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"La Vicìnia"
Avost dal 2007
 
L’immagine che accompagna l’articolo “La Muraglia di Giau”, nel sito www.dolomiti.org/ita/SanVito/estate/muragliagiau.html

Contestata la ricostruzione della Capanna Gino Ravà, oggi in rovina
I BENI DELLA COLLETTIVITà REGOLIERA SONO SACRI
A Giau, a pochi passi dalla muraglia, potrebbe sorgere un rifugio-ristorante con parcheggio

[Mario Ferruccio Belli]
Il periodico della Magnifica Comunità di Cadore “Il Cadore” (www.ilcadore.it - ilcadore@magnificacomunitadicadore.it), nel numero di giugno, ha preso posizione sulla ventilata valorizzazione turistica della conca di Giau che non trova d’accordo la Collettività regoliera di San Vito. Di seguito la pubblicazione integrale del severo intervento di Mario Ferruccio Belli.

Un’indiscrezione ci ha portato a conoscere un grave pericolo che sta incombendo sui dolci pascoli di Giau. Il progetto ha come scopo la “valorizzazione” turistica della conca; in realtà si tratta molto più prosaicamente di affari studiati su beni che appartengono alla collettività, in pratica alla loro pura e semplice distruzione. Da quanto ci è stato fatto sapere in uno slargo fra i larici, all’altezza delle miniere abbandonate, subito dopo la curva da cui parte il sentiero per Mondeval si vorrebbe costruire un edificio la cui pianta dovrebbe aggirarsi sui 500 metri quadri, con scantinato e forse anche alcune stanze al pano rialzato ad uso alloggio, da adibire a ristorante, bar, rifugio e annesso vasto parcheggio. Non si sa bene se per camuffare la proposta al fine di renderla allettante a certo turismo fuori moda, il progetto riprenderebbe un nome in auge negli anni del fascismo: “Capanna Gino Ravà”. Tre parole apparentemente neutre e comunque vuote di storia che nulla dicono alla gente di San Vito. Esse ricordano la concessione fatta da un podestà per favorire un ricco sportivo veneziano. Allora, come ricordano le persone di una certa età, chi deteneva il potere poteva disporre come fosse cosa propria anche su terreni altrui com’erano e sono tutt’oggi, i pascoli montani delle Regole. È avvenuto in tanti paesi del Cadore, Cortina compresa, che i vari podestà ne approfittassero a volte per amore di carriera o per semplice viltà. I loro nomi non li riportiamo perché non lo meritano. Essi hanno sottratto al pascolo del bestiame luoghi incantati per farne grazioso omaggio a qualche potente dell’epoca, Nulla più. Soprattutto senza che alle popolazioni ne venisse alcun vantaggio. Questo è stato per la cosidetta “Capanna Ravà”. Il tempo, che è galantuomo, aveva fatto andare in rovina quella costruzione che oggi qualcuno vorrebbe invece ricostruire. L’ennesimo scandalo nello scandalo.
Avessero proposto di chiamarlo “Capanna del pastore”; almeno avrebbero salvato la faccia. Avrebbero ricordato uomini che in tempi, non poi così lontani, custodivano il prezioso bestiame e il territorio. Gente nostra. Uomini che hanno una storia, relazioni umane, dei quali sarebbe bello ricuperare il ricordo. Non è forse vero che abitualmente li si invita nelle scuole a rivangare le antiche tradizioni? Invece avanti senza fantasia, con nomi estranei alla nostra cultura. Persone che probabilmente manco sapevano di sfruttare terreni sanvitesi. Puro e semplice servilismo! Ma questo non è il problema. Lassù a Giau, a pochi passi dalla muraglia che si lavora per far conoscere, restaurare. Un simbolo di libertà difeso dagli antenati con coraggio ed enormi sacrifici. Ad un tiro di sasso dalla malga tuttora in funzione. Chissà perché non si pensa a migliorare quella e a traformarla in vantaggioso luogo agrituristico? Lo spazio ci sarebbe, con acqua abbondante e spazio per i parcheggi. Questiono. È più comoda la speculazione, spacciata sotto nomi di fantasia e i cui vantaggi non è chiaro a chi andrebbero.
Ogni volta che abbiamo letto quel termine “valorizzazione turistica” abbiamo sentito odore di bruciato. Abbiamo sempre visto che qualcuno voleva fare un affare con la proprietà degli altri. Cioè nostra. Di noi figli ed eredi degli antenati sanvitesi sempre tenacemente legati alla difesa del loro secolare avito territorio. Gli architetti, gli ingegneri, i geometri – anche di casa nostra ben inteso – hanno come mestiere fare case, ricuperare edifici caduti o cadenti inserirli nel mercato, tramutarli in ricchezza. Un prato, un bosco ricco si ombre e silenzi, una valletta sono quanto di meglio per la loro fantasia. Ma in montagna, sulle nostre montagne, la regola è diversa. Non per nulla esistono le leggi di tutela nazionali e regionali: la Galasso, i Ptrc, tutti gli strumenti di difesa. Ma soprattutto esiste la coscienza civile trasmessaci dai nostri avi, quella che si sposa così difficilmente col cemento armato.
Un ruscello e il vento fra i larici non si coniugano con un parcheggio di autovetture. Un ristorante, un bar dove vendere lucrosamente cartoline e birra nella conca di Giau proprio no! Quanto meno ci vorrà un’assemblea nella quale tutti possano dire la loro. Si deve saperlo prima, non a cose fatte. E se ci saremo sbagliati per troppo amore per il paese, per quelle cose preziose che si stanno scoprendo lassù, per la muraglia, per il sasso rosso oggetto di studio degli archeologi, per le vecchie miniere, chiederemo scusa. Diffidiamo di certe parole melliflue come “Capanna”, di concetti insidiosi che qualcuno ha sussurrato. Ad esempio che cosa c’entra il Club alpino con un ristorante da cartoline accanto alla statale? Sono questi i valori additati ai giovani? E ancora, è vero che ad avere quest’idea bizzarra non sono stati i cosidetti “foresti”, i nemici del patrimonio collettivo, dei pascoli, delle praterie, delle “monti del fieno”, ma addirittura coloro che dovrebbero tutelarli? Sarebbe una bella presa in giro. Non i lupi ad assaltare il gregge ma gli stessi pastori! Abbiamo sempre difeso le leggi del Cadore e i bravi amministratori che se e stanno occupando. Li abbiamo elogiati per le tante cose meritevoli, la ricerca dei cippi di confine, croce dopo croce, pietra dopo pietra, le battaglie per ricuperare le aree usurpate. Ci rifiutiamo di pensare che abbiano avuto un colpo di sonno di tale gravità. E allora? Non lo sappiamo. Si dice che è già stato presentato un progetto per realizzare un’attività turistica lungo la strada di Giau. Le “valorizzazioni” sono state altre volte tentate e anche fermate. Quel terreno è sacro e dunque va assolutamente difeso. Con la tenacia dimostrata dai padri e nella certezza di non essere soli.