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"La Vicìnia"
Març dal 2008
 
La pagina del Messaggero veneto del 28 febbraio dedicata alla “Guerra delle vongole”

La pagina del Piccolo di Trieste del 29 febbraio, secondo il quale i due pescatori maranesi non sarebbero stati rilasciati il giorno dopo l'arresto
Assalto alla laguna
COSA STA SUCCEDENDO A MARANO?
Tutto ciò che l’informazione regionale non ha mai cercato di capire o voluto dire chiaramente è il vero cuore della questione

[Luche Nazzi]
Cosa sta succedendo nella laguna di Marano? È scoppiata… la pace, come annunciava “Il Gazzettino” del 27 febbraio, in un servizio a piena pagina firmato dal capocronista udinese, Maurizio Bait? Oppure è in corso una guerra, dal momento che il giorno seguente lo stesso quotidiano rendeva conto di un “Assalto in mare ai carabinieri”; con “Il Piccolo” di Trieste a rincarare la dose, nel servizio intitolato “Pescatori di frodo tentano di uccidere un carabiniere”?

Cosa è successo il 26 febbraio?

E se i due pescatori arrestati nelle acque antistanti Aprilia Marittima, nella notte fra il 26 e il 27 febbraio, sono «accusati di tentato omicidio» – come ha segnalato il “Messaggero veneto”, nella sua pagina del 28 febbraio dedicata alla «“Guerra” delle vongole in laguna a Marano» –, possibile che lo stesso giorno il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Udine, Paolo Alessio Vernì, abbia deciso di «rimetterli in libertà», al punto da spingere il giorno dopo lo stesso quotidiano a titolare: “Aggressione al carabiniere, scarcerati i pescatori”?
È vero o no che la versione dei fatti fornita dai militari, in una assai tempestiva conferenza stampa convocata mercoledì 27 dal comandante provinciale, Giorgio Salomoni, è stata completamente contraddetta dai pescatori protagonisti dell’episodio (per uno dei quali i sanitari, dopo avergli suturato una ferita alla testa con 20 punti, hanno dovuto prescrivere la stessa identica prognosi di 10 giorni dell’appuntato che, nel corso dell’abbordaggio notturno, avrebbe rischiato di venire ammazzato)?
E come è potuto accadere che il 29 febbraio la notizia della scarcerazione di Antonio e Carlo Pavan – confermata dal “Gazzettino” (“Scarcerati dal Gip i due pescatori”) e dal giornale radio Rai per il Friuli-V. G. – sia stata negata categoricamente (“Tentato omicidio, restano in carcere i 2 maranesi”) dal “Piccolo” di Trieste?
Eppure il giornalista Giovanni Stocco, autore di quel servizio, sembrerebbe ben documentato. Cita fra virgolette, infatti, ampie dichiarazioni degli avvocati Roberto Mete e Luca De Pauli, difensori dei pescatori protagonisti dell’oscura vicenda, e cita altresì una lunga esternazione del sindaco di Marano Lagunare, Graziano Pizzimenti, che non si limita a considerazioni di circostanza ma che, anzi, tematizza una problematica tanto cruciale quanto finora “oscurata” non solo nei servizi giornalistici di questi giorni ma anche in quelli susseguitisi nei mesi e negli anni precedenti, da quando cioè la legge regionale 31 del 2005 ha scatenato il contenzioso sulla proprietà e sulla gestione della laguna, interpretando il passaggio di competenze avviato dal D. lgs. 265/2001 (“Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Friuli-V. G. per il trasferimento di beni del demanio idrico e marittimo nonché di funzioni in materia di risorse idriche e di difesa del suolo”) come se fosse un passaggio di proprietà.

Le esternazioni del sindaco

«Serve il massimo rispetto dei ruoli e delle istituzioni – avrebbe dichiarato al “Piccolo” il primo cittadino maranese –. È chiaro che la degenerazione a questi livelli sia un chiaro indice dell’esasperazione per una situazione che non è chiara… Da tempo si trascina una condizione di limbo che lede i pescatori. Tutti devono assumersi le proprie responsabilità, dalle istituzioni ai rappresentanti di categoria ai singoli pescatori».
Un appello e un’analisi della situazione incomprensibili se ci si limita alla lettura del servizio di Maurizio Bait, tutto teso a confermare il messaggio positivo lanciato dal titolo: “Marano pesca la pace nell’interesse comune”.
«Armistizio. Nell’interesse di tutti – scrive il capocronista del “Gazzettino”, il 27 febbraio –. Dopo anni di roventi contrasti sulla raccolta delle vongole nella laguna, il nuovo regime di concessioni stabilito dalla Regione sta conducendo verso una gestione unitaria fra la Cooperativa pescatori “San Vito”, largamente maggioritaria per uomini e mezzi, e la società Almar, un gruppo di famiglie maranesi che coltiva una superficie d’acqua e di fondali di cento ettari dopo averla rilevata, negli anni passati, da una realtà in dissoluzione economica».
Che resterebbe di poco chiaro (come invece paventato dal sindaco Graziano Pizzimenti), se davvero il pieno accordo fra Regione e Comune ha finalmente fatto sì che «i maranesi, tutti i maranesi che vivono del loro mare, gestiranno insieme i novecento ettari che il Comune, come la Regione prescrive, ha messo a disposizione con un bando a lotto unico che scadrà l’8 marzo» (come sostenuto dal capocronista del “Gazzettino”)?

In pericolo un sistema millenario

Il fatto è che il nuovo sistema di gestione della laguna di Marano, che la Regione sta tentando di imporre (inizialmente nonostante l’opposizione dell’amministrazione Pizzimenti, poi in pieno accordo), pare fatto apposta per cancellare completamente il precedente regime millenario di pesca e di gestione della laguna che, impropriamente è stato definito “uso civico”, ma che in realtà altro non è che una forma di proprietà collettiva, ben organizzata e in grado di garantire (fino all’assalto degli ultimi anni) risultati ottimi sia in termini di salvaguardia dell’ecosistema sia come garanzia economica per tutti i pescatori di Marano.
La comunità lagunare, intestataria indiscussa di tale proprietà collettiva da tempo immemorabile, si è vista pacificamente riconosciute le sue prerogative nell’epoca patriarcale come in quella veneta e in quella napoleonica, dalle autorità austriache e da quelle italiane e perfino dall’ente comunale (istituito in tempi ben successivi ad essa), fintanto che questi si è ritenuto (com’è realmente) ente esponenziale della collettività e dunque organo gestore di beni altrui.
Ma se la proprietà collettiva viene espropriata, è inevitabile che entrino in crisi i rapporti socio-economici della comunità con il proprio territorio e che, di conseguenza, siano minacciati l’equilibro e la salvaguardia della laguna stessa.

Ciò che informazione e politica hanno taciuto

Tutto ciò è quanto l’informazione regionale non ha mai cercato di capire o voluto dire chiaramente ed è il vero cuore della questione, che pure il consiglio regionale non si è preso cura di approfondire alla fine del 2005, quando ha approvato a tempo di record la legge 31, voluta dalla giunta Illy per sancire la pretesa della Regione di considerare le aree lagunari in assoluta potestà demaniale regionale.
E così, fino ad oggi, sono potute rimanere nascoste le finalità e il disegno complessivo sotteso all’espropriazione della comunità di Marano dalle sue tradizioni e dai suoi diritti
Perché i giornalisti nostrani non si decidono ad interpellare su ciò che sta succedendo in laguna gli assessori regionali Franco Iacop, per quanto riguarda la problematica delle proprietà collettive; Enrico Bertossi e Lodovico Sonego, sui progetti di sviluppo turistico che fanno da “pendant” all’albergo diffuso da 2 milioni di euro nella laguna di Grado e al distretto della nautica, sponsorizzato dalla “Cna”; Enzo Marsilio, sulle modalità di regolamentazione e per lo sviluppo dell’acquacoltura e della molluschicoltura e sull’ingresso in laguna della Lega delle cooperative, tramite la società Almar?
Non pochi quesiti, infine, andrebbero posti a Gianfranco Moretton che, oltre ad essere vicepresidente della giunta, riveste l’incarico di commissario per l’emergenza inquinamento nelle Lagune di Grado e Marano le quali – per colpa dell’inquinamento industriale e non certo dei pescatori – sono considerate siti di interesse nazionale per la bonifica ambientale. Per cominciare, basterebbe chiedergli quanto tempo sarà ancora necessario per giungere alla caratterizzazione del sito potenzialmente inquinato, impiegando i finanziamenti statali già da anni a disposizione.
Di fronte a tali e tante questioni, forse l’impatto sugli equilibri ambientali dell’“ostregher” (il cosiddetto rampone maranese, pacificamente autorizzato dai regolamenti di pesca fin dal 1899, ma in questi ultimi tempi indicato come la causa scatenante della “Guerra delle vongole”) passerebbe in second’ordine.
Ma evidentemente, il sistema informativo regionale questi interrogativi non se li pone poiché preferisce attenersi alle raccomandazioni del sindaco di Marano. Infatti, Graziano Pizzimenti, commentando i fatti del 26 febbraio (quando, non va dimenticato, sono entrati in azione oltre ai Carabinieri di Latisana, il Nucleo operativo ecologico di Udine e il Nucleo carabinieri subacquei di Trieste), ha dichiarato al “Messaggero veneto”: «Spero e auspico che non ci siano affermazioni e informazioni distorte, non corrette di quello che si sta facendo» (28 febbraio) e al “Piccolo”: «Non dovrebbero essere divulgate notizie e informazioni fuorvianti rispetto alla situazione reale della laguna di Marano» (29 febbraio).