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"La Vicìnia"
Novembar dal 2006
 

Sono stati spesi 3 milioni di euro
MONTE TAMAI: E LO CHIAMANO SVILUPPO...

Anche il Circolo di “Legambiente” della Carnia prende posizione sui recenti interventi di “Promotur” che hanno sconvolto le pendici del monte Tamai, in Comune di Sutrio, e che sono costati alla collettività 3 milioni di euro. L’allargamento del comprensorio sciistico dello Zoncolan aveva suscitato anche la reazione dell’Amministrazione separata dei beni civici frazionali di Priola e Noiaris, proprietaria di alcuni fondi interessati dall’intervento. I lavori di “Promotur”, infatti, erano iniziati nel 2005 senza le preventive autorizzazioni del Commissario regionale per gli Usi civici e della Giunta regionale, necessarie nel caso di interventi di tale rilevanza su Proprietà collettive e senza il coinvolgimento della comunità.

«Ci sentiamo di sottoscrivere le considerazioni che Ermes Straulino ha espresso (sul “Messaggero Veneto”) sugli interventi in corso di realizzazione sul monte Tamai, nel comprensorio sciistico dello Zoncolan e crediamo sinceramente sia difficile, anche per chi non è un ambientalista, non condividerne le perplessità, anche alla luce dei sacrifici e dei tagli alla spesa pubblica che continuamente vengono richiesti»: così inizia la lettera inviata al quotidiano da Marco Lepre, responsabile del “Circolo Legambiente” della Carnia –. «Le foto che alleghiamo documentano le opere attuate dalla Promotur e spiegano lo sconcerto e la rabbia di fronte ad un autentico “assalto” alla montagna. Solo per questo settore, come è stato trionfalmente annunciato in questi giorni dalla Regione, sono stati impegnati 3 milioni di euro (quasi 6 miliardi delle vecchie lire). Risultato: un troncone di seggiovia alla quale si accede percorrendo un lungo tratto pianeggiante e non certo invitante; una nuova pista con caratteristiche discontinue, in gran parte stretta e a pendenza moderata, che poi diventa ampia e ripida prima di finire in un avvallamento naturale dal quale la maggior parte degli sciatori proseguirà spingendosi a forza di braccia; un sistema di opere paralavina che hanno imbrigliato l’intero versante e impediranno la pratica dello sci alpinismo. Il tutto al solo scopo di “toccare quota 2000” – cosa comunque impossibile perché, almeno per adesso, il monte Tamai raggiunge solo i 1970 metri di altezza – e far godere agli sciatori il “bel panorama”, dimenticando che, quando la neve non c’è, cioè per la maggior parte dell’anno, i turisti dovranno “godersi” lo scempio arrecato al paesaggio». Conclude Marco Lepre per il “Circolo Legambiente della Carnia”: «Ci chiediamo: è giusto e sensato costruire piste a qualsiasi costo e in qualsiasi situazione? E ancora: cosa ha a che fare questo uso disinvolto di risorse pubbliche con lo “sviluppo della montagna”? E cosa ha a che fare con un’autentica cultura della montagna e con la necessità di un turismo sostenibile?».