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"La Vicìnia"
Novembar dal 2006
 
Il presidente della Consulta Carlo Grgic e il segretario generale Stefano Barbacetto (a destra)

Primo bilancio della Consulta nazionale
UNA NUOVA VISIBILITà PER LA PROPRIETà COLLETTIVA

[Stefano Barbacetto, segretario generale]
La relazione del segretario generale della Consulta nazionale della Proprietà collettiva presentata a Trento, il 17 novembre 2006, nel corso della prima Assemblea generale della neocostituita federazione

Prendo la parola, come da programma, per riferire brevemente su quella che è stata l’attività della Consulta nei pochi mesi della sua attività – come sapete, non abbiamo ancora compiuto un anno. Non si tratta dunque di un vero e proprio consuntivo, ma soltanto di una doverosa informazione ai Soci. La Consulta Nazionale della proprietà collettiva si è costituita solennemente in Roma, presso la Sala Stampa del Senato della Repubblica, il 7 marzo 2006; in un luogo ed in un tempo particolarmente significativi.
Nel corso della legislatura che stava per concludersi, infatti, proprio in quell’aula era stato discusso – e quasi approvato – uno dei disegni di legge più pericolosi per la sorte dei beni e diritti che ci stanno a cuore. Costituirsi in quel luogo – alla prestigiosa presenza, oltre che di altri Senatori, di uno dei Vicepresidenti di Palazzo Madama, sen. Francesco Moro – intendeva dare un segnale di visibilità e di apertura al dialogo con la rappresentanza politica della Nazione. In tale occasione, in un’aula colma di persone – molti non sono potuti entrare – è stato approvato lo Statuto della Consulta e sono stati eletti i suoi organi, con attenzione alla loro rappresentatività anche dal punto di vista geografico; contemporaneamente si è provveduto ad approvare – proclamandola come Carta di intenti e di valori – una Dichiarazione comune della proprietà collettiva.
Alla medesima riunione, volendo cioè svolgere attività di sensibilizzazione e divulgazione, sono stati invitati a partecipare due studiosi della materia, il prof. Alberto Germanò ed il compianto prof. Vitucci, che in realtà hanno fornito – pur nella semplicità di linguaggio – due contributi dottrinali di grande importanza, soprattutto per quanto riguarda le prospettive future.
Il valore di questi contributi ha convinto il Direttivo alla loro pubblicazione, in un volumetto commemorativo dell’Assemblea fondativa. A nome della Consulta tutta, riteniamo doveroso, in quest’occasione, ricordare il professor Viticci, che ci ha tenuti a battesimo con un minuto di silenzio.
La notizia della costituzione della Consulta, diramata attraverso l’agenzia A.N.S.A., ha avuto una certa risonanza nei mezzi di comunicazione – fatto anch’esso importante, ai medesimi fini della visibilità. Infatti la notizia della costituzione della Consulta nazionale è uscita su quarantadue radio emittenti nazionali.
Grazie alla sensibilità dell’Università di Trento ed in particolare, per lei, del rettore prof. Davide Bassi e del prof. Pietro Nervi, Presidente del Centro Studi e Documentazione sui Demani Civici e le proprietà Collettive, la Consulta stessa ha potuto ottenere ospitalità – fisica e telematica – presso la sede del Centro Studi in Via Prati 2 a Trento, e presso il suo sito web.
Al fine del migliore funzionamento della Consulta si è successivamente decisa l’istituzione della carica di Vicesegretario, con il compito di svolgere le funzioni del Segretario titolare in caso di assenza e/o impedimento nonché di tenere i rapporti e curare le informazioni ricevute alla sede legale di Trento, collaborando con il segretario titolare, con il direttivo ed il collegio sindacale. A tale carica è stato eletto il dott. Fabrizio Paternoster.
Dal momento della costituzione, si sono potute registrare più adesioni di nuove comunità in qualità di Soci. Tali costituzioni sono avvenute sia singolarmente sia in blocco, a livello di Coordinamenti. Ricordando la struttura federativa della Consulta, e la concretissima necessità di fare capo alle amministrazioni ed ai legislatori non solo statale ma anche regionali e delle province autonome, si segnala quindi l’adesione, oltre all’Arual del Lazio ed al Coordinamento della proprietà collettiva nel Friuli Venezia Giulia, dell’Associazione provinciale delle ASUC della Provincia di Trento.
Si segnala inoltre, con altrettanto rilievo, la nascita nel mese di ottobre del Coordinamento della proprietà collettiva dell’Emilia Romagna, significativo per la forma statutaria adottata e per il coinvolgimento attivo di quella Regione. Enuncio, in tal proposito, su espressa richiesta del Presidente della Consulta, anche l’invito a tutti darsi da fare per costituire simili coordinamenti nelle Regioni che tuttora ne sono prive.
La Consulta ha anche intrapreso dei passi in direzione del dialogo col legislatore, secondo alcune esigenze emerse in particolare nel recente passato, quando – anche per la scarsa visibilità della proprietà collettiva – si è corso il rischio di una sua drastica abolizione. Singoli membri del Direttivo (tra i quali, in particolare, il Vicepresidente Vicario Marcello Marian) hanno contattato diversi uomini (e donne) politici, di diversi schieramenti. Come da sua dettagliata relazione, in particolare, il Vicepresidente Vicario Marcello Marian ha provato a contattare il ministro per i rapporti col Parlamento e le Riforme istituzionali, Vannino Chiti.
Di grande importanza, in tal senso, è stata la fondazione di un Gruppo di parlamentari amici della Proprietà collettiva, che qui – come si vede – ospitiamo, e che s’impegneranno a dare voce alle centinaia di Amministrazioni frazionali separate, Università agrarie, Comunanze, Regole; Partecipanze che gestiscono i demani civici, le comunioni familiari e gli altri fondi di diritto collettivo delle popolazioni. Li ringraziamo per la sensibilità mostrata, ed auguriamo loro un buon lavoro nell’auspicio di una proficua e fruttuosa collaborazione.
Pur non potendo svolgere attività di consulenza in senso stretto la Consulta ha anche risposto a quesiti complessi pervenutile da parte di privati cittadini, fornendo loro informazioni di natura tecnica e documentaria. Pur nella convinzione che non sempre ciò sarà possibile, la Consulta ha ritenuto per ora opportuno rispondere a tali quesiti, nell’ambito del proprio mandato statutario che le permette, e quasi le impone, di svolgere attività di sensibilizzazione e divulgazione.
In tal senso va ricordato anche che membri del Direttivo o del Collegio dei Sindaci hanno partecipato a convegni ed incontri attinenti la materia, ad esempio il 30 marzo ad Assergi (Abruzzo), al convegno-dibattito sulla prospettiva programmatica concreta e praticabile per il versante meridionale del Gran Sasso organizzata al Circolo per la valorizzazione delle terre pubbliche attraverso le popolazioni locali; il 2 settembre a Stenico, dove si è svolta la festa delle Asuc trentine, promossa dall’Associazione provinciale delle amministrazioni separate di uso civico della provincia di Trento, il 30 settembre a Pietracamela-Prati di Tivo (regione Abruzzo) alla giornata di studio su “La gestione dei beni di demanio civico: gli enti gestori” promossa dall’Associazione per la tutela delle proprietà collettive e dei diritti di uso civico” (Aproduc); il 1° ottobre a Ravascletto (Udine), ad un seminario organizzato dal dottorato di ricerca “Uomo e ambiente” dell’Università di Padova; ed infine a Bologna il 9 ottobre, per la costituzione del Coordinamento della Regione Emilia-Romagna svoltasi presso la sede dell’Assessorato regionale all’agricoltura, con la presenza di oltre quaranta rappresentanti delle proprietà collettive attive nel territorio di quella Regione.
Concludo questo breve riassunto ricordando che i “piani di attività” (la cui redazione, per statuto, spetta formalmente alla carica che ora rivesto) vanno in realtà condivisi da Assemblea e Direttivo.
Linee generali del programma futuro, tuttavia, possono essere già indicate, semplicemente leggendole nell’attività sin qui svolta, in un abbozzo di programma futuro, che poi sarà specificato da Assemblea e Direttivo.
Una prima questione, di natura specifica, riguarda il pagamento dell’imposta (Ici). I beni di uso civico e di proprietà collettiva amministrati dai comuni, quando manca l’ente esponenziale delle collettività degli abitanti, non vengono assoggettati al pagamento dell’Ici, giacché il Comune non paga a se stesso l’imposta. È chiara, in tal senso, la sperequazione a nostro avviso riscontrabile.
La Consulta nazionale della proprietà collettiva si prefigge inoltre – per ora – sostanzialmente tre obiettivi generali:
1. porsi come attento controllore su eventuali proposte di privatizzazione come quella che per un soffio non è stata approvata nella precedente legislatura;
2. che la Consulta nazionale della proprietà collettiva o i suoi coordinamenti regionali possano essere sentiti nel caso il Parlamento o una singola regione dovessero dibattere proposte legislative in materia (possiamo in tal proposito citare il titolo della relazione del prof. Alberto Germanò: “Usi civici, terre civiche, terre collettive: punti fermi per le future leggi regionali in materia”).
3. che anche nella prassi di governo, le comunità che rappresentiamo siano coinvolte nelle decisioni urbanistiche, ambientali, infrastrutturali che riguardano i loro territori.