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"La Vicìnia"
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Anche in Emilia-Romagna nasce il sindacato della Proprietà collettiva
UN NUOVO “COORDINAMENTO REGIONALE”
La riunione costitutiva il 9 ottobre presso l’assessorato regionale dell’agricoltura, a Bologna

[Michele Filippini]
Il programma della giornata prevede alle 10 l’apertura con l’intervento del presidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva Carlo Grgic; alle 10.30 l’intervento dell’assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni; alle 11 l’apertura dell’assemblea costituente. Pubblichiamo la convocazione alla storica riunione preparata per la Consulta Nazionale della proprietà collettiva dal vicepresidente Michele Filippini, rappresentante dell’Emilia-Romagna.

Come molti di Voi ormai sapranno, lo scorso 7 marzo, presso la sala stampa del Senato della Repubblica, si è costituita la Consulta nazionale della proprietà collettiva. Questa associazione, articolata in Coordinamenti regionali, mira a dar voce alle centinaia di Amministrazioni frazionali separate, Università agrarie, Comunanze, Regole, Partecipanze che gestiscono i demani civici, le comunioni familiari e gli altri fondi di diritto collettivo delle popolazioni. Non molti uomini (e donne) politiche hanno sinora prestato ascolto a queste realtà che, provenienti da un lontano passato, hanno ancora qualche cosa da dire alla società tutta. Oltre tre milioni di ettari, pari a più del 10% della superficie d’Italia, appartengono a titolo di proprietà collettiva a comunità organizzate in forme giuridiche di diritto pubblico o di diritto privato (leggi 1766/1927 e 278/1957; legge 97/1994).
La Consulta rappresenta un’antica forma di proprietà, presente in tutte le Regioni del Paese. Una proprietà caratterizzata fin dall’origine da una marcata funzione sociale, nella sua armonizzazione tra diritti del singolo e del gruppo, fra l’indispensabile utilizzo e l’ugualmente necessaria conservazione dell’ambiente: una forma di proprietà perciò collocata, dagli antichi giuristi, nella sfera intangibile delle libertà naturali. Una proprietà soggetta, come la proprietà individuale, alle garanzie di cui all’articolo 42 della Costituzione.
Sui beni in proprietà collettiva, che la sapienza delle popolazioni ha conservato per secoli nella loro originaria consistenza ecologica, si addensa gran parte della biodiversità d’Italia.
Ove tuttora gestiti dalle nostre comunità, questi territori costituiscono un esempio democratico di gestione partecipata, di pluralismo giuridico e di conservazione del patrimonio culturale tradizionale delle regioni d’Italia. La nostra cultura gestionale, la nostra conoscenza ed il nostro amore per il territorio possono contribuire ancora oggi, come in passato, al futuro dell’Italia tutta.
La Consulta nazionale della proprietà collettiva si prefigge sostanzialmente 3 cose: 1. porsi come attento controllore su eventuali proposte di privatizzazione come quella che per un soffio non è stata approvata nella precedente legislatura; 2. che la Consulta nazionale della proprietà collettiva o i suoi coordinamenti regionali possano essere sentiti nel caso il Parlamento o una singola regione dovessero dibattere proposte legislative in materia; 3. che nella legislazione come nella prassi di governo, le comunità che rappresentiamo siano coinvolte nelle decisioni urbanistiche, ambientali, infrastrutturali che riguardano i loro territori.