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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2008
 
Il sindaco di Grado, Silvana Olivotto. In campagna elettorale aveva promesso ferma contrarietà all’albergo diffuso

Assalto alla laguna: Grado
ALBERGO DIFFUSO: ENNESIMA MINACCIA ALLA LAGUNA

«L’albergo diffuso in laguna potrà a iniziare a ospitare i turisti che amano la natura o che vogliano trascorrere una vacanza diversa, unica del genere, già a partire dai primi mesi del 2009»: secondo “Il Piccolo” di Gorizia del 23 febbraio, questo annuncio “choc” sarebbe stato fatto dal sindaco gradese, Silvana Olivotto, nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’agenzia regionale “Turismo Fvg”, in occasione della Borsa internazionale del turismo di Milano.
L’ennesimo attentato all’integrità naturale e socio-culturale della laguna friulana – che la Regione Friuli-V. G. in barba a sviluppo ecosostenibile e “bilanci ecologici” parrebbe intenzionata a finanziare con 2 milioni di euro – è avversato in ogni modo dalla “Lista verde per Grado”, che si è fatta interprete anche della salvaguardia degli storici diritti di uso civico della comunità lagunare.
Il movimento politico, in cui milita il vicepresidente per la provincia di Gorizia del Coordinamento regionale della proprietà collettiva, Giovanni Mattiussi, oltre a ritenere l’albergo diffuso «il non plus ultra per la bancarotta turistica finale» di Grado, considera tale nuova forma di «affarismo immobiliare» un «cavallo di Troia per saltare gli attuali vincoli di uso civico, ambientalistici ed archeologici».
Le ragioni degli oppositori all’albergo diffuso in laguna sono state ribadite a più riprese e, nel novembre 2007, con il volantino intitolato “S.o.s.” che riproduciamo integralmente.


Il suicidio non solo turistico di Grado continua – esordisce il documento –. Le cause vanno principalmente ricercate in un perdurante ritardo culturale, nel deficit amministrativo e nell’assoluta mancanza di programmazione. Inoltre, nel progressivo prevalere di finalità private su quelle pubbliche che, con qualche eccezione, hanno pressoché svuotato di contenuti e funzioni le improvvisate formazioni politiche locali. Politicamente etichettate a destra, centro e sinistra, ma in realtà, lo ripetiamo, salvo qualche eccezione, in balia dell’opportunismo e rappresentative solo di se stesse. Nessuna meraviglia se vengono sistematicamente surclassate, per non dire altro, dell’affarismo immobiliare. Il quale, da molti anni ormai, non trova ostacoli ad imporre cosa e come costruire. Da qualche tempo punta, per esempio, sui grattacieli. Una follia urbanistica per Grado, giustificata unicamente dai facili profitti pagati con il suicidio, più o meno consapevole, dell’offerta turistica già in drammatica crisi. E punta, soprattutto sull’“albergo diffuso” in laguna: ovvero il non plus ultra per la bancarotta turistica finale. Oltreché un cavallo di Troia per saltare gli attuali vincoli di uso civico, ambientalistici ed archeologici e spianare così la strada a future lottizzazioni. E tuttavia finanziato con due milioni di euro dalla Regione, che sta anche tentando di imporre contro la volontà popolare un cementificio, a nostro giudizio poco meno di una bomba inquinante, sulla gronda lagunare, precisamente a Torviscosa, che ha già reagito con una durissima protesta al limite dell’insurrezione.
Questi diktat della Regione letali per l’ambiente ed il destino di due comunità, benché non suggeriti a quanto consta da qualche esperto afgano, potrebbero ugualmente susitare l’entusiasmo dei Talebani. Dopotutto, secondo alcun attenti osservatori, l’unica differenza starebbe nel fatto che, mentre i Talebani finanziano come è noto la distruzione delle opere d’arte, la Regione finanzia, attraverso l’“albergo diffuso” la destabilizzazione irreversibile della laguna di Grado e Marano: 1/5 dell’intero patrimonio lagunare italiano. Parché poi la città dovrebbe barattare la biodiversità di un habitat unico in Europa e 2 mila anni di storia e di vita in un magico equilibrio con la sua laguna per un piatto di lenticchie? E precisamente in cambio di cosiddette “mini suite” a Porto Buso, ufficialmente per incrementare l’offerta albergiera? Siamo tutti in attesa della risposta dell’assessore regionale. Anche in merito alla logica suicida centrata da anni sull’irresponsabile trasformazione in condomini di decine di alberghi storici in città, da un lato. E dall’altro, sull’altrettanto irresponsabile insediamento a titolo compensativo di strutture ricettive nell’ecosistema lagunare, cioè in un sito impossibile anche per i Talebani. Rientra, a nostro parere, in tale logica anche l’ex stabilimento Safica appena trasformato in albergo ed in attesa, a quanto si dice, di una seconda imminente trasformazione in condominio. Intanto sta lì come un immenso meteorite di migliaia e migliaia di cubi piovuti da altri mondi a sconvolgere i rapporti di vicinato, l’identità collettiva e la qualità della vita dell’intera “Colmata”. A giudizio non solo nostro, un discusso re degli ecomostri. Dove lo trovate infatti un altro visibile a oltre 5 km in sfregio al paesaggio lagunare ed all’ingresso in città dalla ss. Aquileja-Grado? Un oltraggio così colossale all’immagine turistica e storica della città, a nostro avviso, non lo aveva ancora realizzato nessuno.
Par tuttavia di capire che per la Giunta si tratta di un “ecomostro” buono da sottoporre al massimo a referendum. La responsabilità della modifica da albergo ad edificio residenziale verrebbe in tal modo graziosamente scaricata sugli ignari cittadini. Non c’è che dire: una gran furbata per lavarsi le mani in piazza ed arrivare senza intoppi all’ennesima variante al piano regolatore al fine di legittimare, ovviamente in nome dell’interesse pubblico, una modifica della destinazione d’uso milionaria a beneficio esclusivo di soggetti privati. Insomma, la vecchia politica di Ponzio Pilato in versione urbanistica. Ma attenzione! Potrebbe non funzionare. Nell’eventualità di sottostanti abusi edilizi il referendum sarebbe infatti improponibile a meno che qualcuno non intendesse utilizzarlo come un condono edilizio vero e proprio. In tale ipotesi, dovrebbe però anche cercarsi un giudice disposto ad applicare la normativa contro gli abusi edilizi di una delle Repubbliche della banane.
Qualcosa che non va, oltre a diversi esposti presentati a quanto si vocifera in Procura, forse c’è. Diversamente, la proprietà non si sarebbe dichiarata disponibile a demolire 3 o 4 piani. Un conto sono però le illegittimità sanzionabili sul piano pecuniario, un altro gli eventuali abusi costituenti reato permanente e sanzionati con la demolizione. Qui il sindaco deve fare chiarezza e dire al più presto come stanno le cose. Altrimenti, secondo noi, farebbe prima ad indire un referendum sul mistero di Fatima. Dopo la recente sentenza di portata storica della Corte di Cassazione l’eterno carnevale edilizio dovrebbe ridimensionarsi. Le scappatoie e i soliti cavilli tecnico giuridici per sfuggire alle eventuali demolizioni, non sono infatti più consentiti. L’indirizzo della Corte è del resto chiarissimo: il sindaco che non abbatte entro un anno le opere abusive deve essere condannato per omissione di atti d’ufficio. Sulla cronaca de “Il Piccolo” del 30 settembre, è frattanto apparso il seguente proclama in caratteri cubitali: «La Giunta di Grado farà l’albergo diffuso in laguna», seguito da altri comunicati a tamburo battente dello stesso tenore. Vi ricordate la campagna elettorale condotta dal neo sindaco giunto al gran galoppo da Udine in soccorso della comunità calpestata dall’affarismo edilizio e dagli ecomostri? Vi ricordate, supponiamo, anche gli sdegnati comunicati stampa e le planimetrie di alberghi grattacielo volantinati negli ultimi giorni della campagna? E soprattutto le vibranti promesse in difesa della laguna con la ferma contrarietà all’“albergo diffuso”, gridate fin sopra i tetti quando sentiva il fiato di Marin sul collo?
Ebbene! Veniamo a scoprire che era tutta una sceneggiata elettorale, auguri natalizi compresi, recitata però alla grande per beccarsi quegli 800-900 voti in più (moltissimi di nostri sostenitori) senza i quali non avrebbe mai soffiato a Marin l’agognata poltrona di primo cittadino. Ora, con la poltrona al sicuro, visto il noto livello politico di buona parte dei suoi assessori pronti a mandar giù qualsiasi rospo pur di conservare a loro volta la potrona, si è rimangiato la promessa di opporsi all’“albergo diffuso”. E quindi anche la promessa di tutelare l’inegrità della laguna. Un voltafaccia, osiamo immaginare, con il caschè. Il secondo della sua avventura politica gradese dopo quello, ormai leggendario, segnato dal suo acrobatico passaggio da Alleanza nazionale allo schieramento sostenuto dal centro sinistra giusto in tempo per farsi eleggere alla carica di Sindaco. La possibilità di un terzo voltafaccia, politico s’intende, con il suo ritorno sia pure a piccolo trotto in seno ad Allenanza nazionale, non è affatto escluso. Anzi, secondo noi, è altamente probabile. Intanto, anche Pinocchio sa che non c’è stata nessuna svolta nella conduzione del Comune per la semplice ragione che la Giunta di Silvana Olivotto, non è diversa da quella precedente di Roberto Marin: entrambi sostengono infatti l’albergo in laguna.
Una reale svolta, tanto per intenderci, è invece quella di Bolzano dove l’80% di tutte le costruzioni civili è riservato ai residenti. A Grado questa quota, è vicina allo 0%, non perché l’ha ordinata l’ufficiale sanitario, ma per volontà degli amministratori comunali invariabilmente schierati contro il bisogno primario della casa dei cittadini che li hanno eletti. A questo punto, indire un referendum per agevolare la commercializzazione immobiliare dell’ex Safica, anziché per portare anche solo al 30% la quota delle costuzioni riservate ai gradesi, non è una politica di destra contrapposta a una di sinistra o viceversa. Non è nemmeno politica. È semplicemente una fuga da qualunque responsabilità pubblica. Da dove può allora venire una risposta alla lobby immobiliare e dell’albergo diffuso? Certamente non dai partiti in fuga, ma solo da un comitato di cittadini. Esattamente come ai primi anni ’70. Allorché, con il prezioso e decisivo concorso di persone ed anche di associazioni, diversissime per orietamenti culturali e politici, riuscimmo a bloccare il famigerato insediamento, a prima vista inarrestabile, di 6 mila abitanti sul Banco d’Orio. Il resto verrà da sé – conclude l'intervento della “Lista verde per Grado” – perché la laguna di Grado ha molti amici influenti in tutta Italia pronti a raccogliere questo nostro “Sos”.