mancherebbero. Il Piano di Sviluppo Rurale ha previsto molteplici misure per il sostegno alle attività della filiera legno e per la tutela ambientale; la richiesta di realtà agrituristiche con “pacchetti” integrati è uscita dall’area di nicchia per divenire abbastanza comune e diffusa. Naturalmente è necessario offrire servizi di qualità vista la grande concorrenza esistente sul mercato. Si tratta di una sfida nuova, per molti versi difficile e complessa, che richiede notevole flessibilità e spirito innovativo. Solo così però il secolare istituto regoliero potrà continuare a incidere positivamente sull’economia locale, come ha fatto per secoli, mantenendo l’integrità del bosco e della proprietà collettiva, ma non tralasciando le istanze dello sviluppo futuro dela montagna.

Cosa sono le Regole

Per secoli l’istituto regoliero ha positivamente inciso sull’economia locale, mantenendo l’integrità dei boschi e la proprietà collettiva.

La natura giuridica delle Regole ha rappresentato un difficile problema a cui dottrina, giurisprudenza e legislatore hanno spesso dato soluzioni differenti. Tali ordinamenti hanno a lungo oscillato tra pubblico e privato, per poi definirsi in una sorta di regime misto (privata è oggi la natura istituzionale dell’Ente – sotto la forma di “altre società”), mentre di interesse pubblico e sottoposto a vincoli è parte del patrimonio dell’Ente stesso. La disciplina attuale vigente si fonda sull’art. 10 della L. 1102/1971 e sull’art. 3 della L. 97/1994. La legge 1102/1971 ha rappresentato una vera svolta nel panorama giuridico statale, per questa tipologia di Enti. Soggette per lungo tempo, come enti pubblici, alla disciplina prevista per gli usi civici (che sono cosa ben diversa dalla proprietà collettiva “a mani riunite”) le Regole vedono finalmente riconoscere dalla legge la validità degli antichi statuti e consuetudini, affermandosi la natura privata di tali enti, pur soggetta a controllo e vincoli particolari.
La nuova normativa non ha dato luogo alla soppressione di ogni controllo sulle Regole. La stessa esistenza del vincolo di inalienabilità, indivisibilità e destinazione a fini agro-pastorali del patrimonio comporta la necessità che tale vincolo sia rispettato. Sono caduti i controlli preventivi su bilanci e programmi, ma sono rimasti i controlli tecnici dell’autorità forestale. L’amministrazione delle Regole soggiace alle norme e ai controlli previsti per gli altri enti privati e alle forme di pubblicità contemplate dagli statuti e dai regolamenti regionali previsti dall’art. 10. L’ultimo intervento del legislatore statale, la legge n. 97/1994, all’art. 3 “Organizzazioni montane per la gestione di beni agro-silvo-pastorali” cita espressamente le varie ipotesi di comunità di villaggio, comunque denominate, affidando alle Regioni il compito di provvedere al riordino della disciplina esistente «al fine di valorizzare le potenzialità dei beni agro-silvo-pastorali in proprietà collettiva indivisibile, inalienabile ed inusucapibile». La legge conferma che «alle organizzazioni predette è conferita personalità giuridica di diritto privato» e che a loro è riconosciuta l’autonomia statutaria collegata agli antichi laudi e consuetudini. Resta affidata alle Regioni la competenza in materia di cambio di destinazione dei beni, le garanzie per la partecipazione alla gestione (in assenza di norme di autocontrollo fissate dagli enti), le forme specifiche di pubblicità dei patrimoni, le forme sostitutive di gestione dei beni in caso di inerzia o di impossibilità di funzionamento per gli enti stessi.

“Il Cadore”, anno LVI – N. 3 - Marzo 2008