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"La Vicìnia"
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Lo statuto della Associazione Usi civici e Proprietà collettive

L’Associazione Usi civici e Proprietà collettive compie 10 anni
UN’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTEROSI
Intervento del presidente dell’Associazione nazionale Usi civici e Proprietà collettive

[Luigi Cesare Oliveti]
Sono passati 10 anni, da quando un gruppo di persone si è ritrovato davanti al notaio Bafunno (Prato, 2 giugno 1997) per fondare l’“Associazione Nazionale Usi Civici e Proprietà Collettive” (www.members.it.tripod.de/usi_civici/index.htm - oliveti@usicivici.it). Questo gruppo di persone formavano un insieme di “frati laici” capeggiati dal sottoscritto, più… frate e più laico di tutti, che ha creduto e crede ancora di poter incidere significativamente per un nuovo e definitivo assetto (ordine) alla proprietà collettiva così come è avvenuto in tutto il resto d’Europa fin dai primi anni del XIX secolo; mi riproponevo (ci riproponevamo) di chiarire (ripulire) la materia da quegli aspetti ancora nebulosi ed esoterici che fanno ancora comodo a molti, perché da tali nebulose se ne trae meschino potere e occasione di profitto. Illusione, la nostra? Forse. Ma nel mondo qualche… illuso deve pur esserci, anche se col rischio d’estinzione!

Ebbene, che cosa è questa Associazione?
È un’organizzazione di volonterosi dove non conta nessuno, dove non ci sono protagonisti, se non gli utenti civici, cioè coloro che vantano diritti d’uso su determinati ambiti territoriali.
I consiglieri e i soci, che ringrazio vivamente per il disinteressato sostegno, mi chiedono spesso come può avvenire, oggi, che qualcuno possa sostenere una causa non finalizzata a trarne beneficio diretto! …E io mi domando, invece, se è giusto coinvolgerli in questa avventura, dove non si vince niente, non si fruga nell’intimità altrui, non si pettegola, non ci si insulta l’un l’altro con epiteti coloriti, dove chi ne è a capo non veste una divisa, dove nessun partito politico ti considera perché non porti voti a nessuno!
Eppure sono tantissimi a chiedere di parteciparvi e/o di avere consigli, pareri, sostegno davanti agli apparati pubblici (amministrativi e giudiziari) che li considerano soltanto dei disturbatori fuoritempo da un sistema moderno, dove i diritti civici sono solo archeologia (del diritto) e utopia.
Le assemblee annuali dell’associazione e i convegni da essa organizzati e/o promossi periodicamente in più Regioni e nei moltissimi più remoti Comuni, dispersi nel verde Arco Alpino e nel lungo e dissestato Appennino, per lo più ignorati, ma pur sempre sorprendentemente ricchi di storia, per aver visto, e a volte anche subito, la presenza di grandi personaggi della storia del nostro Paese e d’Europa, come Papa Gregorio VII, Enrico IV, Matilde di Canossa, Federico II, Carlo V, Maria Teresa d’Austria, i Savoia, i Medici, i D’Este, i Borboni di Napoli, e i nobili Feudatari come Berlingeri di Carlo III di Napoli, Abati Florenzi e quelli di Montecassino, di Cava, di Fonte Avellana, di San Marco (in Lamis), ecc. ecc., e tanti tanti altri personaggi come i meriodinali Principi Morano, Filomarino, Sanseverino, Caracciolo, Ruffo, e quelli numerosissimi delle ex Provincie Pontificie come i Varano, gli Atti, i Leopardi, ecc. ecc., le assemblee e i convegni, dicevamo, vedono sempre numerosi partecipanti interessati alle nostre… strane problematiche, sperando, forse, in qualche nuova notizia dalle Regioni e/o dallo Stato.
Ma sono poche le novità sostanziali; i nostri governanti sono presi ora dalla Finanziaria, che fa perdere mesi e mesi al Parlamento in un’oziosa e inutile discussione, ora dal dimostrare di chi è la colpa dei nostri ingenti e spropositati debiti; sempre tutti in disaccordo, tutti contro tutti, tranne quando trattano dei loro personali interessi.
Ma noi poveretti ci accontentiamo di predicare, forse al vento. Ci sentiamo come dei topolini, contenti di essere riusciti a fare il solletico all’elefante, per essere riusciti a far varare qualche Legge regionale (Basilicata, Puglia, Toscana, ecc.) e per aver suggerito proposte (ancora!) ad alcune altre Regioni (Marche, Calabria, ecc.), per aver redatto decine e decine di Statuti e Regolamenti d’uso di beni civici per gli Organismi di gestione di tali beni, per aver risposto nel trascorso decennio a oltre 10 mila quesiti (per e-mail, o per telefono, o per scritto), per aver partecipato a numerosi incontri richiesti da privati e da enti pubblici, dalla Lombardia alla Calabria, dal Piemonte al Friuli, con diverse centinaia di trasferte.
L’Associazione è sostenuta da volonterosi che credono in quel che riesce a fare, che, sia pur poco, è tantissimo per un’organizzazione libera da condizionamenti politici o… fideistici. E ciò, in questi tempi nei quali tutto è solo politica, della peggiore specie: se non appartieni a qualcuno, non sei nessuno! E noi non siamo nessuno!
Sentite genti, sentite, di ciò ne siamo persino contenti! Pur di sentirci liberi; e di poter regalare qualcosa di noi stessi a qualcuno che si sente oppresso da una legislazione che penalizza soltanto i più deboli.
Ci sentiamo, tuttavia, un po’ matti, come quelli di Gubbio, matti e contenti, contenti di stare assieme, e di snobbare coloro che di noi ne ridono, pur di fare il solletico alle elefantiache istituzioni pubbliche, nella… speranza che il fastidio le faccia scuotere dal lungo e profondo letargo e ragionare.
E noi insistiamo, testardi come muli, nel gridare, voce nel deserto: che lo Stato con le Regioni, finalmente, tutelino rigorosamente soltanto le terre di fatto silvo-pastorali per il loro valore ambientale che trascende quello economico, e trasferiscano tutti gli altri beni di fatto perduti all’uso collettivo agli Organismi di gestione (Comuni, Asbuc-Frazionali, Università e Comunanze Agrarie, ecc.), alla sola condizione che gli eventuali proventi economici siano destinati a opere di interesse generale delle popolazioni interessate.
Non altro possiamo dire e sperare, ora, se non il dovere di dare un vivissimo ringraziamento a tutti coloro che ci hanno sostenuto e che ancora ci sostengono, da estendere anche a coloro che ci hanno sostenuto sperando di trarne qualche utilità personale e che, delusi, ci hanno lasciato; anche a questi che non si sono sentiti di seguire la… follia (eufollia o illusione) di questa barca che naviga nel mare tempestoso da 10 anni, senza affondare, ma sempre con la bandiera sul pennone a indicare l’unica strada che liberi le migliaia di istituzioni italiane (pubbliche e/o private) dagli incomprensibili lacci e lacciuoli che frenano ogni sviluppo economico di oltre 2 milioni di ettari (gli altri 3 milioni di ettari sono silvo-pastorali), ormai irreversibilmente perduti all’uso silvo-pastorale collettivo, interessando almeno il 15% della popolazione italiana.