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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2007
 
Marco Leghissa, presidente della Comunanza Agrarna skupnost

Srenje e Jus hanno esposto la loro posizione
AREE “SIC-ZPS” SUL CARSO
Il documento dell’Agrarna skpunost

[Marco Leghissa]
La Comunanza Agraria skpnost il 15 dicembre ha inviato alle massime autorità regionali e ai sindaci del Carso (Doberdò del lago/Doberdob, Fogliano Redipuglia/Foljan-Redipulja, Monfalcone/Triz?ic?, Ronchi dei Legionari/Ronke, Sagrado/Zagraj, Duino Aurisina/Devin Nabrez?ina, Monrupino/Repentabor, Sgonico/Zgonik, San Dorligo della Valle/Dolina, Trieste/Trst), nonché alle amministrazioni provinciali, agli Ispettorati ripartimentali delle foreste e agli Ispettorati provinciali dell’agricoltura di Trieste e Gorizia, alle associazioni agricole e al Coordinamento regionale della Proprietà collettiva le proprie considerazioni sulle aree “Sic-Zps” del Carso Triestino e Goriziano. Presentiamo integralmente il documento firmato dal presidente dell’Agrarna skupnost, Marco Leghissa.

In riferimento alla Vs. nota dd. 8 novembre 2006, prot. RAF.13/8.6/109282 avente per oggetto: comunicazioni sulla semplificazione della procedura di rilascio delle valutazioni di incidenza e sul Piano di gestione dell’area SIC-ZPS IT 3340006 Carso Triestino e Goriziano con la quale si chiede un parere sull’elenco allegato al fine di poter predisporre un atto che disciplini l’applicazione della procedura di valutazione d’incidenza nel SIC e ZPS del Carso Triestino e Goriziano, comunicando altresì che l’Amministrazione regionale sta operando anche per la predisposizione di un opportuno piano di gestione del SIC e ZPS del Carso che verrà concordato con le realtà amministrative, economiche e sociali dell’area interessata, ed in riferimento alla Vs. nota dd. 12.12.2006, prot. RAF.13/8.6.121447 con la quale si prorogavano i termini per l’espressione del suddetto parere con la presente si evidenzia alcuni aspetti e considerazioni in merito «all’elenco degli interventi che non possono avere incidenza significative nel SIC e ZPS IT 3340006 “Carso Triestino e Goriziano”».
Nell’elenco da Voi allegato nella nota dd. 8 novembre 2006 riscontriamo che non viene indicato alcun termine (data di scadenza) per la predisposizione dei vari procedimenti e piani in questione; che al punto 11 la superficie andrebbe modificata “inferiore a 300 mq” ed il volume “inferiore a 80 mc”, mentre al punto 12. i muretti in pietrame a secco andrebbe modificata l’altezza “fino a 1,35 m”. E ancora al punto c. la realizzazione di condotte sotterranee andrebbe modificata la lunghezza “inferiore ai 150 m”.
Da un primo esame si denota che il rapporto tra la superficie della provincia e quella destinata alle zone SIC-ZPS nelle varie realtà provinciali della nostra regione è largamente sproporzionato. La Regione Friuli Venezia Giulia ha completamente disatteso lo strumento di gestione al punto da deliberare l’individuazione del sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale su quasi l’intero territorio carsico e goriziano, come si evince dalla mappa del sito digitalizzata su CTRN, costituito per il 30% da proprietà collettive, per il 65% da proprietà di singoli privati, di cui il 95% sono proprietari consorti delle comunioni familiari, e solo per il 5% da proprietà pubblica, producendo così forti danni ambientali per le comunità locali, costrette ad abbandonare l’uso conforme e la tutela del proprio territorio, sin qui da esse praticati, segnando altresì la fine dell’imprenditoria agricola su quasi l’intero territorio. Si precisa che le proprietà collettive, trovano piena collocazione nella pianificazione dello spazio rurale, di cui costituiscono elemento di peso non lieve per la specificità che rivestono in relazione al regime proprietario, di tipo pubblico, quanto alla loro utilizzazione, di tipo collettivo, quanto al loro carattere eminentemente agro-silvo-pastorale. Nonostante i buoni propositi dell’Amministrazione regionale, si riscontra che non vi è stata concertazione tra gli interessati al problema, i legittimi proprietari e possessori dei fondi assoggettati ai vincoli in esame, in contrasto con i più elementari diritti che la proprietà di un bene, conformemente a quanto stabilito dalla Costituzione, garantisce. Di pari passo si è dimenticato, che gli abitanti delle zone appartengono al gruppo etnico sloveno, al quale devono essere garantite, conformemente a quanto previsto dalla Costituzione e dall’art. 21 della legge 38/2001 sulla tutela della minoranza slovena, forme di partecipazione quando si decide sulle sorti della terra in cui è storicamente presente. Pertanto va rispettato l’art. 118 comma 4 della Costituzione del 2001 confermato con il Referendum, in base al quale la Regione dovrebbe favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. Si precisa che le terre civiche storicamente rappresentano un esempio di democrazia gestionale al loro interno, e sono elemento rilevante nella nuova concezione politica rappresentata dalla governance. Nonostante le buone intenzioni di codesta Direzione, si è inoltre dimenticato che l’apposizione di vincoli compromette le potenzialità dei terreni sia in termini agronomico-produttivi, e quindi di reddito, che in quelli mercantili.
Ciò premesso si chiede all’Amministrazione regionale (come già proposto dell’ultima riunione dd. 25.10.2006 tenutasi in Trieste) di impegnarsi con un protocollo d’intesa tra gli interessati, in base al quale si definirebbe oltre ad un giusto indennizzo per il danno permanente che spetta alla collettività ed ai proprietari dei terreni ricadenti, in modo coattivo, nelle zone SIC-ZPS, anche un’equa contropartita che può garantire una conservazione e sviluppo dell’ambiente e dell’agricoltura sul Carso concedendo dei contributi decennali a favore dei consorzi di comunioni familiari ed ai consorti di singole proprietà presenti sul territorio carsico, che hanno in proprietà una grande superficie di terreni agro-silvo-pastorali. Nel medesimo protocollo d’intesa l’Amministrazione regionale si impegnerebbe a far conoscere agli interessati i termini per la predisposizione dei vari procedimenti, atti e piani di gestione coinvolgendo gli stessi in tutti i procedimenti come previsto dalla legge n. 97 del 31 gennaio 1994 “Nuove disposizioni per le zone montane”, secondo cui l’art. 4 dovrebbe garantire alle organizzazioni per la gestione dei beni agro-silvo-pastorali il loro coinvolgimento nelle scelte urbanistiche e di sviluppo locale e nei procedimenti avviati per la gestione forestale e ambientale e per la promozione della cultura locale. La salvaguardia e la valorizzazione delle zone montane e dei beni agro-silvo-pastorali in proprietà collettiva si deve realizzare attraverso forme incisive di tutela e promozione delle risorse ambientali, che tengano conto delle insopprimibili esigenze di vita civile delle popolazioni residenti e dell’autonomia delle organizzazioni montane, al fine di garantire la partecipazione alla gestione comune dei rappresentanti liberamente scelti dalle famiglie originarie stabilmente stanziate sul territorio; ma anche dalla Carta europea sull’autonomia locale approvata a Strasburgo il 15.10.1985, convertita nella legge n. 439 del 30 dicembre 1989 , che prevede la necessità di affidare alle istituzioni di base il più ampio potere decentrato. L’efficienza delle odierne democrazie occidentali può essere sintetizzata in una frase: «Le politiche gestite dall’alto, ma che sono originate dal basso, sono le sole che funzionano effettivamente». Da questo presupposto, si centra sull’origine “dal basso”, “bottom-up” delle politiche e si punta su un approccio innovativo e sul coinvolgimento degli interlocutori nel processo di generazione di idee e strategie su come rendere più sostenibile il percorso di sviluppo. La strategia di fondo è quella di favorire uno sviluppo endogeno, unica tipologia di sviluppo sostenibile nel medio-lungo termine, promuovendo direttamente l’accrescimento di capacity building negli attori locali stessi.