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"La Vicìnia"
Mai dal 2008
 

Incontro fra la Comunità di Marano e il Coordinamento provinciale
LAGUNA MARANESE: RIPRENDERE IL DIALOGO

La Comunità di Marano da tempo sta tentando di ricostituire la propria comunione familiare, ovvero il patrimonio civico della laguna (8mila 700 ettari). Non soltanto per vicinanza ideale, ma per mettere a punto anche un sostegno concreto alle azioni intraprese dall’associazione locale, nei giorni scorsi, il presidente provinciale del Coordinamento della Proprietà Collettiva, Renzo Trentin, e il responsabile del Progetto di assistenza gestionale, Delio Strazzaboschi (www.terrecollettivefvg.it), si sono incontrati a Marano con il direttivo della Comunità lagunare (www.comunitadimarano.it).

Il presidente Fabio Formentin ha illustrato tutte le azioni pubbliche, e giocoforza anche giudiziarie, intraprese per giungere al riconoscimento formale della Comunione familiare maranese, che per tanti secoli – quando era pacificamente riconosciuta dal Patriarcato di Aquileia, dalla Repubblica di Venezia, dall’Impero austro-ungarico e dal Regno d’Italia – è stata la condizione indispensabile per la protezione e la promozione di un patrimonio naturale unico al mondo. Nessun tipo di progetto economico o turistico – ha convenuto con la Comunità di Marano il presidente provinciale Renzo Trentin – potrà avere successo senza l’effettivo coinvolgimento e il protagonismo progettuale e gestionale della comunità locale e senza il rispetto dei suoi usi e costumi secolari, che sono indissolubilmente legati ad una pesca da sempre rispettosa del patrimonio lagunare, per ovvie ragioni di sopravvivenza.
I portavoce provinciali della Proprietà Collettiva hanno altresì espresso piena solidarietà alle famiglie dei pescatori maranesi, per i tristi fatti di cronaca che hanno profondamente impressionato la comunità locale nei mesi scorsi.
Delio Strazzaboschi, infine, ha ricordato che il Coordinamento regionale della Proprietà Collettiva in Friuli-V. G. rappresenta ormai più di 90 soggetti (Amministrazioni separate di diritto pubblico e Comunioni familiari di diritto privato), per un patrimonio complessivo di circa 40mila ettari di terreni, oltre a edifici, malghe, alberghi e rifugi alpini. «Grazie anche al successo di alcune nostre esperienze, ma soprattutto per interesse diretto delle piccole comunità, riceviamo continuamente richieste tese a conoscere, capire e, se possibile, ricostruire i patrimoni civici, che in regione sono stati a suo tempo ufficialmente accertati in ben 46 Comuni. La battaglia ideale per la Comunione familiare di Marano, poi, oltre a ripristinare un diritto storico, ha un grande valore simbolico: i pesci dal mare, come il legname dal bosco, sono risorse che devono essere restituite alle comunità locali. Confidiamo che il nuovo governo regionale dica con chiarezza se i patrimoni civici sono una risorsa per la collettività o un problema burocratico, ma siamo certi che la sensibilità del presidente Renzo Tondo contribuirà a rasserenare gli animi e a far riprendere il dialogo diretto fra amministrazione regionale e comunità locale».

La storia della Comunità

La Comunità di Marano è la comunione famigliare di diritto privato senza fini di lucro tra i discendenti ed eredi degli antichi titolari della laguna maranese. ?Tali beni sono pervenuti in base ad atto del doge di Venezia Tommaso Mocenigo del 18 luglio 1420, che ha confermato i diritti risalenti al tempo del Patriarcato di Aquileia; detto atto è stato riconosciuto valido ed efficace dalla sentenza del Magistrato delle Rason Vecchie del 14 Ottobre 1452.
I medesimi diritti sono stati riconfermati nella Ordinanza 6 aprile 1811 n. 2178 del Direttore generale dell’Amministrazione dei Comuni sotto il primo Regno d’Italia e nella decisione della I. R. Camera Aulica di Vienna del 13 dicembre 1830, giusta nota di data Vienna 24 luglio 1831, e la loro titolarità è stata fatta salva con le norme del Trattato di Pace tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Austria, sottoscritto a Vienna il 3 ottobre 1866, ratificato con R. D. n. 3253 del 14 ottobre 1866 in G. U. del Regno del 15 ottobre 1866, come definito nell’art. 1 dell’Atto di confinazione sottoscritto a Venezia il 22 dicembre 1867 e ratificato con R. D. n. 4444 del 24 maggio 1868 in G. U. del Regno.?
I beni oggetto della comunione privata sono stati censiti nell’impianto del catasto di Marano (c. d. “Catasto Napoleonico” 11 maggio-16 maggio e 30 novembre 1811) - Sommarione n. 1867 al nome della “Comunità di Marano”, superfici totali pertiche censuarie 87.085,85, pari ad ettari 8708,85.? Inoltre i diritti dei maranesi sono stati riconfermati con: Ducale 10 luglio 1549; Ducali 9 giugno 1561 e 29 aprile 1562; Ducale 15 ottobre 1627; sentenze 10 maggio 1666 e 9 luglio 1687 del consiglio dei quaranta ai criminali; Proclami 24 giugno 1711 e 23 giugno 1721, 1726 e 22 aprile 1775; Ducali 27 marzo 1739 e 18 settembre 1745; Investitura 7 maggio 1642 colla quale fu concessa alla Comunità di Marano la pesca nel fiume Stella, ed un’altra di rinnovazione 11 febbraio 1775; Ducale 27 settembre 1721; Contratto di Affrancazione 3 maggio 1867 ed altri.