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"La Vicìnia"
Mai dal 2007
 
Marcello Cimenti, fondatore del periodico “La Vicìnia”

Testimonianza postuma di Marcello Cimenti sull’avvenire delle Terre civiche
UNA LOTTA GLOBALE PER SALVARE LA PROPRIETà COLLETTIVA

[Marcello Cimenti]
Il problema non interessa soltanto il Friuli ma anche diversi Paesi disseminati nel globo. Ciascuno ha la sua storia.






Nel Sud Africa, nella provincia del Capo, venne sfrattata una tribù, appartenente al gruppo Name, da una compagnia diamantifera, su un territorio di 85 mila ettari. Dopo interventi giudiziari in prima e seconda istanza ebbero riconosciuta dalla Corte costituzionale la validità delle leggi indigene non scritte che sanciscono che la proprietà della terra è dei 3 mila indigeni che abitano quella terra. Per le medesime ragioni i Boscimani sono stati sfrattati dalla loro riserva del Kalahari centrale. Dall’altra parte del globo, nella Siberia russa, si cacciano gli indigeni, mettendo in pericolo 200 mila persone. Vengono vendute non solo le foreste ma l’intero territorio il cui sottosuolo è ricco di metano, petrolio, uranio, diamanti, peggiorando sensibilmente il loro tenore di vita che è già inferiore di 20 volte al tenore medio di vita del popolo russo. Negli Stati Uniti, 5 tribù indigene civilizzate vengono cacciate dalle loro terre di origine nell’Oklahoma orientale. Mentre gli indios del Chiapas (Messico) stanno ottenendo legislativamente il diritto di proprietà comunitaria. Andrebbero imitate le prime comunità cristiane. Avevano i loro beni in comunione e della vendita di essi dividevano gli utili secondo i bisogni. Pure in Argentina i Mapuche, abitanti della Patagonia, si videro vendere dal Governo le terre che abitavano da più di 1000 anni, sennonchè l’Organizzazione internazionale del lavoro, con legge 163, è arrivata a sancire i diritti dei popoli tribali sulle loro Proprietà collettive.
Con ciò voglio dimostrare che in ogni dove abbiamo delle forze antagoniste che non vogliono che i sacrosanti diritti di proprietà vengano affermati. Così le cose stanno anche da noi. Troviamo nel Trentino le comunità di Manez e Spinale che per far valere i propri diritti portarono l’istanza giudiziaria fino a Vienna. Le Comunalie parmensi, domini collettivi che interessano le popolazioni delle vallate emiliane dall’arrivo dei Longobardi (568 d. C.), si sono ulteriormente consolidate arrivando ai giorni nostri con strutture invidiabili.
Nella nostra Regione troviamo paesi con attività economica primaria che si basa sui diritti di proprietà collettiva. Tuttavia, dopo 76 anni dal varo della legge 1766, sono ancora 93 i comuni del Friuli-V. G. che non hanno proceduto all’accertamento degli Usi civici. Non basta quanto fin qui esposto, ma esiste un impegno pubblico pronunciato, a nome dell’assessore regionale, da una dirigente della Direzione delle Autonomie locali. L’impegno, dopo 40 anni, di colmare quella inadempienza con una normativa organica.
Riducendo le distanze, guardiamo la nostra Comunità montana della Carnia. Potrebbe darsi da fare per sollecitare il varo di una normativa che regoli tale materia e che ridia i diritti a chi li possiede di riavere le loro proprietà. Ciò rientra nel dovere etico di tutti coloro i quali ci amministrano. Nutro la speranza che l’attuale amministrazione non ripeta ciò che fu fatto il 31 ottobre 1959 quando i Comuni della Carnia ricevettero un caldo sollecito a tenere un atteggiamento passivo verso la richiesta del Commissario regionale del versamento di 100 mila lire per Comune per procedere al riordinamento degli usi civici. Ciò ha significato chiudere la porta, che si era aperta, a chi voleva finalmente regolarizzare una situazione non giusta. Perciò si adoperino unitariamente verso le forze regionali competenti per la soluzione del problema.