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"La Vicìnia"
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Da destra: Carlo Grgic e Delio Strazzoboschi, presidente e segretario de Coordinamento regionale della Proprietà collettiva

Il Coordinamento del Friuli e di Trieste incoraggia la giunta regionale
FAVORIRE UNA GESTIONE MODERNA
Potrebbe essere presto licenziata una bozza di legge sulla Proprietà collettiva

Nei prossimi giorni la Giunta regionale dovrebbe licenziare la bozza di legge sugli Usi civici, che poi passerà in Consiglio.
Si tratta di un provvedimento atteso da decenni.
«Confidiamo in un testo semplice e chiaro che, anziché porre nuovi vincoli, permetta una gestione moderna delle Proprietà collettive, valorizzandone le potenzialità e le buone pratiche», è il commento del presidente del Coordinamento regionale delle Proprietà collettive del Friuli e del Carso triestino, Carlo Grgic.


Carlo Grgic, presidente del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, ricorda come in molte valli alpine i popoli avevano conservato forme di auto-amministrazione preromane, anche sotto il dominio degli invasori ed in epoca feudale (come i Fiemmesi, i Cadorini ed i Cimbri). E in realtà, oltre al diritto d’uso su pascoli, alpeggi e boschi, la gestione comunitaria era estesa a tutti i beni collettivi (come il mulino, il forno, l’acquedotto, il lavatoio, ecc.). «Con la nascita dei Comuni, molti beni indivisi furono considerati di proprietà comunale, oppure privatizzati. Dopo la Francia, anche l’Italia, nel 1927, introdusse il sistema centralista, con l’obiettivo di liquidare le Proprietà collettive, inconcepibile forma di possesso tra le uniche ammesse, la privata e la pubblica; non così in Svizzera, ove le proprietà indivise furono riconosciute enti di diritto pubblico. Così anche da noi, a distanza di 80 anni e dopo la legge regionale del 1996 che regolamentò le Comunioni familiari di diritto privato, ci si attende una sistemazione anche delle posizioni delle Proprietà Collettive di diritto pubblico».
Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento regionale, ricorda che nella nostra Regione esistono ben 46 Comuni con accertamento di realtà civiche (mentre 93 non furono mai definite e 80 liquidate). «È ora nuovamente possibile la ricostituzione di tali Proprietà collettive, a condizione però che loro gestione avvenga in modo associato. La terra va rivalutata, sia a scopi produttivi agro-forestali che di fruizione turistica e ricreativa, ed evitando l’imperdonabile spreco di territorio. In montagna, la gestione associata delle proprietà porterà allo sviluppo dell’intera filiera: utilizzazioni boschive coordinate e quindi più redditizie, miglioramento della meccanizzazione e della produttività, investimenti comuni (come ad esempio, l’acquisto collettivo di gru a cavo mobile e processori), aumento dei lavoratori dipendenti diretti (operai sì, ma anche tecnici e venditori)».
La gestione associata consentirà anche la produzione di energia elettrica e di biomasse ad uso energetico, ma soprattutto la realizzazione di sistemi energetici locali autosufficienti, nei quali il fornitore di energia, il gestore dell’impianto di produzione e gli utenti finali, appartengono tutti a quella comunità. Inoltre, le Proprietà collettive potrebbero offrirsi di lavorare i boschi dei privati, laddove i proprietari siano favorevoli, ma anche dei terreni agro-forestali abbandonati, che la recente legge regionale 16 del 2006 consente ai Comuni di recuperare, attraverso il finanziamento di piani di razionalizzazione fondiaria e di riattivazione delle attività.
«Fare in modo che queste realtà continuino ad operare (ancorché con modalità innovative), far rinascere quelle che nel tempo non sono più state gestite e organizzarne la conduzione associata, significa migliorare il patrimonio naturale ma anche vivere pienamente la montagna. Spero davvero che la nuova legge vada in questa direzione», conclude Strazzaboschi.