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"La Vicìnia"
Mai dal 2007
 
Affollata assemblea dell’Agrarna skupnost

Come l’Agrarna skupnost incarna oggi i valori dell’“Unione dei legittimi possessori”
DA 80 ANNI PER IL BENE COMUNE

L’“Unione dei legittimi possessori”, nata 80 anni fa durante il regime fascista, è stata ricordata dal consiglio generale della Comunanza Agrarna skupnost.

La seduta è stata un’occasione per ripercorrere gli eventi di quel periodo. Il segretario della Comunanza agraria “Agrarna skupnost” Tomaz? Fabec ha iniziato la propria relazione definendo le Comunelle come la forma più antica di proprietà terriera degli Sloveni. Tali comunità si svilupparono nell’ambito di un villaggio o di più frazioni minori con un proprio regolamento svolgendo una funzione sia economica che sociale avendo in proprietà una certa estensione di terreno che utilizzavano in comune. Tali o simili formazioni sociali primarie, preesistenti al vigente ordinamento statale, affondano le proprie radici nell’Alto Medioevo anche nel resto d’Europa. Nei nostri luoghi, questo ordinamento ha acquisito una forma più “moderna” alla metà del XIX secolo, quando gli agricoltori hanno iscritto la terra da loro coltivata e gestita nel cosiddetto Libro fondiario. La costituzione del Libro fondiario è ancor oggi la base giuridica dei beni comuni delle Comunelle, anche se nel 1927 il regime fascista ha voluto modificarne l’impostazione, ponendovi a capo un alto funzionario del governo o altre istituzioni statali. La volontà del regime fascista di minare l’attaccamento dei nostri contadini alla propria terra, fattore di basilare importanza per la nascita dell’ideale di libertà, fu subito denunciata dai massimi giuristi sloveni dell’epoca che, probabilmente a seguito a queste modifiche, organizzarono una difesa preventiva, di cui dà testimonianza “Edinost”, il principale giornale triestino sloveno dell’epoca. Fu costituita, infatti, l’Unione dei legittimi possessori “Zveza upravic?enih posestnikov” con l’'intenzione di difendere i beni comuni delle Comunelle dalla minaccia della “statalizzazione”. Non è del tutto chiaro fino a che punto l’“Unione” abbia potuto resistere al fascismo dopo l’abolizione delle Comunelle, ma è un dato di fatto che la tradizione abbia superato la bufera del regime e in qualche modo sia sopravvissuta anche alla guerra. Nemmeno nel successivo periodo democratico, tuttavia, le Comunelle hanno vissuto tempi favorevoli, almeno finché non si sono verificati nuovi cambiamenti. , Solo una decina di anni fa, in base alla legge regionale le Comunelle del Comune di Trieste hanno ottenuto lo status di persona giuridica. In questo modo, nonostante le molte difficoltà, hanno ricominciato a lottare e solcare la propria terra. Tracciato questo quadro, il segretario si è posto la seguente domanda: la reazione degli intellettuali e patrioti triestini di allora, non è forse simile all’odierna attività della Comunanza Agrarna skupnost? La Comunanza non sostiene forse una posizione e valori simili a quelli riferiti da “Edinost”? Nel concetto di bene comune, ha concluso Fabec, sono riassunti molti valori legati alla vita in comune sul proprio territorio, alle relazioni tra le persone, alla collettività e al territorio stesso.