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"La Vicìnia"
Novembar dal 2007
 
Il numero 11 (giugno 2006) del periodico “Notiziario delle Regole” della Comunità di Spinale e Manez

Il paradosso della Regola è la sua stessa natura: un ente pubblico appartenente a privati in forma indivisa
PUBBLICO, PRIVATO O COLLETTIVO?
Un interessante articolo apparso “Notiziario delle Regole”, periodico informativo della Comunità delle Regole di Spinale e Manez (Tn)

[Nicola Troggio]
Il “Notiziario delle Regole”, periodico informativo della Comunità delle Regole di Spinale e Manez (Trento - notiziario.regole@ragoli.net) ha pubblicato un significativo intervento di Nicola Troggio sull’eterno problema se gli enti gestori della Proprietà collettiva siano enti pubblici o privati. La risposta di Troggio non ammette dubbi.

Un giorno trovai l’avviso di un noto istituto di sondaggi che mi informava di essere stato sorteggiato per un’intervista. L’ennesima intervista, perché in queste cose la fortuna con me si è sempre dimostrata molto generosa.
Alla data stabilita si presentò l’intervistatore per sottopormi le domande, questa volta su tematiche socio-economiche. Tra le tante, c’era anche questa: «Qual è, secondo voi, l’organizzazione più importante, intesa come ente o azienda, presente sul vostro territorio?». Risposi, senza esitare, che l’organizzazione più importante è la Regola.
Capii che fino a quel momento nessuno gli aveva dato questa risposta perché mi chiese di specificare meglio.
Gli dissi allora che la Regola è una Proprietà collettiva appartenente agli aventi diritto, cioè ai Regolieri.
Aggiunsi che se nei nostri comuni qualcuno avesse dato una risposta differente mi sarei stupito, perché in fatto di patrimonio, ricchezza, “storia aziendale”, vorrei proprio vedere quale privato cittadino, ente o società, riesca a competere con la Regola.
L’intervistatore, perché “foresto”, non aveva capito, ma i termini patrimonio e ricchezza sollecitarono la sua curiosità. Allora citai a braccio quello che mi veniva in mente enumerando i beni della Regola, partendo da un territorio di circa 4 mila 640 ettari, 3 aziende di ristorazione in posti unici, qualche condominio, un centro commerciale, 3 malghe, la partecipazione azionaria in un holding per il controllo della S.p.A. Funivie Madonna di Campiglio e via di seguito. Una vera rarità al giorno d’oggi, dissi, perché in Trentino le Regole sono tutte morte già nel 1800!
«Guarda che strano», commentò l’intervistatore picchiettando sul tasto Tab del notebook nel tentativo di posizionarsi sul nuovo campo per la domanda successiva, non ancora pago delle informazioni ricevute.
Allora indicai sulla libreria i due libri della Storia delle Regole, ma spiegai subito che non erano adatti per lui perché trattando di tematiche storiche erano cose da specialisti che richiedono un certo impegno da parte del lettore. Forse il raccoglitore ad anelli sarebbe stato più indicato per un principiante, ma poi la scelta cadde sul libro “A norma di Regola” di Mauro Nequirito (ed. Servizi beni librari e archivistici della Provincia Autonoma di Trento, 2002). A sostegno delle mie argomentazioni è sufficiente il titolo del dodicesimo capitolo: “Le odierne rimanenze degli antichi ordinamenti di villaggio” dove accanto alla Magnifica Comunità di Fiemme e alla Regola feudale di Predazzo vengono citate le Regole di Spinale e Manez.
«La differenza sostanziale è che quelle citate qui sono ancora vive, mentre le altre che erano presenti un po’ dovunque in Trentino sono tutte morte e defunte già da due secoli. La Storia di queste istituzioni cominciata “ab immemorabile” va ancora avanti, le pare poco! Vede che non rientra nei suoi schemi…».
Proseguì l’intervistatore: «E il segno di spunta allora dove lo metto? Sul quadratino di “Ente pubblico” o “Azienda privata”? Questi beni sono pubblici o privati? Non posso mettere due segni, aggiunse, perché il sistema non me lo accetta».
«Ah, davvero! – ho esclamato – è fin troppo evidente, direi lapalissiano! Se il bene è di un Ente pubblico non è privato, ma se è privato allora non è pubblico. Il Cappellaio matto di Alice nel paese delle meraviglie del grande matematico Lewis Carrol sarebbe uno specialista nella questione, nella quale, le assicuro, si sono cimentati illustri luminari, di quelli da parcelle di mille mila euro… La storia sarebbe però lunga e poi quello che interessa a lei è dove mettere il segno di spunta, ma glielo dirò alla fine dell’intervista».
Allora proseguì l’intervistatore: «Quali benefici diretti e indiretti (es. posti di lavoro) porta?». «Qui segni la risposta “altro”, dissi, perché il beneficio concreto che porta la Regola è una “parte di legna” a ogni regoliere. Con quello che costa il riscaldamento al giorno d’oggi! Se viene ad abitare qui e si iscrive all’anagrafe di Regola, tra 30 anni una parte di legna la danno pure a lei. Abbia pazienza, “Figlio di Regoliere è Regoliere”, ma lei che è “foresto” il diritto di Regola deve maturarlo vivendo e lavorando qui. è il “dividendo” che la società distribuisce ai soci, perché se non ricevi niente che interesse hai a che la società esista e funzioni bene?». «Mi sembra un po’ poco con tutto quel patrimonio», aggiunse l’intervistatore.
«Poco è sempre meglio di niente e di sicuro il Comune di Milano non le porta la legna a casa. è un diritto che i Regolieri hanno saputo conservare e mantenere anche in momenti storici ben più difficili del nostro dove sarebbe stato comodo vendere il patrimonio per far fronte alla miseria. Qui non facciamo le cartolarizzazioni come il governo che s’è venduto perfino i palazzi per far cassa pur di non “Mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Sarà costretto a pagare l’affitto in sempiterno oppure riacquistarseli a chissà che cifra! In questo errore c’è purtroppo caduta anche la Regola in un passato non molto lontano con la cessione al “Coni” di una bellissima area a Madonna di Campiglio, ma oggi non si vende più niente. Si fa un contratto e si concede un “diritto di superficie” a chi ne ha bisogno, dietro il versamento di un congruo canone d’affitto. Il paradosso della Regola è la sua stessa natura. Un Ente pubblico appartenente a privati (i Regolieri) in forma indivisa. Il motivo per il quale il patrimonio è giunto fino ai nostri giorni è proprio questo. La Regola però è un Ente che non vive di imposte e tasse come tutti gli enti pubblici, ma deve far fruttare al meglio il proprio patrimonio per conservarlo e migliorarlo.
Il tutto con la massima trasparenza di gestione imposta dall’organizzazione contabile pubblica, mica con società a Panama o alle isole Cayman come hanno certi “privati”. Avrà capito che deve mettere il segno su Ente pubblico se vuol concludere questa insolita intervista».