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"La Vicìnia"
Jugn dal 2008
 
Il santuario di Mont Sante di Lussari/Monte Lussari/ Višarje/Luschari

Una nuova minaccia al patrimonio comune della Val Canale
GIù LE MANI DAL LUSSARI

[Il Consiglio pastorale parrocchiale di Camporosso]
Il Consiglio pastorale parrocchiale di Camporosso prende nuovamente posizione sui progetti di sviluppo turistico che vorrebbero sacrificare il principale sentiero di accesso al santuario mariano di Mont Sante di Lussari, in Val Canale.
Il documento è stato pubblicato anche dal settimanale di Udine La Vita Cattolica il 31 maggio 2008


Monte di Santo Lussari; Sv. Višarje; Luschari: già da questa denominazione si dovrebbe capire che il luogo interessato è prettamente «luogo santo», riservato ai pellegrini che dal 1360 salgono per venerare la Madonna.
La presente valutazione non è una casuale ma una convinta difesa di un luogo dove centinaia di migliaia di pellegrini cercano e trovano luce, serenità e pace.
Già da oltre 700 anni i pellegrini hanno percorso un sentiero, dove nel silenzio della natura integra, hanno potuto riflettere, pregare ed elevare l’anima a Dio e stringere amicizie, superando le divisioni ideologiche, confinarie ed etniche di lingue e culture diverse.
Italiani, sloveni e austriaci si sono identificati in quella fratellanza di fede e di amore alla Madonna che nessun grande della storia finora ha saputo realizzare. Mutare questa secolare storia per motivi di solo sviluppo turistico, significa togliere a questi tre popoli una parte della loro anima e ridurre tutto a interesse economico.
Dei nove sentieri che portavano al santuario, la via più antica è quella di Zamline (dietro i mulini) che partendo dalla colonna dell’Angelo, per secoli e secoli fu percorsa da innumerevoli turbe di pellegrini, provenienti da ogni parte dell’Europa. La cronaca del santuario ricorda che nel 5° centenario (1860) i pellegrini accorsi a Lussari furono circa 100 mila, chiamati lassù non dal turismo di massa, ma dal desiderio di ritrovare ai piedi della Madonna quella pace, forza e speranza tanto necessarie per la vita.
Alla fine degli anni ’30, lungo il sentiero vennero erette le stazioni della Via crucis, segno e identificazione della sofferenza umana. Date queste premesse, ci domandiamo se è possibile una coesistenza di questo meraviglioso bene ambientale e religioso con una pista e una strada moderni che la affiancherebbero, stravolgendo completamente la storia di un sentiero antico percorso da milioni di pellegrini?
Il santuario posto in cima al monte è faro di luce (il toponimo Lussari deriva da «luogo di luce») e di speranza per i tre popoli che trovano un punto di riferimento per la loro fede. Quanto è stato fatto lungo i secoli, dalla piccola cappella alla chiesa attuale, tutto è stato fatto per conservare quel clima di oasi, di silenzio e di preghiera tipico di un luogo santo. Chi non ricorda le meravigliose processioni della sera attorno alla collina, con il canto delle litanie della Madonna, canto che ha risuonato e risuona nel silenzio delle nostre vallate?
Tutto questo, con i discutibili progetti moderni, dovrebbe forse sparire?
Già troppe antenne, già troppi sbancamenti e i nuovi progetti turistici hanno stravolto e potrebbero ulteriormente stravolgere Lussari, e certamente non rispettano la natura del luogo.
Tutto ciò riduce a turismo profano ciò che per centinaia di anni era luogo di preghiera. Pensiamo che sia necessario fermare quello sviluppo che danneggia l’uomo nella sua dimensione storicamente religiosa e ambientale. La diocesi di Udine e le confinanti diocesi di Klagenfurt e Ljubljana e centinaia di migliaia di cristiani sono solidali con il Consiglio pastorale della parrocchia di Camporosso, che desiderano conservare nella sua integrità l’accesso al santuario e l’oasi di pace e di bellezza naturale. Lussari non è un «borgo di Tarvisio», ma «Santuario del Monte Santo», dedicato alla Madonna per i tre popoli confinanti.
Conserviamo, allora, il santuario e tutto ciò che riguarda la sua integrità, come i nostri antenati ce l’hanno consegnato. Facciamo appello a tutti coloro che sono preposti allo sviluppo turistico della montagna, di tenere in massima considerazione queste nostre osservazioni e questi nostri desideri. Essi non nascono da prevenzioni di alcun genere, ma solo dal desiderio di preservare i nostri beni religiosi, storici e ambientali.