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"La Vicìnia"
Mai dal 2008
 

Un intervento del professor Giorgio Franceschetti
CAPACITà IMPRENDITORIALE E FUTURO DELLE REGOLE

Il periodico bellunese “Ladins”, edito dall’Ufize Liam Ladin (www.ibrsc.sunrise.it), nel numero di maggio ha iniziato la pubblicazione di un recente intervento del professor Giorgio Franceschetti sul futuro delle Regole.
La prima puntata, intitolata “Nella capacità imprenditoriale il futuro delle nostre Regole”, è stata presentata da “Ladins” con le seguenti considerazioni: «Le Regole, elemento importante delle nostre terre, saranno capaci di un futuro prospero se si inseriranno nell’ottica dello sviluppo sostenibile della montagna a vantaggio sia dei suoi abitanti sia della pianura veneta».
Grazie al mensile bellunese, anche il sito di “La Vicìnia” può pubblicare il contributo del prof. Franceschetti.


PER UN FUTURO DELLE REGOLE

di Giorgio Franceschetti

Introduzione

Questo mio intervento ha lo scopo di proporre alcune idee sul tema dello sviluppo sostenibile per le aree di montagna e richiamare l’importanza di avere maggiore dimestichezza nel realizzare dei progetti da rivolgere a varie istituzioni locali, nazionali o comunitarie. Già ora e in futuro, è da prevedere che per gli enti pubblici esisterà sempre meno la possibilità di ricevere dei trasferimenti finanziari; da parte di Istituzioni private con interessi collettivi, quali le Regole, si apre una fase nuova per poter acquisire contributi per interventi sul territorio, ricorrendo a fondi diversi attraverso la predisposizione di progetti.
Se non si avrà infatti una capacità propria progettuale e se non si utilizzeranno gli strumenti della programmazione per rivolgersi ad un ente finanziatore, si rischia di non godere delle possibilità finanziarie offerte e di conseguenza non disporre dei mezzi per poter intervenire sul territorio.

La legge n. 26 del 1996 sulle Regole

La legge n.26 del 1996 sulle Regole, che vede interessati il maggior numero dei presenti, è una legge regionale un po’ particolare, nel senso che, per quanto mi è dato a conoscere, è stata concepita in tempi brevi, a differenza di altre leggi che hanno avuto una incubazione molto più lunga. E’ nata da un dibattito tra persone che avevano a cuore i temi e il futuro della montagna veneta e tra questi Don Sergio Sacco, l’avv. Ivone Cacciavillani. Già allora, si constatava come la montagna avesse grandi difficoltà a rinnovarsi malgrado nel dicembre 1994 fosse stata emanata una importante e interessante legge quadro nazionale sulla montagna italiana e la Regione Veneto avesse promulgato leggi di materia (ad esempio quella agricola) di una certa rilevanza. Di fronte ad una situazione di quasi paralisi, malgrado un buon palinsesto normativo, si pensava che fosse stato vincente giocare la carta di “trasferire” la gestione del territorio ai cittadini, i quali nei secoli passati attraverso il sistema regoliero avevano ben gestito il loro patrimonio e ne avevano determinato una saggia tutela e un equilibrato sviluppo.
Pertanto, anche alla luce del successo delle Regole Ampezzane, si intendeva promuovere una qualche iniziativa nella fattispecie una legge, con lo scopo di rinforzare il sistema regoliero la dove era già esistente o di favorirne la rinascita in quei luoghi ove queste erano state tralasciate o ombreggiate da vicende storiche avverse.
Dalle conoscenze possedute nei riguardi delle vicende regoliere del Cadore e del Comelico di questi 10 anni successivi in entrata in vigore della legge regionale 26/1996, ho l’impressione che esse, dopo un iniziale avvio di entusiasmi e di attività prevalentemente di natura amministrativa, siano un po’ paralizzate da vicende diverse e non abbiano avviato quelle iniziative auspicabili. per poter valorizzare il loro territorio e far buon uso del loro patrimonio. In altre parole sembra che le Regole abbiano oggettive difficoltà per poter movimentare quel poco o quel tanto a loro disposizione per arrecare beneficio ai Regolieri e all’intera collettività residente nel territorio. Ho quasi l’impressione che talune proprietà, che potevano essere foriere di rendita, siano viste come un qualcosa che possa creare problemi, invece che poter dare proventi.
Ho accennato con quale aspettativa sia nata la legge sulle Regole, perché allora si sperava che essa avesse quei germi vitali per poter migliorare lo status qualitativo e forse anche reddituale di qualche famiglia delle aree di montagna a complemento di quanto potesse promuovere la Comunità montana o i Gruppi di Azione Locale nell’ambito del programma LEADER che già operano da alcuni decenni. Le Regole potrebbero costituire quello strumento in più nel territorio per portare a dei significativi miglioramenti anche sul piano della coesione sociale che è alla base di quello che sociologi ed economisti chiamano capitale sociale, la cui carenza pregiudica fortemente il miglioramento del sistema economico locale.

Lo sviluppo sostenibile per la montagna

La Regola benché non sia una istituzione pubblica, al pari di un Comune o di una Comunità Montana, è comunque deputata a promuovere per ciò che le è proprio, prevalentemente la tutela e la valorizzazione ambientale, qualcosa di simile all’Ente pubblico, favorendo una partecipazione democratica in modo tale da contraddistinguersi da una società privata (di tipo cooperativo o società di capitali). Può sussistere il fatto che i soggetti che promuovono interventi sul territorio siano più d’uno (oltre al Comune la Provincia, la Comunità Montana i GAL), con il pericolo di creare qualche confusione e/o sovrapposizione; tuttavia anche la Regola se adeguatamente inserita, può costituire una sinergia a livello locale e come tale rappresentare un fattore di successo nel territorio.
Il palinsesto di riferimento nelle azioni progettuali che si possono ipotizzare, è quello che fa riferimento allo sviluppo sostenibile riferito alle aree di montagna che prevede, per l’appunto, la conservazione del capitale naturale pur in presenza di una crescita economica. Va ricordato che la montagna possiede molti elementi favorevoli alla definizione di un modello di sviluppo sostenibile; affinché quest’ultimo sia realizzato, appare necessario concretizzare in modo sincrono – fatte salve le peculiarità delle singole realtà – numerosi obiettivi. In particolare sarà necessario:
- Riconoscere la ricchezza e la specificità del patrimonio ambientale montano e la sua varietà in termini di: geomorfologia, fauna, flora, riserve idriche, clima, risorse naturali, paesaggi ed ecosistemi. Tale capitale naturale non è importante solo per la montagna ma per tutta la collettività.
- Non sottovalutare la fragilità, la sensibilità e i limiti naturali degli ecosisistemi montani.
- Essere consci del fatto che le aree montane svolgono numerose funzioni di interesse pubblico, il che può giustificare la necessità di tutelare questi territori anche con specifiche misure di sostegno finanziario.
- Riconoscere che i territori e le popolazioni montane hanno delle esigenze specifiche e richiedono quindi interventi ad hoc.
- Assicurare all’ambiente montano una protezione adeguata. La tutela ambientale è un pilastro dello sviluppo sostenibile. Dovrà essere mantenuto l’equilibrio ecologico e la grande biodiversità dei sistemi naturali; particolare attenzione dovrà essere rivolta alla conservazione degli ecosistemi, del paesaggio naturale e rurale e dei siti storici ed archeologici. Le risorse naturali (acqua, foreste, suolo, fauna,…) dovranno essere utilizzate in modo parsimonioso e secondo i criteri della sostenibilità.
- Arrestare il processo di spopo¬lamento e ridurre l’erosione socioeconomica delle aree in declino. La presenza umana è infatti al centro dello sviluppo sostenibile dei territori montani, in quanto qui più che altrove l’uomo esercita un ruolo insostituibile per il presidio e la manutenzione del territorio e del paesaggio, nonché per il continuo monitoraggio ambientale
- Salvaguardare la cultura e le tradizioni locali, messe in pericolo non solo dallo spopolamento ma anche da fenomeni di omologazione culturale alla pianura.
- Aumentare le sinergie tra i diversi settori economici, in particolare tra il turismo, l’agricoltura, la silvicoltura, la zootecnia, l’ambiente e l’artigianato. Da ciò deriverebbe anche una positiva riduzione dei conflitti oggi presenti tra questi comparti.
- Consolidare o rivitalizzare l’agricoltura e la silvicoltura di montagna quali attività fondamentali per lo sviluppo del territorio. Si tratta di attività che, oltre alla funzione produttiva, esercitano importanti funzioni di utilità generale. Sarebbe giusto affiancare al tradizionale sostegno strutturale e compensativo alle aziende agricole anche una remunerazione economica per i servizi ambientali svolti (ciò che in parte già sta avvenendo con il PSR).
- Aumentare la competività dei prodotti e servizi della montagna attraverso valori aggiunti legati all’ambiente e alla territorialità, ovvero puntando sulla qualità e tipicità. Strumenti utili in tal senso potrebbero essere le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (DOC, DOP, IGP,…).
- Consolidare o aumentare la forza dell’economia turistica, privilegiando forme ecocompatibili (es. agriturismo, turismo rurale,…) non trascurando però le forme tradizionali.
Per il raggiungimento di tali obiettivi non si può prescindere da una strategia di tipo collaborativo tra cittadini-autorità pubbliche-imprese che miri a concentrare gli sforzi di tutti gli attori sociali verso il raggiungimento della compatibilità tra il sistema socioeconomico e quello naturale. Imperativi strategici per rendere possibile tale intervento dovranno essere:
1) l’aumento dell’informazione e la sensibilità ambientale dei cittadini, delle aziende e dei decisori politici,
2) le strategie per rendere economicamente conveniente la tutela ambientale.
Il cambio di indirizzo è quello di puntare al raggiungimento degli obiettivi sopra esposti attraverso il cambiamento del sistema delle convenienze economiche che regolano i mercati.
La qualità ambientale dovrebbe “convenire” alle imprese e ai consumatori. Per questo si ritiene la collaborazione una componente necessaria: ciascuno dovrà lavorare in questa direzione usando tutti gli strumenti a sua disposizione, nella consapevolezza che la tutela ambientale è una necessità ma anche una possibile fonte di reddito nonché una componente importante del benessere di una società.
Gli stretti e complessi legami e relazioni esistenti tra imprese, consumatori ed autorità pubbliche rendono indispensabile un’azione concertata, in quanto nessuno di questi agenti, da solo, può avviare e portare a termine una “riconversione ecologica” del sistema economico, né a livello locale né globale. Dunque sia le imprese, che i consumatori (e le regole si connotano in entrambi queste figure) dovranno intraprendere nuove azioni, con il supporto economico e legislativo dello Stato e degli Enti locali.

Prospettive per le Regole

La prospettiva delle Regole e delle sue pur gracili organizzazioni è pertanto quella di prendere atto che oggigiorno non pochi finanziamenti viaggiano nella direzione della valorizzazione ambientale, cioè verso un qualcosa che le Regole hanno da sempre sostenuto ed esercitato. Chi più di altri ha in mano la proprietà di patrimoni ambientali se non le Regole? Le Regole Ampezzane, ad esempio, hanno il 60% del territorio del Comune di Cortina d’Ampezzo (il più vasto del Veneto); ma anche altre Regole ad esempio del Cadore come quella di San Vito, di Pozzale, di Auronzo, ecc.: detengono migliaia e migliaia di ettari di terreno, terreni spesso marginali, terreni prevalentemente boschivi, che sono però ricchi di qualità ambientale.
I capitoli dei grandi l finanziamenti, nello scenario internazionale nei prossimi anni, sono legati ai temi della dematerializzazione delle produzioni, della produzione di pochi rifiuti (urbani ma anche industriali), del risparmio energetico, della gestione ambientale quale motore di cambiamento dell’economia. Tutto ciò che attualmente può apparire come vincolo, come peso, come maggior costo per la propria economia aziendale ha la prospettiva di diventare invece un fattore incentivante.
Nella prospettiva dello sviluppo sostenibile, di cui si è detto sopra, e della globalizzazione, che sono i due grandi punti di riferimento attuale, non possiamo prescindere da quanto sopra accennato; i grandi patrimoni che sono detenuti dalle Regole venete dovrebbero quindi stimolarle ad utilizzarli in maniera nuova ed adeguata per il futuro.

I programmi Life

Tutti sanno che il settore agricolo e quello ambientale sono governati dall’Unione Europea, anche se in Italia sono presenti due ministeri, quello delle politiche agricole-forestali e quello dell’ambiente, che in realtà svolgono un ruolo prevalentemente di rappresentanza. Su questi settori, prioritariamente ci si rivolge all’Unione Europea che fa riferimento, nella logica della sussidiarietà, alle Regioni italiane ed europee.
L’Unione Europea, sul piano ambientale, ha tra gli altri un programma denominato Life, il quale ha tre capitoli: “Life natura”, “Life ambiente” e “Life paesi terzi”. A parte questo ultimo, che non è di interesse delle Regole, gli altri due sottoprogrammi Life sono importanti per le Regole, perchè sono quelli che hanno prodotto le famose zone di protezione speciale (Zps), e i siti di interesse comunitario (Sic) assai numerosi e vasti nel Veneto.

All’interno di queste zone ci sono probabilmente anche ampie proprietà delle Regole ed esservi dentro può costituire una fortuna, perché sono zone potenzialmente designate a ricevere dei finanziamenti. Nel programma Life ci sono infatti delle notevoli opportunità di contributi, delle quali i Regolieri potrebbero avvantaggiarsi.

Ci sono anche altre opportunità a livello nazionale

Nel marzo del 2007 l’Italia ha recepito una direttiva comunitaria e si è impegnata entro il 2020 a ridurre del 20% i cosiddetti gas serra e anche a rendere più efficiente tutto il sistema energia; si è impegnata di produrre energia pari al 20% in più da fonti rinnovabili di cui un 8%, di questo 20, da biomasse e da biocarburanti. Non solo, quest’anno, è sorto il mercato volontario nazionale per l’acquisto e la vendita dei diritti di emissione di CO2. L’ENEL si è accaparrata milioni di ettari, non di proprietà, dove smaltire i propri rifiuti gassosi, in fattispecie i fumi delle centrali che producono CO2 nell’aria.
La domanda che ci si potrebbe porre è la seguente: sono le Regole preparate ad avanzare domanda nel modo e nel luogo idoneo per il servizio di depurazione compiuto dagli alberi che si trovano all’interno del loro patrimonio boschivo di loro proprietà?
Il 16/05/07 l’Unione Europea ha recepito il piano italiano per la riduzione del gas serra, attribuendone una certa quota, quindi viene riconosciuta all’Italia una possibilità di assorbimento di gas serra dall’Unione Europea, con relativi contributi.
Esistono quindi delle opportunità che vanno colte: si potrebbe ipotizzare che un insieme di Regole si organizzino, ricercando un esperto che sappia dialogare con gli idonei uffici italiani e dell’Unione Europea, e si dia da fare per portare a casa contributi, da utilizzare per la propria collettività.

Il bosco non rende quasi niente attualmente; 10 milioni e 200 mila ettari circa di territorio ricoperto da boschi, pari a 1/3 della superficie nazionale italiana, rendono in termini di prodotti legnosi e non legnosi circa 500 milioni di Euro, pari al bilancio dell’Università di Padova: questa è l’apporto al P.I.L. dei boschi italiani. Va tuttavia ricordato che i boschi hanno un valore monetario ben più elevato, per i servizi ambientali che arrecano alla collettività.

I G.A.L.

Un altro programma comunitario molto importante è il cosiddetto approccio Leader gestito a livello locale dai G.A.L. (Gruppi di Azione Locale).
Sono questi delle organizzazioni, che prevedono al loro interno una presenza maggioritaria privata, cioè accanto alle tradizionali presenze dei Comuni, Comunità Montane, Provincia, è previsto che ci sia in numero maggiore rappresentato da organizzazioni o Enti privati pro-loco, sindacati, gruppi di opinione, ecc. e, in questo ambito anche le Regole. Potendo essere partecipi all’assemblea o al Consiglio Direttivo di questi G.A.L., le Regole possono dare il loro contributo di proposte e derivarne dei possibili vantaggi, poichè anche i G.A.L. dispongono di contributi da non sottovalutare. Su tale opportunità vi parlerà la dott.ssa Pisani tra qualche minuto.

G. F.

Estratto da DOLOMITI, n. 3, giugno 2008