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"La Vicìnia"
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Casera Morareto, proprietà del Consorzio privato di Collina, dal monte Gola (foto Diego Cinello)

I boschi di Vizza Collina e la strada del Fulìn vanno restituiti alla comunità
COLLINA DICE NO ALLA BEFFA

[Luche Nazzi]
I boschi del disciolto Consorzio Vizza Collina Pradibosco non devono essere svenduti e le comunità che ne sono legittime proprietarie devono rientrarne in possesso.
Anche il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva si schiera con decisione a sostegno del Consorzio privato di Collina, sceso in campo contro i Comuni della Val Degano decisi a liquidare «l’ultimo residuo della più antica organizzazione di Carnia» (come l’antica emanazione del Quartiere di Gorto è stata definita dallo studioso Stefano Barbacetto). La ferma presa di posizione dell’organismo che rappresenta il Popolo delle Terre collettive del Friuli e del Carso triestino non è motivata da nostalgie per antiche o sorpassate tradizioni, ma dalla persuasione che il principio costituzionale di sussidiarietà debba essere concretamente applicato e che solo la partecipazione delle popolazioni locali e il pubblico riconoscimento delle rispettive originarie istituzioni siano la leva per un autentico sviluppo locale.


Da alcuni mesi, le amministrazioni comunali di Comegliàns, Forni Avoltri, Ovaro, Prato Carnico, Ravascletto e Rigolato, ritenendosi «comproprietarie» dei terreni del Consorzio Vizza Collina Pradibosco (che assomma complessivamente a 71 ettari di boschi), hanno avviato le procedure per la vendita di parte della proprietà.
In particolare, intenderebbero vendere i 40 ettari di località Fulìn, in Comune di Forni Avoltri. Allo scopo hanno già individuato come unico compratore l’azienda speciale regionale “Consorzio boschi carnici di Tolmezzo” (di cui essi stessi fanno parte). Quanto al valore del bosco, esso è stato stimato appena 144 mila 963,82 euro.
Il Consorzio privato di Collina, con il sostegno del Coordinamento regionale, si è rivolto ai Comuni interessati, alla Comunità montana della Carnia e alla Procura della Repubblica di Tolmezzo, per impedire tale vendita.
Dal momento che la Vizza, prima della requisizione ad opera della Repubblica veneta, era parte integrante della Proprietà collettiva di Collina (come risulta da numerose delibere dell’allora Comune, datate fra 1671 e 1790), essa va restituita ai suoi legittimi proprietari e amministratori e non liquidata, tanto più se i motivi della requisizione sono venuti a cadere.
Anche lo studioso Stefano Barbacetto, nell’opera “Tanto del ricco quanto del povero” (Pasian di Prato, 2000), riconosce come «accettata la natura civica dei beni pubblici di Pradibosco e Vizza Collina». Ed aggiunge che si «tratta di beni di uso civico, e ciò risulta anche da atti ufficiali (vedi ad esempio le delibere del consiglio comunale di Ravascleto n. 44/1998 e 54/1998, riguardanti l’alienazione di 547 mq. del bosco Vizza Collina per lavori stradali)». Alla luce di quanto sta succedendo, il Consorzio di Collina e il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, in attesa di un pronunciamento del Commissario regionale agli Usi civici, rimproverano al Comune di Forni Avoltri di non «difendere i diritti dei propri cittadini».
E denunciano i restanti Comuni del disciolto Consorzio per aver tratto beneficio dai boschi di Collina e Pradibosco «senza perseguire la vera ragione sociale tramandata storicamente, vale a dire la sistemazione e il mantenimento della viabilità nella Val Pesarina e nella Valle del Fulìn», ove la storica e utilissima via di comunicazione Collinetta-Fulìn-Tors è stata completamente abbandonata (nonostante nel 1990, in occasione della lunga interruzione della statale, sia stata l’unico asse di collegamento fra Sappada e Forni Avoltri e il resto della Valle del Degano e che per le frazioni alte fornesi rappresenti una scorciatoia di ben 5 chilometri nei collegamenti con Rigolato).
Gli oppositori della vendita, infine, richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di controllo su ulteriori singolari aspetti dell’operazione e su possibili conflitti d’interesse in atto: dall’individuazione del Consorzio boschi carnici come unico acquirente (di cui gli stessi Comuni venditori sono componenti e che sembra sia già destinatario di un contributo regionale pari al valore stimato dei terreni in vendita) alla decisione di individuare il contraente a trattativa privata diretta; dalla dichiarazione da parte delle amministrazioni comunali che i terreni non sarebbero gravati da alcun diritto di uso civico al fatto che al Comune di Forni Avoltri, sul cui territorio incide l’intera proprietà in vendita, andrebbe soltanto 1/7 del ricavato complessivo.
Il Consorzio privato di Collina, in forza della sua personalità giuridica come Comunione familiare (ottenuta per decreto del presidente regionale nel febbraio 2002), si candida ad amministrare direttamente i beni contestati, rinnovando la richiesta che essi siano restituiti ai legittimi proprietari e alla loro originaria destinazione, ovvero la manutenzione della strada del Fulìn.
Unitamente al Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, inoltre, invita la Regione a recedere dall’intenzione di finanziare il Consorzio boschi carnici per una compravendita che suonerebbe come un’autentica beffa: l’amministrazione regionale che paga un Consorzio di Comuni per comprare dai Comuni stessi una proprietà non loro.