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"La Vicìnia"
Otubar dal 2007
 
Delio Strazzaboschi

Il punto di vista della Proprietà collettiva
NUOVO PIANO DI SVILUPPO RURALE 2007-2013
Sono indispensabili il collegamenti delle iniziative con il mondo agricolo e forestale e il coinvolgimento delle popolazioni locali



«Natura e storia sono i caratteri di base di un territorio, beni collettivi da difendere come manifestazioni percepibili dell’identità locale. Ma l’importanza attribuita agli aspetti economici e sociali ha fatto dimenticare che gli uomini vivono pur sempre in paesaggi, ambienti estetici che influenzano le qualità abitative e di vita. Il territorio non può perciò essere considerato solo una piattaforma di sviluppo, ma un luogo di risorse accessibili secondo criteri di sostenibilità. E se il paesaggio attuale della montagna deriva dall’azione delle forze naturali ed umane, il giudizio sul suo carattere spetta innanzitutto alle popolazioni».
Interviene così Delio Strazzaboschi, a nome delle Amministrazioni dei beni collettivi del Friuli e del Carso triestino, in qualità di segretario del Coordinamento regionale. «Proviamo a guardare i paesaggi di montagna. Quali emozioni, ma anche intenzioni e azioni, può ispirare un panorama dalle montagne irraggiungibili, che emergono minacciose da un bosco impenetrabile che, a sua volta, assedia gli abitati? Quali sensazioni può provare l’uomo, vivendo una montagna nella quale le aree prive di qualsiasi sua presenza o attività sono ormai la quasi totalità? Impotenza, inadeguatezza, oppressione; insomma: malinconia, pessimismo ed anche inquietudine sociale. Allora, generalizzati interventi di ripristino dei prati e di deforestazione (dei dintorni abitati come dei bordi delle strade) vanno esplicitamente programmati dalla politica. E non si tratta affatto di capricci estetici, ma di reali esigenze di sopravvivenza, anche psicologica, delle popolazioni montane».
Strazzaboschi si augura che le aspettative del nuovo Piano di sviluppo rurale 2007-2013 non vadano disattese. Fra i suoi obiettivi, si prevedono infatti il miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale, la qualità della vita e la diversificazione dell’economia.
Dovrebbero essere finanziati processi coordinati verso l’ambiente e l’energia: la valorizzazione paesaggistica, mediante partenariato pubblico-privato e l’avvio della filiera energetica da biomasse. Infine, nel comparto forestale, il sostegno a investimenti non produttivi ma finalizzati alla conservazione, valorizzazione e fruizione turistica delle aree forestali (sentieri, punti di osservazione, manufatti, ecc).
A ciò si aggiunge, conclude Delio Strazzaboschi, la recente “position paper” del governo italiano sulle fonti energetiche rinnovabili (che dovrà però tradursi in un piano operativo). Sono state pesantemente sottovalutate le barriere non tecniche che ne frenano lo sviluppo, come la numerosità delle normative e la scarsa attenzione alle filiere di successo. A livello locale, poi, non si poteva essere da meno: pochi collegamenti delle iniziative con il mondo agricolo e forestale e scarso coinvolgimento delle popolazioni locali, come nei casi della centrale di Arta Terme e delle altri mini centrali in Carnia.
«Le Proprietà Collettive del Friuli e della Venezia Giulia – sia Amministrazioni separate di diritto pubblico che Comunioni familiari di diritto privato –, che hanno già dimostrato di occuparsi con successo dei beni comuni – conclude il segretario regionale del Coordinamento – sono ancora una volta disponibili ed interessate a fare la propria parte per la salvaguardia e valorizzazione del territorio».