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"La Vicìnia"
Avrîl dal 2008
 
Il sito del ministero dell’ambiente con le Zone di Protezione speciale (Zps) e i Siti d’importanza comunitaria

Le Comunelle e gli agricoltori del Carso vincono il ricorso contro Zps, Sic e Iba
SCONFITTA LA BUROCRAZIA REGIONALE
Il territorio non si protegge emarginando le comunità locali

La Comunanza Agrarna Skupnost, che riunisce le 29 Jus/Comunelle e Vicinie/Srenje della Provincia di Trieste, nel corso di una conferenza stampa convocata l’11 aprile presso la propria sede di Padriciano, nella sala riunioni dedicata a Mirko Spacapan, ha reso noto l’esito positivo del ricorso contro la Regione Friuli-V. G. per ottenere l’annullamento, previa sospensione, dell’efficacia della Deliberazione della Giunta regionale 10 febbraio 2006, n. 228 (pubblicata sul Bur n. 9 1.3.2006 - Rete Natura 2000 - Attuazione direttiva 92/43/Cee “Habitat” e direttiva 79/409/Cee Uccelli individuazione sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale: IT3340006 Carso triestino e goriziano) nonché delle deliberazioni della Giunta regionale n. 79 del 19.1.2007 e n. 217 dell’8.2.2007.
Il vittorioso ricorso al presidente della republica era stato presentato il 13 giugno 2007, oltre che dalla Comunanza Agrarna skupnost, anche dalle singole Jus/Comunelle e Vicinie/Srenje della Provincia di Trieste, dall’Associazione dei proprietari privati del Carso, dalla Kmecka Zveza (associazione degli agricoltori sloveni), dalla Federazione provinciale coltivatori diretti di Trieste, dalla Confederazione italiana agricoltori, dalla Confagricoltura di Trieste e Gorizia e dalla Cia regionale del Friuli-V. G.
I contenuti della conferenza stampa sono stati riferiti in un articolo del quotidiano di Trieste “Il Piccolo” del 12 aprile, che si riporta integralmente.


Comunanza agraria, Agricoltori e Coldiretti azzerano le Zone di protezione ambientale

Vinto al Tar il ricorso contro la Regione che attivatasi in ritardo per evitare multe non li aveva interpellati

«Non possiamo usare il territorio solo per evitare sanzioni comunitarie o per imporre direttive. La sentenza del Tar sull’annullamento delle aree protette imposte sul Carso triestino e isontino dalla Regione in osservanza alle direttive europee, dimostra che senza i regolamenti, il coinvolgimento di chi vive su queste aree e gli opportuni piani di gestione non si va troppo lontano». Così Marco Leghissa, presidente della Comunanza agraria, commenta quella sentenza depositata ieri dal Tribunale amministrativo regionale per la quale vengono annullate le Zone di Protezione speciale (Zps), i Siti d’importanza comunitaria (Sic) e le Important Bird Area (Iba) nella parte relativa a una serie di aree del Carso triestino e isontino.
Due i ricorsi (di cui il primo superato dal secondo per difetto d’interesse) inoltrati al Presidente della Repubblica contro la Regione rispettivamente nel 2006 e nel 2007 dalla citata Comunanza agraria assieme all’Associazione agricoltori, alla Coldiretti e a altri operatori del territorio. Il gruppo di ricorrenti aveva aderito a tali ricorsi per tentare la revoca delle delibere regionali n. 29 e n. 217 per effetto delle quali le Zone di protezione speciale sul Carso venivano ulteriormente ampliate. Un provvedimento che la Regione aveva prodotto per dare definitiva esecuzione a quella sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del marzo del 2003 che andava a riferirsi alla condanna della Repubblica Italiana per non avere classificato in misura sufficiente le aree protette utili alla conservazione dei volatili, come prescritto dalla direttiva Iba. La sanzione veniva poi scaricata dal Ministero per l’ambiente in base al principio di sussidiarietà alle Regioni inadempienti, tra le quali il Friuli Venezia Giulia. Questo provvedeva in tempi ristretti a determinare le nuove Zone protette per evitare le pesanti sanzioni (multa oscillante tra 11.904 euro e 714.240 euro per ogni giorno di mancato adempimento, nonché sanzione forfettaria non inferiore a 9.900.000 euro) previste dalla Comunità europea. Su tale procedimento la Comunanza agraria e le altre associazioni di categoria predisponevano ricorsi. «Le delibere regionali – spiega Marco Leghissa – ponevano vincoli alle proprietà pubbliche in misura minima, mentre le Zps andavano ad abbattersi in particolare sui privati e le Comunelle. Noi ci siamo opposti perché nelle procedure effettuate è mancata del tutto un’adeguata informazione e un idoneo sistema partecipativo tra i diversi attori presenti sul territorio». «Il nostro ricorso straordinario – aveva affermato a suo tempo il segretario dell’Alleanza contadina Edi Bukavec – è stato inoltrato perché la Regione ha violato la legge sulla trasparenza e visibilità. Nell’adozione di quelle delibere per le nuove Zps è mancata completamente la concertazione con la popolazione del Carso e i suoi rappresentanti. Un’infrazione grave, perché quando si toccano interessi generali, la consultazione risulta obbligatoria».
Nell’esaminare la questione, il Tar ha dato ragione ai ricorrenti accogliendo il ricorso straordinario. «Cadono dunque le Zone protette determinate in fretta e furia dalla Regione per evitare le multe da Bruxelles – commenta Leghissa – e dunque si torna al regime precedente. L’Ente dovrà ovviamente chiedere una moratoria all’Europa per evitare le pesanti sanzioni. Ma nel ridisegnare le aree da tutelare, credo dovrà necessariamente riprendere assolutamente il dialogo con chi vive e rappresenta il territorio».

Maurizio Lozei
Il Piccolo, 12 Aprile 2008
(pagina 27 – Trieste)