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"La Vicìnia"
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Dal 15 al 16 novembre, XIII Riunione scientifica a Trento
LA VALENZA AMBIENTALE E SOCIALE DELLA PROPRIETà COLLETTIVA
La Proprietà collettiva manifesta la propria attualità rappresentando il paradigma possibile di una gestione dei beni di godimento collettivo non “pubblica” né “privata”

Diversi e significativi sono i contributi che la Proprietà collettiva può offrire alla società di oggi. La XIII Riunione scientifica, organizzata dal Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive, li metterà in luce dal 15 al 16 novembre. In quei giorni, a Trento, si riuniranno studiosi, ricercatori e amministratori degli enti di gestione di tutta Italia per approfondire il tema: “Proprietà collettiva: attualità di un antico ordinamento con valenza ambientale e sociale”.

Molte, infatti, sono le ragioni che inducono a ritenere la Proprietà collettiva un settore innovativo. Ne sono convinti il comitato scientifico del convegno – composto dai professori Vincenzo Cerulli Irelli e Paolo Grossi dell’Università di Firenze, Geremia Gios e Franco Mastragostino dell’Università di Trento, e Fabrizio Marinelli dell’Università di L’Aquila – e il comitato organizzatore – composto da Luca Battisti, Pietro Nervi e Diego Quaglioni dell’Università di Trento; Pier Luigi Ferrari, presidente della Federazione dei Consorzi forestali e delle Collettività locali; Fabio Giacomelli, presidente del Consorzio dei Comuni del Bacino imbrifero dell’Adige; e Paolo Stefenelli della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto – che per sollecitare la riflessione invitano a prendere in considerazione, fra gli elementi caratterizzanti la Proprietà collettiva, «prima di tutto un criterio di razionalità, diverso dalla logica di mercato, fondato su principi etici complementari di solidarietà sincronica con la generazione presente (equo accesso alle risorse e loro redistribuzione) e di solidarietà diacronica con le generazioni future (necessità di allungare la prospettiva temporale della gestione per opporsi alla mera preoccupazione della resa commerciale immediata ed ai comportamenti predatori sulle risorse)».
In secondo luogo, la Proprietà collettiva riconosce l’ambiente «come potenziale di risorse che possono e debbono essere costantemente al servizio della comunità». Inoltre, la Proprietà collettiva «manifesta la propria attualità rappresentando importanti esempi di migliore regolamentazione sussidiaria, di superamento delle vecchie ricette ideologiche dello “stato” e del “mercato”» e il «paradigma possibile di una gestione dei beni di godimento collettivo non “pubblica” né “privata”».
In un’epoca in cui «avanza un sistema sempre meno “a diritto pubblico” e sempre più a “diritto comune”» – conclude l’invito alla Riunione di Trento –, appare interessante ricercare quelle forme di sapere desumibili dalla «esperienza della gestione dei beni collettivi» ed «individuare quella cultura dell’auto-organizzazione del territorio e della comunità dei vicini che si traduce in un consistente collante per la permanenza nel tempo di queste realtà».
La trattazione del tema generale, sviscerato nelle relazioni, sarà articolata in apposite ricerche su aspetti particolari che investono la specificità della gestione della proprietà collettiva (la cultura della comunità, della solidarietà, dell’auto-organizzazione; la cultura giuridico-istituzionale, economica, tecnologica, ecologica e dell’innovazione e la cultura della conservazione).

Il programma completo della 13a Riunione scientifica è disponibile
sul sito www.jus.unitn.it/usi_civici/.