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"La Vicìnia"
Mai dal 2008
 
Università di Trento: l’annuale Riunione scientifica sulle Proprietà collettive italiane (www.jus.unitn.it/usi_civici/)

È l’esito dei lavori della Commissione ministeriale presieduta da Stefano Rodotà
UN DISEGNO DI LEGGE SUI BENI COMUNI

[Delio Strazzaboschi, segretario regionale delle Proprietà collettive in Friuli e nel Carso triestino]
La Commissione ministeriale sui beni pubblici, presieduta da Stefano Rodotà, ha recentemente presentato un disegno di legge delega al governo per la modifica delle norme contenute nel libro III del Codice civile, al fine di qualificare come beni le cose, materiali o immateriali, le cui utilità possono essere oggetto di diritti (riforma attesa dal 1942), tenendo in alta considerazione i principi costituzionali sopravvenuti al Codice civile.

Un disegno di legge, quindi, pensato per mettere finalmente ordine in un patrimonio pubblico che ha un valore ingentissimo ed è gravemente sottoutilizzato e dalla cui attuazione non deriveranno nuovi oneri e maggiori spese a carico della finanza pubblica.
La più grande innovazione proposta è la distinzione dei beni non in due ma in tre categorie: Beni pubblici, Beni privati e Beni comuni.
Sono Beni comuni le cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali, nonché al libero sviluppo della persona. Essi devono essere tutelati e salvaguardati dall’ordinamento giuridico, anche a beneficio delle generazioni future.
Titolari di Beni comuni possono essere persone giuridiche pubbliche o privati, ma in ogni caso deve essere garantita la loro fruizione collettiva, nei limiti e secondo le modalità fissati dalla legge. Quando i titolari sono persone giuridiche pubbliche i Beni comuni sono gestiti da soggetti pubblici e sono collocati fuori commercio; ne è consentita la concessione nei soli casi previsti dalla legge e per una durata limitata, ma senza possibilità di proroghe.
Sono Beni comuni, tra gli altri: i fiumi, i torrenti e le loro sorgenti; i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i lidi e i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate.
Infine, il disegno di legge prevede esplicitamente che la disciplina dei Beni comuni debba essere coordinata con quella degli Usi civici.
Cinquant’anni fa, le sole Proprietà collettive d’uso civico ammontavano in Italia a 5 milioni di ettari; oggi esse sono stimate in 3 milioni, ovvero 30 mila kmq. Si tratta evidentemente di un patrimonio pubblico immenso, praticamente non gestito, ma ricchezza comune della società italiana e formidabile fattore di sviluppo sostenibile. L’auspicio è che ne possano derivare risultati costruttivi.